Cosa succede dopo il blocco dei licenziamenti 2021? Il ministero del Lavoro è all'opera per strutturare un piano che possa agire su più fronti. Alcune anticipazioni arrivano dallo stesso Orlando e dalla sottosegretaria Tiziana Nisini. Vediamo insieme tutte le novità dal contratto di rioccupazione alla formazione.
Il blocco dei licenziamenti ha messo in stand by i rapporti di lavoro che, in condizioni normali, i datori di lavoro avrebbero potuto interrompere.
Il divieto, per sua natura, ha agito con forza e ha creato delle distorsioni sul mercato del lavoro per buona parte del 2020 e del 2021. Distorsioni inevitabili in un periodo di stop quasi totale delle attività per alcuni settori, ma con cui adesso è ora di fare i conti.
Ha affermato Nisini alla Camera.
Accanto al potenziamento del contratto di espansione, concedendo la possibilità di accedervi anche ad aziende più piccole, starebbe poi prendendo forma un’altra novità: il contratto di rioccupazione.
Si starebbe studiando l’introduzione di un contratto a tempo indeterminato legato alla formazione, con un periodo di prova di alcuni mesi, e uno sgravio contributivo del 100 per cento cumulabile con altri eventuali esoneri che il datore di lavoro sarebbe chiamato a restituire in caso di mancata assunzione.
Altri due punti sicuramente avranno spazio nel piano per affrontare i prossimi mesi:
Blocco licenziamenti 2021, cosa succede dopo?
Blocco licenziamenti 2021, cosa succede dopo? Un contratto di rioccupazione, un potenziamento delle attività di formazione, un’estensione degli ammortizzatori sociali sono solo alcuni degli elementi per puntellare il mercato del lavoro dopo il terremoto dell’ultimo anno. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sta lavorando a un piano che possa agire su più fronti per salvaguardare, quanto più possibile, datori di lavoro e lavoratori dopo il 30 giugno, prima data per lo sblocco graduale dei licenziamenti, e dopo il 31 ottobre, data a partire dalla quale torneranno ad applicarsi le regole ordinarie per tutti e in tutti i settori. I primi interventi, che dovranno fare da contrappeso una volta venute meno le misure emergenziali, saranno inseriti già nel Decreto Sostegni bis che si attende la settimana prossima in Consiglio dei Ministri. Ad annunciarlo il Ministro Andrea Orlando durante l’evento Il ruolo delle rappresentanze sociali imprenditoriali per il rilancio del Paese che si è tenuto presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro il 13 maggio. Gli strumenti messi in campo nell’immediato saranno, poi, accompagnati da una serie di altre azioni che dovranno agire in più direzioni, come sottolineato dalla sottosegretaria Tiziana Nisini alla Camera nello stesso pomeriggio del 13 maggio.Alle porte il contratto di rioccupazione
“Dopo lo sblocco dei licenziamenti avremo giornate nuvolose, se non scure, diciamo”.Ha ammesso lo stesso Ministro del Lavoro Andrea Orlando durante l’evento al CNEL del 13 maggio 2021. E ha aggiunto:
“Ho spinto perché nel prossimo Decreto Sostegni ci siano risorse per incentivare le forme di contrattazione attraverso le quali gestire le crisi di impresa penso ai contratti di espansione, di solidarietà, perché sono convinto che solo così, diciamo, si può ridurre il danno che inevitabilmente la pandemia può provocarci”.Mettere in campo strumenti per incentivare il reinserimento lavorativo e l’innalzamento dei livelli occupazionali è il primo passo. E sulla nuova bozza del Decreto Sostegni bis circolano da giorni alcune indiscrezioni sul fronte lavoro che, per quanto riguarda il contratto di espansione, vengono confermate sia dal Ministro che dalla sottosegretaria:
“è uno strumento flessibile che mette insieme formazione e ricambio generazionale. Proprio ieri abbiamo avviato i tavoli di consultazioni per attualizzare lo strumento alle nuove condizioni del mercato del lavoro post-COVID, uno strumento nato nel 2019 in via sperimentale e che deve necessariamente essere adattato alle realtà più piccole, fino ad oggi escluse.
Si tratta quindi di introdurre forme di incentivazione alle imprese, in particolare di quelle appartenenti ai settori che hanno sofferto più gravemente la crisi economica, e strumenti contrattuali che possano garantire alle imprese la necessaria flessibilità nella delicata fase della ripartenza e ai lavoratori un percorso contestuale di formazione, di adeguamento mirato delle competenze e di inserimento lavorativo, in grado di accompagnarli nelle transizioni occupazionali verso un impiego stabile”.
Blocco licenziamenti 2021, cosa succede dopo? Dagli ammortizzatori sociali al sostegno per i disoccupati
Gli interventi del Decreto Sostegni bis, però, saranno solo una posa della prima pietra. Il piano per contrastare la fine del blocco dei licenziamenti sarà ben più articolato, come evidenziato anche da Tiziana Nisini, sottosegretaria al Ministero del Lavoro, durante le interrogazioni a risposta immediata che si cono tenute il 13 maggio 2021.“Con il superamento della fase emergenziale, è necessario garantire ai lavoratoti e alle imprese un passaggio non traumatico e graduale da una situazione di protezione e sostegno dei redditi ad una situazione di ripartenza delle attività produttive e di riattivazione delle dinamiche del mercato del lavoro, che potrebbe non riprodurre le condizioni preesistenti alla crisi”.Da questo lungo periodo di crisi pandemica verrà fuori un mercato del lavoro molto diverso: non sono solo le debolezze a cambiarne le caratteristiche, ma anche l’evoluzione di alcuni settori.
“È urgente, delineare – in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico – una mappatura dell’andamento dei diversi settori, che ci consenta di individuare esigenze differenziate e di proporre soluzioni proporzionate alla specificità delle situazioni”.Ha sottolineato Nisini. Partendo da un’analisi dello stato dell’arte, sarà necessario calibrare gli interventi per affrontare nel modo meno doloroso possibile la fine del blocco dei licenziamenti che si è protratta per buona parte del 2020 e del 2021.
- modernizzazione e razionalizzazione degli strumenti di sostegno al reddito;
- potenziamento delle politiche attive del lavoro.

