Inchiesta sulla morte del funzionario della Regione Campania Amato Acocella deceduto qualche giorno fa all'ospedale Cotugno di Napoli. La salma è stata sequestrata per l'autopsia fissata per dopodomani. Si cercherà di far luce sul travaglio ospedaliero che Acocella ha vissuto tra il Ruggi e il Fucito.
Travaglio ospedaliero, inchiesta sulla morte di Acocella
Nella giornata di ieri,27 luglio, sono stati registrati nuovi provvedimenti dopo il tragico epilogo di un calvario per il 63enne cominciato mesi addietro, con i primi ricoveri al
Fucito di Mercato San Severino per un
intervento chirurgico. Poi una serie di complicazioni, altri problemi che avevano imposto il trasferimento al
Ruggi di
Salerno. Nel corso delle settimane trascorse nei reparti degli ospedali salernitani è subentrata anche la positività al
Covid. Ma il 63enne non è morto di coronavirus.
Acocella era guarito già da alcune settimane. Le cause della morte sono altre. E che qualcosa non abbia funzionato durante il calvario ospedaliero ne è convinta la famiglia del funzionario della Regione. Tanto che già a fine maggio, era stata presentata
denuncia attraverso il loro legale di fiducia, Costantino Sabatino. Di qui, l'acquisizione dei documenti e delle cartelle cliniche nei nosocomi di Mercato San Severino e Salerno. Ieri mattina anche al Cotugno di Napoli.
L'odissea
Il 63enne aveva sconfitto il
coronavirus da quasi due mesi, ma era ancora ricoverato nel reparto Covid del Ruggi. In seguito alla chiusura di quella unità, il funzionario era stato trasferito al
Cotugno, anche se era ormai negativo al Coronavirus. Nel presidio napoletano, dove era giunto in condizioni
critiche, era stato subito intubato e assistito nella terapia intensiva. Fino al tragico epilogo.