Nel pomeriggio odierno, giovedì 19 marzo, si è conclusa l'udienza preliminare del processo sul presunto patto elettorale polito mafioso: a processo l'ex sindaco Franco Alfieri, Squecco e altri 4 indagati. Lo riporta Stiletv.
Parallelamente, per gli altri due indagati provenienti da Baronissi, Vincenzo De Cesare e Antonio Cosentino, che avevano optato per il rito abbreviato, sono arrivate le condanne: 2 anni e 8 mesi per De Cesare jr e 4 anni per Cosentino. Entrambi sono difesi dagli avvocati Pierluigi Spadafora e Antonio Mondelli, rispettivamente.
Gli altri imputati hanno affidato la loro difesa agli avvocati Mario Turi e Vincenzo Scarlato (per Squecco e Bernardi), Francesco Raeli (per Pecora), Riziero Angeletti (per Nobili) e Pierluigi Spadafora (per Domenico De Cesare).
In merito ai reati contestati, Alfieri insieme a Squecco e Nobili rispondono dell’accusa di scambio elettorale politico mafioso. Secondo l’ipotesi accusatoria, nelle Comunali del 2019 l'ex sindaco avrebbe accettato l'offerta di Squecco di garantirgli un pacchetto di voti in cambio dell'impegno a non demolire il lido Kennedy, proprietà dello stesso Squecco. Tale accordo sarebbe stato rafforzato con la candidatura della Nobili in una delle liste legate ad Alfieri.
Squecco, Bernardi e Pecora sono altresì accusati di tentata estorsione in concorso con aggravanti. L'imprenditore capaccese avrebbe fatto leva sui due sodali per inviare, tramite l'ex assessora Mariarosaria Picariello (la cui posizione è stata archiviata) e lo stesso Alfieri, minacce intimidatorie finalizzate a evitare la demolizione dello stabilimento balneare Kennedy.
Durante le indagini sono inoltre emersi dettagli su un episodio di tentato omicidio attribuito a Domenico De Cesare, ai danni di Michele Squillante e Angelo Genovese, figura di spicco nell'omonimo clan operante a Baronissi e nelle aree circostanti. Nel corso delle perquisizioni legate all’inchiesta, è stato rinvenuto un considerevole arsenale bellico. Tra le armi sequestrate figurano fucili mitragliatori Kalashnikov, mitragliette Uzi, pistole di vari calibri, inclusa una Smith & Wesson cal .38, un’arma storica automatica, una pistola monocolpo a penna e una pistola con mirino di precisione, tutte corredate da munizioni.
Secondo la Procura di Salerno, le parti offese individuate nei procedimenti sarebbero Michele Squillante, Angelo Genovese e lo stesso Franco Alfieri. Quest'ultimo sarebbe stato anche obiettivo di un piano dinamitardo ideato da Squecco e affidato al gruppo di Baronissi. Tale attentato non sarebbe mai stato realizzato a causa di disaccordi economici tra le parti coinvolte per l’organizzazione dell’azione criminale.
Capaccio Paestum, conclusa l'udienza preliminare sul presunto patto elettorale politico mafioso
Nel pomeriggio odierno, giovedì 19 marzo, si è conclusa l'udienza preliminare relativa al presunto patto elettorale politico mafioso che sarebbe stato orchestrato a Capaccio Paestum durante le elezioni amministrative del 2019. Il gup Brigida Cavasino del Tribunale di Salerno, accogliendo le istanze dei pm Elena Guarino e Carlo Rinaldi, ha disposto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati coinvolti. Si tratta dell'ex sindaco Franco Alfieri, del pregiudicato Roberto Squecco e dell'allora consorte Stefania Nobili, del vigile urbano Antonio Bernardi, dell'addetto al cimitero Michele Pecora e del pregiudicato Domenico De Cesare, noto membro del cosiddetto gruppo di Baronissi. La prima udienza del processo è stata fissata per il 6 maggio 2026 presso la terza sezione penale del Tribunale di Salerno.Parallelamente, per gli altri due indagati provenienti da Baronissi, Vincenzo De Cesare e Antonio Cosentino, che avevano optato per il rito abbreviato, sono arrivate le condanne: 2 anni e 8 mesi per De Cesare jr e 4 anni per Cosentino. Entrambi sono difesi dagli avvocati Pierluigi Spadafora e Antonio Mondelli, rispettivamente.
Gli altri imputati hanno affidato la loro difesa agli avvocati Mario Turi e Vincenzo Scarlato (per Squecco e Bernardi), Francesco Raeli (per Pecora), Riziero Angeletti (per Nobili) e Pierluigi Spadafora (per Domenico De Cesare).
In merito ai reati contestati, Alfieri insieme a Squecco e Nobili rispondono dell’accusa di scambio elettorale politico mafioso. Secondo l’ipotesi accusatoria, nelle Comunali del 2019 l'ex sindaco avrebbe accettato l'offerta di Squecco di garantirgli un pacchetto di voti in cambio dell'impegno a non demolire il lido Kennedy, proprietà dello stesso Squecco. Tale accordo sarebbe stato rafforzato con la candidatura della Nobili in una delle liste legate ad Alfieri.
Squecco, Bernardi e Pecora sono altresì accusati di tentata estorsione in concorso con aggravanti. L'imprenditore capaccese avrebbe fatto leva sui due sodali per inviare, tramite l'ex assessora Mariarosaria Picariello (la cui posizione è stata archiviata) e lo stesso Alfieri, minacce intimidatorie finalizzate a evitare la demolizione dello stabilimento balneare Kennedy.
Durante le indagini sono inoltre emersi dettagli su un episodio di tentato omicidio attribuito a Domenico De Cesare, ai danni di Michele Squillante e Angelo Genovese, figura di spicco nell'omonimo clan operante a Baronissi e nelle aree circostanti. Nel corso delle perquisizioni legate all’inchiesta, è stato rinvenuto un considerevole arsenale bellico. Tra le armi sequestrate figurano fucili mitragliatori Kalashnikov, mitragliette Uzi, pistole di vari calibri, inclusa una Smith & Wesson cal .38, un’arma storica automatica, una pistola monocolpo a penna e una pistola con mirino di precisione, tutte corredate da munizioni.
Secondo la Procura di Salerno, le parti offese individuate nei procedimenti sarebbero Michele Squillante, Angelo Genovese e lo stesso Franco Alfieri. Quest'ultimo sarebbe stato anche obiettivo di un piano dinamitardo ideato da Squecco e affidato al gruppo di Baronissi. Tale attentato non sarebbe mai stato realizzato a causa di disaccordi economici tra le parti coinvolte per l’organizzazione dell’azione criminale.

