Omicidio Marzia Capezzuti, Vito Vacchiano davanti ai giudici: «Era trattata come una figlia»

Nuova udienza davanti alla Corte d’Assise di Salerno nel processo per l’omicidio di Marzia Capezzuti, la 29enne milanese uccisa a Pontecagnano Faiano dopo un lungo periodo di violenze e maltrattamenti emerso nel corso dell’inchiesta.
A testimoniare è stato Vito Vacchiano, collegato in videoconferenza dal carcere. L’udienza è iniziata con diverse ore di ritardo dopo che l’uomo, inizialmente detenuto a Pisa, si sarebbe rifiutato di uscire dalla cella per partecipare al collegamento. La Corte ne ha quindi disposto l’accompagnamento coattivo e Vacchiano è stato trasferito a Livorno, da dove ha poi preso parte all’udienza. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.
Omicidio Marzia Capezzuti, Vito Vacchiano sentito in videoconferenza: «Era trattata come una figlia»
Nel corso della testimonianza, Vacchiano ha fornito una ricostruzione molto diversa rispetto a quella emersa finora nel processo. Secondo quanto dichiarato davanti ai giudici, Marzia nella casa di via Verdi non sarebbe stata maltrattata. «È sempre stata trattata bene, come una figlia. Faceva parte della famiglia, mangiava a tavola con noi», ha sostenuto.
Una versione che contrasta con altre testimonianze acquisite nel corso del dibattimento e anche con quanto riferito in precedenza dalla sua stessa compagna. Interrogato sulle divergenze tra i vari racconti, Vacchiano avrebbe risposto più volte di non ricordare o di non sapere spiegare le ragioni delle differenti versioni.
Le risposte ai giudici e il richiamo della Corte
Durante l’esame, il testimone avrebbe mostrato insofferenza rispetto alle domande, affermando a un certo punto di essersi «scocciato» e che per lui si poteva anche «chiudere il libro». La Corte gli ha ricordato gli obblighi connessi alla sua posizione di testimone e le possibili conseguenze penali in caso di reticenza o falsa testimonianza. Vacchiano avrebbe replicato di non essere interessato all’eventualità di una nuova denuncia.
Vito Vacchiano era stato coinvolto anche nella fase iniziale delle indagini sulla morte di Marzia Capezzuti. Durante l’inchiesta era arrivato ad autoaccusarsi dell’omicidio, sostenendo di aver ucciso la giovane con una pistola. Una versione che non aveva però trovato riscontri investigativi. La sua posizione venne successivamente archiviata dal Gip Gerardina Romaniello, su richiesta del sostituto procuratore Licia Vivaldi.
La Procura aveva escluso anche una sua responsabilità diretta per le violenze subite dalla giovane. Pur ritenendo che fosse a conoscenza di quanto avveniva nell’abitazione di via Verdi. Il processo proseguirà ora con gli ulteriori passaggi istruttori davanti alla Corte d’Assise di Salerno.

