La Piana del Sele, cuore della produzione di Mozzarella di Bufala Campana DOP, affronta una sfida crescente: la gestione dei reflui prodotti dagli allevamenti di bufale. Solo a Capaccio Paestum si contano oltre 40.000 bufale, mentre nell’intera area provinciale ne vengono allevate circa 180.000.
Il settore, che genera un fatturato vicino al miliardo di euro e occupa alcune migliaia di addetti, produce quotidianamente circa 3 milioni di chili di reflui, quasi 900 milioni all’anno, superando la capacità naturale dei suoli e collocando l’intera Piana del Sele tra le Zone Vulnerabili ai Nitrati.
In questo contesto nasce il progetto promosso da Paestum Energia Futura Srl per la realizzazione di un impianto a biometano in Via Gaiarda, attualmente in fase di autorizzazione nell’ambito della Conferenza di Servizi. L’iniziativa vede il sostegno della Cooperativa Agricola Paestum di Spinazzo, fondata nel 1954 e composta da circa 200 soci tra allevatori e agricoltori, che punta a trasformare l’emergenza ambientale in un’opportunità per il territorio.
L’impianto sarà in grado di trattare 77.900 tonnellate annue di matrici organiche, tra cui 58.400 tonnellate di letame di bufala e 10.000 tonnellate di liquame bovino, producendo oltre 5 milioni di metri cubi di biometano. Attraverso la digestione anaerobica, i reflui diventeranno energia rinnovabile e fertilizzanti naturali, contribuendo a un modello di economia circolare. Il sistema sarà completamente autonomo, grazie a un cogeneratore da 625 kW che fornirà energia elettrica e termica senza ricorrere alla rete esterna. Le strutture saranno chiuse e monitorate con vasche a doppia membrana, sensori di rilevamento fughe, torcia di emergenza e sistemi di abbattimento delle emissioni.
Il divario tra Nord e Sud Italia nella gestione dei reflui è evidente: mentre nel Nord circa il 70% dei reflui zootecnici viene trattato in biodigestori, nel Mezzogiorno la quota scende al 16%. Capaccio Paestum, tra le aree a maggiore densità bufalina d’Italia, necessita quindi di impianti innovativi per ridurre la pressione ambientale. La Regione Campania ha previsto un piano da 200 milioni di euro per la realizzazione di 50 impianti a biometano, con la possibilità di coprire fino al 40% degli investimenti tramite fondi PNRR, con l’obiettivo di trattare una quota significativa dei reflui bufalini e favorire uno sviluppo sostenibile del comparto.
Il settore, che genera un fatturato vicino al miliardo di euro e occupa alcune migliaia di addetti, produce quotidianamente circa 3 milioni di chili di reflui, quasi 900 milioni all’anno, superando la capacità naturale dei suoli e collocando l’intera Piana del Sele tra le Zone Vulnerabili ai Nitrati.
Capaccio Paestum punta sul biometano per gestire i reflui zootecnici
La normativa europea impone un limite di 170 kg di azoto per ettaro all’anno, mentre la Regione Campania ha fissato un tetto di tre capi per ettaro per lo spandimento agronomico. Nonostante l’espansione delle superfici agricole, la gestione tradizionale dei reflui tramite spandimento non è più sufficiente e richiede l’adozione di infrastrutture moderne, sicure e controllate.In questo contesto nasce il progetto promosso da Paestum Energia Futura Srl per la realizzazione di un impianto a biometano in Via Gaiarda, attualmente in fase di autorizzazione nell’ambito della Conferenza di Servizi. L’iniziativa vede il sostegno della Cooperativa Agricola Paestum di Spinazzo, fondata nel 1954 e composta da circa 200 soci tra allevatori e agricoltori, che punta a trasformare l’emergenza ambientale in un’opportunità per il territorio.
L’impianto sarà in grado di trattare 77.900 tonnellate annue di matrici organiche, tra cui 58.400 tonnellate di letame di bufala e 10.000 tonnellate di liquame bovino, producendo oltre 5 milioni di metri cubi di biometano. Attraverso la digestione anaerobica, i reflui diventeranno energia rinnovabile e fertilizzanti naturali, contribuendo a un modello di economia circolare. Il sistema sarà completamente autonomo, grazie a un cogeneratore da 625 kW che fornirà energia elettrica e termica senza ricorrere alla rete esterna. Le strutture saranno chiuse e monitorate con vasche a doppia membrana, sensori di rilevamento fughe, torcia di emergenza e sistemi di abbattimento delle emissioni.
Il divario tra Nord e Sud Italia nella gestione dei reflui è evidente: mentre nel Nord circa il 70% dei reflui zootecnici viene trattato in biodigestori, nel Mezzogiorno la quota scende al 16%. Capaccio Paestum, tra le aree a maggiore densità bufalina d’Italia, necessita quindi di impianti innovativi per ridurre la pressione ambientale. La Regione Campania ha previsto un piano da 200 milioni di euro per la realizzazione di 50 impianti a biometano, con la possibilità di coprire fino al 40% degli investimenti tramite fondi PNRR, con l’obiettivo di trattare una quota significativa dei reflui bufalini e favorire uno sviluppo sostenibile del comparto.

