Identificati nuovi target molecolari in grado di interferire con il meccanismo d`ingresso del coronavirus nelle cellule bersaglio. Lo studio è co-firmato da ricercatori dell'università Federico II di Napoli e dall'ateneo di Perugia. "Da quando l'epidemia di covid si è diffusa all'inizio del 2020 - dichiarano gli autori della ricerca - è stato fatto uno sforzo senza precedenti per identificare nuovi trattamenti in grado di arrestarne la progressione".
Lo studio
La ricerca è stata pubblicata su bioRxiv, un archivio online gratuito di articoli in versione preprint. Il lavoro è frutto della collaborazione tra due gruppi di ricerca, l’uno coordinato dal professore Stefano Fiorucci (Gastroenterologia del Dipartimento di Scienze chirurgiche e biomediche dell’Università degli Studi di Perugia), l’altro dal dottor Bruno Catalanotti e della professoressa Angela Zampella (entrambi appartenenti al Dipartimento di Farmacia dell’ Università di Napoli Federico II).
La ricerca è partita dall’identificazione di “tasche” funzionali nella struttura del receptor binding domain (Rbd) della proteina “Spike” del virus. I test in vitro effettuati su tale struttura hanno portato a una sorprendente scoperta: esistono sostanze endogene in grado interferire nel legame del Rbd di spike con il recettore Ace2 (Angiotensin Converting Enzyme 2).
Le molecole endogene in questione sono di natura steroidea. Alcune di esse sono degli acidi biliari, ovvero sostanze prodotte nel fegato e nell’ intestino dal metabolismo del colesterolo. Gli acidi biliari primari legano, anche se con bassa efficienza, l’Rbd di Spike, mentre alcuni acidi biliari attualmente usati in terapia e alcuni loro metaboliti inibiscono il legame tra Rbd di Spike ed Ace2 di circa il 50%.