I
giudici della
Corte d’Assise di
Appello hanno ratificato ieri l’accordo raggiunto nelle scorse settimane dalla difesa del ragazzo - rappresentato dagli avvocati Franco Coppi e Gianluca Tognozzi - e dalla procura generale. Per i magistrati, la misura disposta è adeguata "
all’esigenza cautelare sociale", anche alla luce dell’incensuratezza del giovane, del corretto comportamento processuale e del fatto che la patente di guida gli sia stata revocata. Restano invece confermati i
risarcimenti disposti in sede di primo grado per i familiari delle vittime:
180mila euro per ognuno dei quattro genitori.
Gaia e Camilla, le reazioni della famiglia
Nel procedimento di
secondo grado le famiglie delle due giovani non si sono costituite
parte civile. "
Abbiamo sempre voluto la verità e quella è rimasta. La colpa è solo del ragazzo, l’entità della pena non ci interessa, riguarda la coscienza dei giudici", ha commentato la
madre di
Camilla, riferendosi alla possibilità, emersa in fase di indagine, che le sedicenni avessero
attraversato la strada in modo incauto. Quella notte
Gaia e
Camilla stavano tornando a casa da una serata insieme agli amici per festeggiare l’inizio delle
vacanze di Natale. Mentre
attraversavano la strada erano state
travolte dal Suv guidato, troppo velocemente, da
Genovese. Differentemente da quanto ipotizzato all’inizio dagli inquirenti, dal processo è emerso che le sedicenni avevano attraversato in modo prudente, passando sulle
strisce pedonali dopo che il
semaforo era diventato
verde.
La vicenda
Anche
Genovese era passato con il verde, ma era distratto - stava usando il cellulare e, prima di mettersi al volante, aveva bevuto - e ha
centrato in pieno le ragazze, uccidendole sul colpo. Il gup nelle motivazioni della sentenza definiva "
assai elevato il grado di colpa dell’imputato", che si sarebbe messo alla guida in
condizioni non consone. Il magistrato ha scritto anche che
Gaia e
Camilla erano state investite mentre erano "
sulle strisce pedonali, nel tratto della terza corsia di sinistra di Corso Francia, e dopo che queste avevano iniziato l’attraversamento con il verde pedonale, ma si erano fermate per aver notato alla loro sinistra provenire dal precedente semaforo ad alta velocità tre auto impegnate, di fatto in una gara di sorpassi, che non accennavano a rallentare". L’ultimo sorpasso era finito in tragedia.
La lettera di Pietro Genovese alla madre di Gaia
Dopo la sentenza di primo grado, la
mamma di
Gaia, Gabriella Saracino, aveva dichiarato: "
Se Pietro Genovese venisse da me gli farei una carezza: il perdono non si nega a nessuno, neanche a lui". Parole inaspettate che avevano commosso il
giovane imputato, che aveva deciso di rispondere con una
lettera, che si è aggiunta a quella scritta subito dopo l’incidente da suo
padre, il regista Paolo Genovese, alle famiglie delle sedicenni. "
In questo momento di dolore profondo il perdono della mamma di Gaia, per me, è importantissimo - aveva scritto il ventenne -
Un gesto generoso che allevia la mia disperazione. È una mamma e sa che spesso i figli sono un casino. Ma io questa volta ho fatto qualcosa che non avrà rimedi, neppure con il tempo".