La Corte d’Assise d’Appello di Salerno, ha chiesto una condanna a 21 anni di reclusione per l'uomo di 62 anni accusato dell'omicidio volontario della sorella di 58 anni morta dopo cinque mesi di coma in seguito ad una brutale aggressione avvenuta all'interno della sua abitazione a Scafati.
Scafati, uccise la sorella a martellate: chiesti 21 anni in Appello
Nel procedimento d’Appello è stata depositata la perizia del consulente nominato dalla Corte per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato e ricostruire la dinamica dei fatti.
In primo grado, nell’ottobre 2024, il 62enne era stato condannato a 11 anni di carcere, una pena inferiore ai 24 anni richiesti allora dalla pubblica accusa. I giudici avevano motivato la decisione anche con l’assenza di alcune aggravanti ritenute non provate.
Ora la Corte d’Assise d’Appello è chiamata a esaminare la nuova consulenza tecnica e la richiesta di inasprimento della pena avanzata dal procuratore generale.
La ricostruzione
Secondo la ricostruzione accusatoria, alla base del delitto vi sarebbero stati contrasti legati alla gestione del patrimonio familiare e a questioni ereditarie. I rapporti tra i due fratelli, da tempo segnati da tensioni, sarebbero degenerati in una discussione culminata nell’aggressione.
Il 62enne colpì ripetutamente la sorella alla testa con un martello, lasciandola a terra gravemente ferita. Il fatto risale al 14 marzo 2022. Quel giorno i due si incontrarono nell’appartamento di proprietà della famiglia a Scafati.
Dopo l’aggressione, scattò l’allarme e la donna fu trasportata d’urgenza in ospedale, dove venne sottoposta a un delicato intervento neurochirurgico. Le sue condizioni rimasero critiche e, dopo cinque mesi di coma, la 58enne morì.
Dal primo grado alla decisione attesa
Il processo di primo grado si era concluso dopo circa due anni con la condanna a 11 anni. La pena, più bassa rispetto alla richiesta della Procura, era stata motivata dalla mancanza di alcune aggravanti e dalla riqualificazione parziale di aspetti contestati dalla difesa. Adesso la parola torna alla Corte d’Assise d’Appello di Salerno.

