Che la diffusione sul digitale, soprattutto in Italia sia sempre più capillare e presente da parte delle aziende, è una realtà di fatto. Infatti, non solo i fondi europei hanno finanziato una maggiore distribuzione della banda larga sul territorio, ma anche le aziende hanno capito l'importanza di esserci online.
Regioni come la Sicilia e come l'Abruzzo hanno puntato sullo sviluppo del digitale, perché credono in questa nuova opportunità. Un'azienda che si affaccia al digitale ha una potenzialità di clienti e di business molto più vasta della sola realtà locale. Quando però si parla di presenza online i fattori da tenere in considerazione sono numerosi.
La visibilità: il SEO è morto?
Una delle prerogative base affinché la presenza online serva a qualche cosa è la cura dell’immagine proposta e un’attenzione specifica al SEO. Questo specifico aspetto è da gestire con professionisti del settore: la scelta delle agenzie che si occupano di
posizionamento SEO internazionale, come Awisee, è importante per fare un buon lavoro, gestendo al meglio i capitali investiti.
Proprio per aumentare il business e la visibilità agli occhi di potenziali clienti è importante avere una buona posizione nelle ricerche. Eppure, molti oggi acclamano a gran voce il fatto che il
SEO sia morto. Chi ascoltare quindi?
Google cambia il suo algoritmo molto più velocemente di prima e scalare le classifiche di visibilità sembra essere oggi complicato: per questo motivo la gestione del SEO, anche se si parla di una piccola azienda, non può essere gestita dal cugino, dal fratello o da un fantomatico esperto, ma deve essere gestita da agenzie che lo sappiano fare.
Agenzie e strumenti in rete dedicati al SEO
Per dedicarsi a questo aspetto si possono scegliere delle realtà internazionali o delle realtà locali. Ci sono strumenti online specializzati in questo settore come
SEMrush o
SEOzoom, più specializzato nel mercato italiano che possono essere utili nella gestione quotidiana. Il SEO va analizzato e gestito ogni giorno per avere dei risultati concreti.
Se un'azienda decide di essere online è giusto che lo faccia in modo adeguato. La semplice presenza senza curarne vari aspetti tecnici è inutile. Le conversioni, come la notorietà, si ottengono solo con un lavoro attento e puntale sugli strumenti online. Da qui il suggerimento di usarne pochi, ma gestirli bene ed eventualmente ampliarli solo quando i primi siano già “rodati”.
Parola d’ordine qualità
Quello che oggi Google richiede è la qualità. Se un tempo essere nella prime posizioni di ricerca era facile grazie a determinati trucchetti di programmazione, che agivano sul SEO, oggi bisogna avere dei contenuti e delle immagini di qualità, che diano un valore aggiunto all’informazione online.
Dal 2012 c’è stato un incremento della pubblicità a pagamento perché risulta sempre più complicato essere presenti a livello organico su Google. Sta di fatto che se si svolge un continuo lavoro, che analizzi le tendenze e che porti in rete argomenti interessanti, di fianco alla continua cura del proprio sito e dei propri contenuti, saremo certi di avere ancora dei risultati a livello organico
SEO o non SEO?
Il SEO non è morto si è solo complicato e sta tentando di evitare degli escamotage di facile applicazione per scalare le classifiche in una maniera incorretta. Quindi la qualità va a porsi come elemento fondamentale.
Evitare facili tecniche per puntare alla qualità è un concetto apprezzabile che affiancato a servizi e prodotti di qualità non fa che amplificare il risultato online. Una immagine aziendale del tutto corretta e integrata in un mondo dove l'informazione, la consapevolezza e la condivisione devono essere i tre pilastri fondamentali di Internet danno conversioni anche al giorno d’oggi. Il SEO deve essere solo un canale per poter raggiungere più utenti e farsi conoscere.