Entrerà nella fase centrale a metà giugno il processo per l’omicidio di Tina Sgarbini, la donna uccisa il 23 agosto scorso nella sua abitazione di Montecorvino Rovella. Davanti alla Corte d’Assise di Salerno è imputato l’ex compagno Christian Persico.
Montecorvino Rovella, omicidio di Tina Sgarbini: Christian Persico a processo
Nel procedimento si sono costituiti parte civile il padre, il fratello e la sorella della vittima, assistiti dall’avvocato Grattacaso. Accanto ai familiari di Tina Sgarbini sono state ammesse anche tre associazioni impegnate nella tutela delle donne vittime di violenza, che seguiranno il processo come parti civili.
Secondo quanto emerso, la donna sarebbe stata uccisa al termine di una violenta lite con l’ex compagno all’interno della sua abitazione di Montecorvino Rovella. La vicenda è ora al centro del processo davanti ai giudici della Corte d’Assise di Salerno.
Conclusa la fase preliminare, nelle prossime udienze verranno ascoltati i primi testimoni indicati dalla pubblica accusa. A comparire in aula saranno innanzitutto i carabinieri di Montecorvino e Battipaglia.
I militari saranno chiamati a riferire sui rilievi effettuati nell’abitazione della vittima e sulle indagini che hanno portato all’arresto di Christian Persico. Il processo proseguirà quindi con l’esame dei testimoni e con la ricostruzione degli elementi raccolti nel corso dell’inchiesta.
L’omicidio dopo una violenta lite
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il delitto sarebbe avvenuto il 23 agosto dello scorso anno nell'abitazione di Montecorvino Rovella dove la coppia conviveva. L'uomo è accusato di aver aggredito la compagna durante una violenta lite.Gli accertamenti tecnici avrebbero evidenziato che la vittima sarebbe stata colpita con un forte colpo sulla cartilagine della tiroide provocandone la frattura e il conseguente collasso cardiorespiratorio. Mentre la donna era ancora agonizzante, le sarebbe stata avvolta la testa in un sacchetto di cellophane, chiuso con nastro adesivo.
La fuga e l'arresto
Secondo quanto emerso dalle indagini, subito dopo l'omicidio Persico si sarebbe allontanato dall'abitazione. In seguito si sarebbe recato a casa dei genitori lasciando una lettera di scuse nella quale accennava anche alla possibilità di togliersi la vita.
Dopo aver letto la lettera, furono proprio i familiari dell'uomo a lanciare l'allarme. I carabinieri avviarono quindi le ricerche che portarono all'arresto del 37enne dopo alcune ore. Dopo un primo momento di silenzio, l'uomo avrebbe confessato il delitto.

