La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Concordio Malandrino, confermando la misura cautelare in carcere. La decisione riguarda l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno, che aveva già respinto la richiesta di revoca della custodia cautelare.
L’imprenditore salernitano è indagato nell’ambito di un’inchiesta per associazione per delinquere, autoriciclaggio, falsità ideologiche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e indebite compensazioni fiscali.
Il ricorso contro l’ordinanza del Riesame
La difesa di Malandrino aveva impugnato il provvedimento con cui il Tribunale del Riesame di Salerno aveva confermato il rigetto della richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere.
Nel ricorso erano state contestate, in particolare, la valutazione della pericolosità dell’indagato e l’attualità del rischio di reiterazione dei reati. Secondo la tesi difensiva, alcuni elementi sarebbero stati valorizzati senza un adeguato contraddittorio, mentre circostanze sopravvenute avrebbero ridimensionato le esigenze cautelari.
La valutazione della Suprema Corte
La Cassazione ha respinto le argomentazioni della difesa, ritenendo infondate le censure sollevate nel ricorso.
Secondo i giudici, i riferimenti ad altri procedimenti penali a carico di Malandrino erano già presenti negli atti e potevano quindi essere legittimamente valutati dal Tribunale del Riesame.
Per la Suprema Corte, tali elementi contribuiscono a confermare la persistenza del pericolo di reiterazione dei reati, ritenuto ancora attuale nel quadro cautelare già delineato dalle precedenti decisioni.
Gli elementi indicati dalla difesa
Nel tentativo di ottenere una rivalutazione della misura, la difesa aveva richiamato anche alcuni fatti sopravvenuti, tra cui il commissariamento delle società coinvolte e la revoca di alcuni incentivi pubblici.
La Cassazione ha però ritenuto che tali circostanze non fossero sufficienti a superare le valutazioni già espresse in sede cautelare.
In sostanza, secondo i magistrati, il quadro complessivo non è mutato in maniera tale da giustificare la revoca della misura detentiva.
Il nodo della latitanza
Un altro punto affrontato dalla Corte riguarda il decorso del tempo. La Cassazione ha ribadito che il periodo trascorso durante la latitanza dell’indagato non può essere considerato ai fini della valutazione dell’attualità delle esigenze cautelari.
Questo passaggio ha avuto un peso rilevante nella conferma del provvedimento, poiché la Suprema Corte ha escluso che il semplice trascorrere del tempo potesse incidere sulla permanenza delle esigenze cautelari indicate dai giudici.
La decisione depositata il 20 maggio 2026
Con la decisione depositata il 20 maggio 2026, la Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Concordio Malandrino.
L’imprenditore è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende.
La misura cautelare in carcere resta dunque confermata.

