Paziente
record contagiato al Covid per 505 giorni. In precedenza la durata più lunga era stata di 335 giorni. Il caso sarà presentato dai ricercatori del Regno Unito al Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccmid) che si svolgerà a Lisbona dal 23 al 26 aprile.
Paziente contagiato per 505 giorni al Covid: è record
Lo studio, condotto dal team di ricercatori del King's College London e del Guy's and St Thomas' NHS Foundation Trust, ha coinvolto nove
pazienti immunocompromessi risultati positivi al tampone per almeno otto settimane. Le infezioni sono durate in media 73 giorni, ma in due pazienti è stata rilevata per più di un anno. Va detto che si tratta di pazienti, esaminati tra marzo 2020 e dicembre 2021, il cui sistema immunitario era indebolito per svariate ragioni: trapianto d'organo, Hiv, cancro o terapie mediche per altre patologie. Questi pazienti sono risultati positivi a Covid-19 per 505 giorni.
Le infezioni occulte
Ma la durata così lunga dell'infezione non è l'unico aspetto su cui si sono concentrati i ricercatori che, esaminando i nove pazienti londinesi, hanno puntato l'attenzione anche su una delle prime infezioni occulte da Covid-19, cioè casi in cui si pensava che il paziente avesse eliminato il virus perché risultava negativo al tampone, ma che poi successivamente è risultato ancora con l'infezione in corso.
"Le infezioni occulte sono state descritte anche con altri virus come quelli che causano l'ebola o l'epatite B. Si tratta di qualcosa di diverso dal Long Covid perché in questi casi si pensa generalmente che il virus sia stato eliminato dal corpo anche se i sintomi persistono", spiegano i ricercatori.
Nel loro studio, invece, il paziente era sintomatico ed è risultato positivo al Covid prima di riprendersi. Successivamente è risultato negativo a vari test prima di sviluppare nuovamente i sintomi di Covid diversi mesi dopo. "Un test PCR - spiegano gli esperti - è risultato positivo e il sequenziamento del genoma del virus a questo punto ha mostrato che l'infezione era causata dalla variante Alpha, che però era stata eliminata dal Regno Unito". La "sequenza" suggerisce che il virus fosse presente nell'organismo sin dall'infezione iniziale ma era rimasto inosservato.
Come evolve il virus nei soggetti immunodepressi
Come mai tutto questo? Il team inglese ha cercato di capire in che modo Sars-Cov-2 cambia nel corso del tempo nei soggetti immunocompromessi. "Alcune delle nuove varianti di Covid-19 emerse nel corso dei mesi - sottolinea il primo autore dello studio Luke Blagdon Snell del Guy's and St Thomas' NHS Foundation Trust - si trasmettono più facilmente, causano una malattia più grave o rendono i vaccini meno efficaci. Una possibile teoria è che queste varianti evolvano nei soggetti con un sistema immunitario indebolito da patologie o trattamenti medici come la chemioterapia e che proprio per questo possono avere un'infezione persistente di Sars-Cov-2".
Nei soggetti più fragili le mutazioni più pericolose
Gli esiti dei tamponi e i test genetici del virus hanno mostrato che cinque dei nove pazienti hanno sviluppato mutazioni multiple associate alle varianti Alpha, Delta e Omicron. Il virus di un individuo conteneva addirittura 10 mutazioni che si sarebbero sviluppate separatamente nelle varianti Alpha, Gamma e Omicron.
"Questa è la prova che le mutazioni riscontrate nelle varianti più preoccupanti insorgono nei pazienti immunocompromessi e quindi supporta anche l'idea che nuove varianti dei virus possano svilupparsi proprio a partire da questi soggetti", prosegue Snell, aggiungendo: "Non sappiamo se le precedenti varianti che hanno destato preoccupazione come Alpha, Delta e Omicron siano nate proprio in questo modo".
Le infezioni persistenti
Cinque dei nove pazienti sono sopravvissuti. Due sono guariti senza alcun trattamento, due hanno eliminato l'infezione grazie alle terapie anticorpali e antivirali e un individuo ha ancora un'infezione in corso. All'ultimo controllo all'inizio del 2022, risultava ancora positivo al tampone per un totale di 412 giorni di infezione.
Il paziente è in cura con gli anticorpi monoclonali, ma se dovesse risultare ancora positivo al prossimo controllo, probabilmente supererà anche i 505 giorni di contagio descritti in questo studio. "Gli immunocompromessi con un'infezione persistente hanno scarsi risultati - dice Gaia Nebbia, coautrice della ricerca -. Ed è urgente trovare nuove strategie di trattamento per eliminare la loro infezione, anche perché in questo modo possiamo pure impedire l'emergere di nuove varianti".