Manifesti oscurati nel giorno del silenzio elettorale a Salerno: la decisione del commissario divide la città. Lo riporta SalernoNotizie.
L’obiettivo del provvedimento è chiaro: ridurre il “rumore” della campagna elettorale e offrire agli elettori un momento di riflessione prima di recarsi alle urne. Tuttavia, si tratta di una scelta inusuale, che ha destato sorpresa tra molti cittadini di Salerno, poco avvezzi a vedere i tabelloni elettorali svuotati proprio alla vigilia del voto.
La decisione non poteva che alimentare il dibattito, soprattutto in un’epoca dominata dalla comunicazione digitale. Infatti, se da una parte i manifesti sono stati fisicamente coperti, dall’altra la campagna ha continuato a imperversare senza sosta sui dispositivi digitali. Tra WhatsApp, reel, email, note vocali e facsimili inviati dai candidati fino all’ultimo secondo utile, il messaggio politico non ha smesso di circolare.
Di conseguenza, per molti analisti si tratterebbe di un “silenzio” puramente visivo, forse più pertinente a un tempo pre-social, meno connesso e digitalizzato. In città c’è chi ironizza: per un vero silenzio elettorale, sarebbe stato necessario “staccare la rete”. Una mossa che sicuramente avrebbe fatto percepire agli elettori… il vero panico firmato Panico.
Manifesti oscurati nel giorno del silenzio elettorale a Salerno: la decisione del commissario divide la città
Nessuna protesta organizzata né atti vandalici tra schieramenti politici contrapposti. La copertura dei manifesti delle elezioni comparsa nelle ultime ore a Salerno è frutto di una decisione istituzionale, presa dal commissario straordinario Vincenzo Panico. Quest’ultimo ha ordinato l’oscuramento dei volti dei candidati nel giorno dedicato al silenzio elettorale.L’obiettivo del provvedimento è chiaro: ridurre il “rumore” della campagna elettorale e offrire agli elettori un momento di riflessione prima di recarsi alle urne. Tuttavia, si tratta di una scelta inusuale, che ha destato sorpresa tra molti cittadini di Salerno, poco avvezzi a vedere i tabelloni elettorali svuotati proprio alla vigilia del voto.
La decisione non poteva che alimentare il dibattito, soprattutto in un’epoca dominata dalla comunicazione digitale. Infatti, se da una parte i manifesti sono stati fisicamente coperti, dall’altra la campagna ha continuato a imperversare senza sosta sui dispositivi digitali. Tra WhatsApp, reel, email, note vocali e facsimili inviati dai candidati fino all’ultimo secondo utile, il messaggio politico non ha smesso di circolare.
Di conseguenza, per molti analisti si tratterebbe di un “silenzio” puramente visivo, forse più pertinente a un tempo pre-social, meno connesso e digitalizzato. In città c’è chi ironizza: per un vero silenzio elettorale, sarebbe stato necessario “staccare la rete”. Una mossa che sicuramente avrebbe fatto percepire agli elettori… il vero panico firmato Panico.

