Una duplice offensiva per proteggere l'oro bianco del territorio e blindare l'autenticità dei prodotti nazionali, muovendosi contemporaneamente tra aule di tribunale europeo e banchi di scuola.
La comunità di Capaccio Paestum si schiera in prima linea nella difesa del patrimonio agroalimentare e manifatturiero, lanciando una dura battaglia normativa contro i paradossi burocratici dell'Unione Europea e, nello stesso tempo, scommettendo sulla preparazione dei professionisti del futuro.
Un corto circuito che finisce per penalizzare i veri produttori e le eccellenze protette, a partire dalla Mozzarella di Bufala Campana DOP, pilastro dell'economia della piana del Sele insieme al comparto ortofrutticolo. Sposando la protesta di Coldiretti e Anci, il Comune chiede che l'etichetta d'origine sia legata esclusivamente alla provenienza della materia prima per arginare un mercato del falso che sottrarrebbe circa 120 miliardi di euro all'anno all'Italia.
Parallelamente alla mossa burocratica, la città ha ospitato un importante confronto sul futuro occupazionale e sullo sviluppo delle competenze dei giovani presso la sede dell'istituto alberghiero Piranesi. L'incontro, nato dalla sinergia con la Casa del Made in Italy di Napoli e CulturItalia, ha acceso i riflettori su comparti strategici come la moda, l'enogastronomia e l'accoglienza turistica.
Al centro del dibattito, la necessità di unire creatività, innovazione e sostenibilità per preparare figure professionali capaci di contrastare la concorrenza internazionale, dimostrando come la tutela delle proprie radici passi inevitabilmente attraverso l'alta formazione dei ragazzi.
La comunità di Capaccio Paestum si schiera in prima linea nella difesa del patrimonio agroalimentare e manifatturiero, lanciando una dura battaglia normativa contro i paradossi burocratici dell'Unione Europea e, nello stesso tempo, scommettendo sulla preparazione dei professionisti del futuro.
La doppia sfida di Capaccio Paestum per blindare le produzioni locali
Sul tavolo della politica istituzionale, l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Paolino ha votato una delibera unanime per chiedere a Bruxelles la revisione immediata del Codice Doganale Comunitario. Sotto accusa c'è l'articolo 60, una scappatoia legale che permette a materie prime straniere – come il latte munto in Polonia, Germania o Romania – di ottenere il passaporto italiano e la dicitura "made in Italy" semplicemente perché l'ultima fase di lavorazione avviene negli stabilimenti nazionali.Un corto circuito che finisce per penalizzare i veri produttori e le eccellenze protette, a partire dalla Mozzarella di Bufala Campana DOP, pilastro dell'economia della piana del Sele insieme al comparto ortofrutticolo. Sposando la protesta di Coldiretti e Anci, il Comune chiede che l'etichetta d'origine sia legata esclusivamente alla provenienza della materia prima per arginare un mercato del falso che sottrarrebbe circa 120 miliardi di euro all'anno all'Italia.
Parallelamente alla mossa burocratica, la città ha ospitato un importante confronto sul futuro occupazionale e sullo sviluppo delle competenze dei giovani presso la sede dell'istituto alberghiero Piranesi. L'incontro, nato dalla sinergia con la Casa del Made in Italy di Napoli e CulturItalia, ha acceso i riflettori su comparti strategici come la moda, l'enogastronomia e l'accoglienza turistica.
Al centro del dibattito, la necessità di unire creatività, innovazione e sostenibilità per preparare figure professionali capaci di contrastare la concorrenza internazionale, dimostrando come la tutela delle proprie radici passi inevitabilmente attraverso l'alta formazione dei ragazzi.

