Incassava il Reddito di Cittadinanza mentre era ai domiciliari: una donna di 40 anni, originaria di Pompei ma residente a Scafati, è stata condannata per indebita percezione.
La donna era già stata condannata in primo grado e successivamente dalla Corte d'appello di Salerno. In seguito, il caso era arrivato alla Suprema Corte, dove la difesa aveva cercato di ottenere una rivalutazione delle prove. Tuttavia, i giudici hanno confermato le decisioni assunte dai precedenti gradi di giudizio. È stato stabilito che l'imputata aveva omesso di comunicare un'informazione essenziale all'ente erogatore del sussidio: il fatto che fosse sottoposta agli arresti domiciliari dal 15 settembre 2020.
La 40enne era stata coinvolta, insieme ad altre circa trenta persone, in un'indagine coordinata dal Gip di Salerno, che aveva portato a numerose ordinanze di custodia cautelare per reati legati al traffico di stupefacenti. Le attività illecite si estendevano da Scafati fino ad altre aree dell'Agro nocerino-sarnese e della provincia napoletana. Nonostante ciò, qualche mese dopo il suo arresto, la donna compilò l'autocertificazione necessaria per ottenere il reddito di cittadinanza, scegliendo però di tacere sulla sua condizione giudiziaria. Secondo la normativa vigente, questa avrebbe comportato la sospensione immediata del beneficio o il rigetto della domanda.
Scafati, incassava il Reddito di cittadinanza dai domiciliari: condannata 40enne di Pompei
Percepiva il reddito di cittadinanza per un totale di diverse migliaia di euro, in un periodo compreso tra ottobre 2020 e luglio 2021. Tuttavia, nella propria dichiarazione, aveva omesso di riferire una circostanza rilevante: si trovava agli arresti domiciliari. Una donna di 40 anni, originaria di Pompei ma residente a Scafati, è stata quindi condannata in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 1 anno e 4 mesi di reclusione. L'accusa pendente nei suoi confronti era quella di indebita percezione del Reddito di cittadinanza.La donna era già stata condannata in primo grado e successivamente dalla Corte d'appello di Salerno. In seguito, il caso era arrivato alla Suprema Corte, dove la difesa aveva cercato di ottenere una rivalutazione delle prove. Tuttavia, i giudici hanno confermato le decisioni assunte dai precedenti gradi di giudizio. È stato stabilito che l'imputata aveva omesso di comunicare un'informazione essenziale all'ente erogatore del sussidio: il fatto che fosse sottoposta agli arresti domiciliari dal 15 settembre 2020.
La 40enne era stata coinvolta, insieme ad altre circa trenta persone, in un'indagine coordinata dal Gip di Salerno, che aveva portato a numerose ordinanze di custodia cautelare per reati legati al traffico di stupefacenti. Le attività illecite si estendevano da Scafati fino ad altre aree dell'Agro nocerino-sarnese e della provincia napoletana. Nonostante ciò, qualche mese dopo il suo arresto, la donna compilò l'autocertificazione necessaria per ottenere il reddito di cittadinanza, scegliendo però di tacere sulla sua condizione giudiziaria. Secondo la normativa vigente, questa avrebbe comportato la sospensione immediata del beneficio o il rigetto della domanda.

