La Corte di Cassazione ha confermato il carcere per il 39enne accusato dell'omicidio del connazionale Gurinder Singh avvenuto a Palomonte nel dicembre del 2021. Lo riporta SalernoToday.
Omicidio di Palomonte, la Cassazione conferma il carcere per il 39enne indagato
La mancata traduzione degli atti giudiziari non può diventare un argomento difensivo da spendere solo a procedimento avanzato. È questo il principio ribadito dalla Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il 39enne di origine indiana accusato dell’omicidio del connazionale Gurinder Singh, avvenuto a Palomonte nel dicembre del 2021.
La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa, che chiedeva l’annullamento dell’ordinanza di custodia sostenendo che il provvedimento non fosse stato tradotto nella lingua madre dell’indagato. Secondo i giudici, la doglianza è stata sollevata in modo tardivo, dopo che l’imputato si era già difeso nel merito in precedenti fasi del procedimento senza mai eccepire difficoltà di comprensione linguistica.
Il delitto
L’omicidio risale alla notte tra il 27 e il 28 dicembre 2021. Secondo la ricostruzione investigativa, all’interno di un container utilizzato come alloggio, si sarebbe consumata una violenta aggressione culminata nella morte di Gurinder Singh, colpito con calci, pugni e oggetti da taglio. Per il delitto aggravato, il 39enne è stato arrestato e tradotto in carcere.
A distanza di tempo, la difesa ha tentato di ottenere la scarcerazione facendo leva su un presunto vizio formale: la mancata traduzione dell’ordinanza cautelare. Una tesi già respinta dal Tribunale del Riesame di Salerno nel giugno scorso, ma riproposta davanti alla Cassazione con l’obiettivo di far dichiarare la nullità insanabile dell’atto.
La decisione della Suprema Corte
La Cassazione ha però smontato l’impianto difensivo, richiamando una recente pronuncia delle Sezioni Unite (sentenza “Niecko”), secondo cui alcune eccezioni devono essere sollevate tempestivamente. Nel caso specifico, i giudici hanno evidenziato che già nel 2023 l’indagato aveva presentato un ricorso contro l’arresto contestando gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari, senza mai accennare a problemi legati alla lingua.
Per la Suprema Corte, tale omissione pesa in modo decisivo. Nella motivazione si sottolinea che non è sufficiente lamentare un’irregolarità formale, ma è necessario dimostrare un concreto pregiudizio al diritto di difesa. Elemento che, nel caso in esame, non è stato provato. Da qui la conferma della misura cautelare e la permanenza in carcere del 39enne.

