La provincia di Salerno si trova a fare i conti con un paradosso estivo: mentre il comparto balneare e ricettivo fa segnare cifre record, la tenuta delle infrastrutture idriche vacilla sotto il peso dei consumi come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
I primi segnali di cedimento si avvertono nei quartieri alti del comune di Salerno, dove nelle ore serali del weekend si registrano già cali di pressione significativi. Le tre grandi sorelle dell'erogazione – Asis, Consac e Ausino – si trovano costrette a un continuo gioco di prestigio burocratico e tecnico, dirottando i flussi idrici verso i centri costieri presi d'assalto dai villeggianti a discapito dei piccoli borghi dell'entroterra.
La tregua è però fragile. Il vero dramma è di natura strutturale: le tubature colabrodo salernitane disperdono nel sottosuolo una quota compresa tra il 40% e il 50% della risorsa immessa. Una situazione critica che si acuisce nell'area gestita da Asis lungo l'acquedotto dell'Alto Sele, dove trentacinque municipalità montane rischiano lo stop notturno delle forniture.
A complicare il quadro salernitano si aggiungono i consumi industriali del comparto conserviero e i cantieri strategici dell'Alta Velocità. Le quattro maxi-trivelle attive sul territorio drenano fiumi di risorsa idrica forniti da Asis e dal Consorzio irriguo degli Alburni, pur con l'obbligo di riciclare l'ottanta per cento dell'acqua impiegata. I sindaci della zona sono pronti a blindare i rubinetti con ordinanze restrittive per vietare il lavaggio delle auto e il riempimento delle piscine private.
Per risolvere l'annosa questione a lungo termine, il Ministero delle Infrastrutture ha sbloccato un finanziamento da 643 milioni di euro destinato alla Campania; una fetta di questi fondi servirà ai gestori locali per avviare il risanamento delle reti e per la messa in sicurezza della diga di Persano.
I primi segnali di cedimento si avvertono nei quartieri alti del comune di Salerno, dove nelle ore serali del weekend si registrano già cali di pressione significativi. Le tre grandi sorelle dell'erogazione – Asis, Consac e Ausino – si trovano costrette a un continuo gioco di prestigio burocratico e tecnico, dirottando i flussi idrici verso i centri costieri presi d'assalto dai villeggianti a discapito dei piccoli borghi dell'entroterra.
Crisi idrica a Salerno, condotte colabrodo e maxi-cantieri
L'attuale stabilità, definita "fisiologica" dagli esperti, è garantita esclusivamente dalle abbondanti nevicate e piogge registrate dopo le festività natalizie. Gennaro Maione, presidente di Consac, rassicura sul fatto che le sorgenti sono per ora capienti e che i potabilizzatori di riserva non sono ancora entrati in funzione.La tregua è però fragile. Il vero dramma è di natura strutturale: le tubature colabrodo salernitane disperdono nel sottosuolo una quota compresa tra il 40% e il 50% della risorsa immessa. Una situazione critica che si acuisce nell'area gestita da Asis lungo l'acquedotto dell'Alto Sele, dove trentacinque municipalità montane rischiano lo stop notturno delle forniture.
A complicare il quadro salernitano si aggiungono i consumi industriali del comparto conserviero e i cantieri strategici dell'Alta Velocità. Le quattro maxi-trivelle attive sul territorio drenano fiumi di risorsa idrica forniti da Asis e dal Consorzio irriguo degli Alburni, pur con l'obbligo di riciclare l'ottanta per cento dell'acqua impiegata. I sindaci della zona sono pronti a blindare i rubinetti con ordinanze restrittive per vietare il lavaggio delle auto e il riempimento delle piscine private.
Per risolvere l'annosa questione a lungo termine, il Ministero delle Infrastrutture ha sbloccato un finanziamento da 643 milioni di euro destinato alla Campania; una fetta di questi fondi servirà ai gestori locali per avviare il risanamento delle reti e per la messa in sicurezza della diga di Persano.

