Salerno è stata teatro di un confronto istituzionale e tecnico sul tema del recupero degli animali sequestrati nei circuiti illegali dei combattimenti. Al centro del dibattito, la necessità di accelerare l’emanazione del decreto attuativo che dovrà disciplinare l’erogazione dei fondi previsti dalla Legge di Bilancio 2026 per sostenere le attività di custodia e riabilitazione comportamentale.
Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199, che ha stanziato risorse specifiche per coprire i costi derivanti dal sequestro e dalla confisca degli animali coinvolti nei combattimenti. Tuttavia, l’effettiva disponibilità dei fondi resta subordinata all’adozione del decreto attuativo, passaggio ritenuto cruciale per garantire interventi concreti.
Nel corso dell’incontro, la senatrice Anna Bilotti, prima firmataria dell’emendamento che ha reso possibile lo stanziamento, ha evidenziato come il recupero comportamentale rappresenti un elemento essenziale per offrire agli animali una reale possibilità di reinserimento. Un percorso che, nelle intenzioni del legislatore, deve tradursi in accesso a nuove condizioni di vita, lontane dai contesti di violenza.
Sulla stessa linea Fiorella Zabatta, che ha sottolineato la necessità di un’azione coordinata tra istituzioni, magistratura, forze di polizia e Terzo settore. Il fenomeno dei combattimenti tra cani, infatti, viene descritto come radicato e diffuso su scala nazionale, richiedendo strategie integrate di prevenzione e contrasto.
Le organizzazioni promotrici hanno ribadito la disponibilità a collaborare con il Ministero del Lavoro nella definizione dei criteri operativi per l’assegnazione delle risorse. Contestualmente, è stata annunciata la pubblicazione di strumenti informativi rivolti sia alle istituzioni sia ai cittadini, tra cui un report di analisi del fenomeno e una guida pratica per il riconoscimento e la denuncia delle attività illegali.
Secondo Martina Pluda, le indagini condotte negli ultimi anni confermano la persistenza dei combattimenti clandestini sul territorio italiano. Da qui la necessità di affiancare all’azione repressiva un rafforzamento degli strumenti normativi e operativi destinati alla gestione degli animali sottratti ai circuiti criminali.
Un ulteriore passaggio normativo rilevante è rappresentato dalla Legge n. 82 del 2025, che ha introdotto nel Codice di procedura penale l’articolo 260-bis, riconoscendo la possibilità di affidamento definitivo degli animali sequestrati a soggetti in grado di garantirne il benessere. Come evidenziato da Alessandro Fazzi, tale disposizione rafforza il principio della tutela autonoma dell’animale, svincolandolo dalla sola dimensione probatoria.
Dal punto di vista operativo, Federica Faiella ha evidenziato come la copertura economica dei costi di custodia rappresenti un elemento decisivo per sostenere il lavoro delle associazioni e rendere più efficaci le attività investigative. Parallelamente, Mirko Zuccari ha richiamato l’attenzione sulla complessità dei percorsi di recupero comportamentale, necessari per animali segnati da esperienze di violenza estrema.
Il confronto si è concluso con un focus sugli aspetti applicativi delle norme e sulla gestione concreta degli animali sequestrati, con il contributo della magistratura e delle forze specializzate. È emersa una convergenza sulla necessità di rafforzare la cooperazione tra i diversi attori coinvolti, anche alla luce delle potenzialità offerte dalle risorse stanziate.
In assenza del decreto attuativo, tuttavia, il sistema resta in una fase di attesa. Lo sblocco dei fondi viene indicato come passaggio indispensabile per trasformare le previsioni normative in interventi effettivi, capaci di incidere sia sul contrasto al fenomeno sia sul recupero degli animali vittime dei combattimenti.
Combattimenti tra cani, fondi bloccati e animali senza tutele
L’iniziativa, promossa da Humane World for Animals Italia e Fondazione Cave Canem nell’ambito del progetto “Io non combatto”, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, forze dell’ordine e professionisti del settore, con l’obiettivo di contribuire alla definizione operativa del provvedimento ministeriale.Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199, che ha stanziato risorse specifiche per coprire i costi derivanti dal sequestro e dalla confisca degli animali coinvolti nei combattimenti. Tuttavia, l’effettiva disponibilità dei fondi resta subordinata all’adozione del decreto attuativo, passaggio ritenuto cruciale per garantire interventi concreti.
Nel corso dell’incontro, la senatrice Anna Bilotti, prima firmataria dell’emendamento che ha reso possibile lo stanziamento, ha evidenziato come il recupero comportamentale rappresenti un elemento essenziale per offrire agli animali una reale possibilità di reinserimento. Un percorso che, nelle intenzioni del legislatore, deve tradursi in accesso a nuove condizioni di vita, lontane dai contesti di violenza.
Sulla stessa linea Fiorella Zabatta, che ha sottolineato la necessità di un’azione coordinata tra istituzioni, magistratura, forze di polizia e Terzo settore. Il fenomeno dei combattimenti tra cani, infatti, viene descritto come radicato e diffuso su scala nazionale, richiedendo strategie integrate di prevenzione e contrasto.
Le organizzazioni promotrici hanno ribadito la disponibilità a collaborare con il Ministero del Lavoro nella definizione dei criteri operativi per l’assegnazione delle risorse. Contestualmente, è stata annunciata la pubblicazione di strumenti informativi rivolti sia alle istituzioni sia ai cittadini, tra cui un report di analisi del fenomeno e una guida pratica per il riconoscimento e la denuncia delle attività illegali.
Secondo Martina Pluda, le indagini condotte negli ultimi anni confermano la persistenza dei combattimenti clandestini sul territorio italiano. Da qui la necessità di affiancare all’azione repressiva un rafforzamento degli strumenti normativi e operativi destinati alla gestione degli animali sottratti ai circuiti criminali.
Un ulteriore passaggio normativo rilevante è rappresentato dalla Legge n. 82 del 2025, che ha introdotto nel Codice di procedura penale l’articolo 260-bis, riconoscendo la possibilità di affidamento definitivo degli animali sequestrati a soggetti in grado di garantirne il benessere. Come evidenziato da Alessandro Fazzi, tale disposizione rafforza il principio della tutela autonoma dell’animale, svincolandolo dalla sola dimensione probatoria.
Dal punto di vista operativo, Federica Faiella ha evidenziato come la copertura economica dei costi di custodia rappresenti un elemento decisivo per sostenere il lavoro delle associazioni e rendere più efficaci le attività investigative. Parallelamente, Mirko Zuccari ha richiamato l’attenzione sulla complessità dei percorsi di recupero comportamentale, necessari per animali segnati da esperienze di violenza estrema.
Il confronto si è concluso con un focus sugli aspetti applicativi delle norme e sulla gestione concreta degli animali sequestrati, con il contributo della magistratura e delle forze specializzate. È emersa una convergenza sulla necessità di rafforzare la cooperazione tra i diversi attori coinvolti, anche alla luce delle potenzialità offerte dalle risorse stanziate.
In assenza del decreto attuativo, tuttavia, il sistema resta in una fase di attesa. Lo sblocco dei fondi viene indicato come passaggio indispensabile per trasformare le previsioni normative in interventi effettivi, capaci di incidere sia sul contrasto al fenomeno sia sul recupero degli animali vittime dei combattimenti.

