Cronaca

Mizan evirato, scuse e promesse di denaro in aula. I legali: «La sua vita non si ripara con un foglio»

Pisani, Laudisio e Ronchi: «Lo Stato protegga e assista la vittima. Preoccupazione per il rischio di fuga e di nuove violenze».

Occhio di Salerno
Mizan evirato, scuse e promesse di denaro in aula. I legali: «La sua vita non si ripara con un foglio»
Foto di repertorio
Richieste istruttorie dichiarate inammissibili, poi una richiesta di scuse e la promessa di lavorare per risarcire la vittima. È quanto riferiscono i legali delle parti civili sull’udienza odierna davanti al Tribunale collegiale di Nocera Inferiore, nel processo a carico della donna accusata dell’evirazione di Mizanur Rahman.

Secondo il resoconto degli avvocati, la difesa dell’imputata ha cercato di collegare l’aggressione a un precedente litigio, asserito dalla donna. Le richieste istruttorie formulate sul punto, contestate dalle parti civili, sono state dichiarate inammissibili dal Tribunale. Successivamente, l’imputata ha chiesto, tramite i propri difensori, di leggere una dichiarazione di scuse, manifestando l’intenzione di lavorare e corrispondere denaro alla vittima e alla sua famiglia.


Dura la posizione dell’avvocato Angelo Pisani, difensore di Mizanur, e degli avvocati Francesco Paolo Laudisio e Rita Ronchi, che assistono le altre parti civili. «Riteniamo offensivo e contraddittorio cercare prima una giustificazione nella presunta esistenza di un litigio e poi prospettare un risarcimento come risposta a una mutilazione che ha sconvolto un’intera esistenza. Nessuna discussione può giustificare una simile violenza. Nessuna promessa di denaro può restituire a Mizanur ciò che ha perso».

I legali contestano anche il significato delle dichiarazioni rese: «Non vi abbiamo colto un’autentica consapevolezza della sofferenza inflitta, ma un’attenzione prevalente alle difficoltà personali della detenzione e dell’isolamento linguistico. È la nostra valutazione di quanto ascoltato in aula». Al centro dell’appello dei difensori ci sono la salute, la dignità e il futuro della vittima. «Mizanur non può essere lasciato solo. Chiediamo allo Stato assistenza sanitaria e psicologica, sostegno concreto alla sua famiglia e un percorso che gli permetta di recuperare autonomia e partecipazione alla vita sociale. Il processo deve accertare le responsabilità, ma la tutela della persona non può attendere»”. 
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