Si complica il percorso estradizionale di Concordio Malandrino, imprenditore 57enne originario del Cilento, attualmente negli Emirati Arabi Uniti e destinatario di due ordinanze di carcerazione emesse dalle Procure di Vallo della Lucania e Catania nell’ambito di procedimenti per presunti reati di natura tributaria come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Malandrino era stato arrestato il 28 marzo 2024 in esecuzione di una Red Notice Interpol, attivata dalla Procura Generale di Salerno su richiesta del gip del Tribunale di Vallo della Lucania, che ne aveva dichiarato la latitanza. Negli Emirati Arabi Uniti, l’imprenditore ha evitato la detenzione in carcere grazie al pagamento di una cauzione e resta tuttora sottoposto a limitazioni personali, tra cui il divieto di espatrio.
Secondo la ricostruzione difensiva accolta dal giudice catanese, il periodo già trascorso sotto tali restrizioni avrebbe superato i termini massimi delle misure cautelari richieste in Italia per le ipotesi di reato contestate. Diversa, invece, la posizione assunta dal gip di Vallo della Lucania, che ha respinto un’analoga richiesta di revoca. Contro tale decisione è stato presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno.
La divergenza tra le due autorità giudiziarie rischia ora di incidere sull’applicazione del trattato di estradizione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti. Le differenti valutazioni in ordine alla natura e alla durata delle misure restrittive già subite all’estero rappresentano un elemento potenzialmente determinante nell’iter procedurale. In attesa delle ulteriori pronunce, la posizione dell’imprenditore resta sospesa tra due orientamenti giudiziari non coincidenti, con riflessi diretti sulla possibilità di un rientro coattivo in Italia.
Estradizione in bilico per Malandrino
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, accogliendo un’istanza presentata dalla difesa, ha ritenuto che le misure applicate negli Emirati — tra cui il versamento di una cauzione, il ritiro del passaporto e l’obbligo di permanenza sul territorio — siano assimilabili a misure cautelari non detentive previste dall’ordinamento italiano. Sulla base di questa valutazione, è stata disposta la revoca del mandato d’arresto europeo e della misura custodiale in carcere. La Procura Generale presso la Corte d’Appello etnea ha inoltre revocato le ricerche ai fini estradizionali.Malandrino era stato arrestato il 28 marzo 2024 in esecuzione di una Red Notice Interpol, attivata dalla Procura Generale di Salerno su richiesta del gip del Tribunale di Vallo della Lucania, che ne aveva dichiarato la latitanza. Negli Emirati Arabi Uniti, l’imprenditore ha evitato la detenzione in carcere grazie al pagamento di una cauzione e resta tuttora sottoposto a limitazioni personali, tra cui il divieto di espatrio.
Secondo la ricostruzione difensiva accolta dal giudice catanese, il periodo già trascorso sotto tali restrizioni avrebbe superato i termini massimi delle misure cautelari richieste in Italia per le ipotesi di reato contestate. Diversa, invece, la posizione assunta dal gip di Vallo della Lucania, che ha respinto un’analoga richiesta di revoca. Contro tale decisione è stato presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno.
La divergenza tra le due autorità giudiziarie rischia ora di incidere sull’applicazione del trattato di estradizione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti. Le differenti valutazioni in ordine alla natura e alla durata delle misure restrittive già subite all’estero rappresentano un elemento potenzialmente determinante nell’iter procedurale. In attesa delle ulteriori pronunce, la posizione dell’imprenditore resta sospesa tra due orientamenti giudiziari non coincidenti, con riflessi diretti sulla possibilità di un rientro coattivo in Italia.

