Il presidente provinciale di Confesercenti, Raffaele Esposito, evidenzia la crisi dei piccoli negozi tra tasse elevate e concorrenza di GDO e online: cresce la superficie media, si spostano i consumi
Il presidente provinciale di Confesercenti, Raffaele Esposito, evidenzia la crisi dei piccoli negozi tra tasse elevate e concorrenza di GDO e online: cresce la superficie media, si spostano i consumi.
Piccoli negozi in difficoltà, consumi verso GDO e online: l’allarme di Esposito (Confesercenti)
“È una trasformazione evidente: a reggere la crisi sono i grandi gruppi, anche di provenienza estera, mentre il piccolo esercente, schiacciato da tasse elevate, fitti alti e burocrazia, è costretto a chiudere”. Così il presidente provinciale di Confesercenti, Raffaele Esposito, traccia il quadro dell’evoluzione del commercio in Italia.
Secondo Esposito, le grandi strutture e i negozi medi più strutturati possono diversificare l’offerta, proporre servizi online e competere con i giganti del web, garantendo al contempo il valore aggiunto della presenza fisica: la possibilità di valutare la qualità dei prodotti, fondamentale per molti consumatori. Nei settori come l’elettronica o l’abbigliamento, la combinazione di prezzo competitivo, ampia scelta e vetrine curate favorisce i formati più grandi, a scapito dei piccoli negozi.
I dati parlano chiaro: tra il 2011 e il 2025 sono spariti oltre 103mila punti vendita, con una superficie media che cresce del 23,8%, passando da 117 a 144,5 mq. La riduzione più evidente riguarda i micro-negozi fino a 50 mq (-72.000 unità) e i piccoli esercizi tra 51 e 150 mq (-42.700), mentre crescono i formati medi (151–400 mq) e grandi (oltre 400 mq), capaci di resistere grazie a digitale, multicanalità e specializzazione.
La trasformazione è diversa a seconda dei territori: Emilia-Romagna e Abruzzo mostrano una forte crescita della superficie commerciale nonostante la riduzione dei negozi, così come Lazio e Campania; al contrario, Sardegna, Puglia, Basilicata e Valle d’Aosta registrano stabilità o riduzione delle superfici, con conseguente riduzione dei servizi. Già oggi oltre 1.100 comuni italiani non hanno un negozio alimentare specializzato, e più di 500 non dispongono nemmeno di un minimarket.
Dal punto di vista dei consumi, tra il 2011 e il 2025 la distribuzione tradizionale perde quota (dal 29,8% al 20,4%), mentre la GDO cresce (dal 57,7% al 61,7%) e l’e-commerce fa un balzo dall’1,9% al 13,7%. I quasi sei milioni di metri quadrati persi dai piccoli negozi equivalgono a circa 10 miliardi di consumi spostati verso i grandi canali fisici e online, in parte a seguito della deregulation commerciale introdotta dal decreto Salva Italia del 2012.
“Serve puntare alla rigenerazione urbana – conclude Esposito – perché anche nel Salernitano avere piccoli negozi di quartiere diventa fondamentale non solo per attrarre turismo legato all’escursionismo o alla stagionalità, ma soprattutto per contrastare la desertificazione urbana e mantenere vive le comunità locali”.

