UNCEM Campania critica la nuova classificazione dei Comuni montani e chiede più fondi e leggi regionali per sostenere territori e comunità interne.
Comuni montani, UNCEM Campania: “Senza fondi e risorse non si va avanti”
Le criticità legate alla nuova classificazione dei Comuni montani tornano al centro del dibattito. A sollevarle è UNCEM Campania, che in una nota esprime forte preoccupazione per l’evoluzione del percorso previsto dalla normativa.
Secondo l’associazione, quanto temuto già un anno fa si è concretizzato: il tentativo di ridefinire l’elenco dei Comuni montani ha prodotto confusione e rallentamenti. Dalla platea iniziale di circa 1.700 enti, la bozza di decreto del dicembre 2025 porta il numero complessivo a 3.750 Comuni. Un ampliamento che, pur includendo realtà diverse, non risolve i nodi strutturali e rischia di riportare il processo al punto di partenza.
UNCEM sottolinea come siano stati persi due mesi in un percorso improduttivo, ma avverte che il problema principale resta la mancanza di risorse. Senza un rafforzamento del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT), senza maggiori fondi regionali a sostegno di Comuni e Comunità montane e senza leggi regionali specifiche sulla montagna, il percorso rischia di non produrre risultati concreti.
Il secondo passaggio della legge
Nella nota, l’attenzione viene posta anche sul passaggio successivo previsto dalla normativa, quello che riguarda l’individuazione di un sottoinsieme di Comuni montani sulla base di criteri socio-economici. Questi enti dovrebbero poter accedere a misure di incentivo rivolte, tra gli altri, a medici, insegnanti, giovani imprenditori e aziende agricole.
In assenza di questo step, avverte UNCEM Campania, le ricadute negative finirebbero per coinvolgere l’intero sistema politico, con conseguenze dirette sulle comunità interne e montane. L’associazione ricorda come la partita non sia chiusa e rivendica il proprio ruolo nel processo, ribadendo che senza il contributo di UNCEM difficilmente si potranno raggiungere risultati positivi.
Il documento si chiude con un richiamo alla complessità della fase attuale, definita delicata e impegnativa, ma anche con la volontà di continuare a lavorare sul campo, forti della rappresentanza, dell’esperienza e delle proposte maturate nel tempo, contro qualsiasi tentativo di marginalizzazione delle politiche per la montagna.

