Uno studio internazionale ha offerto la prima rappresentazione dettagliata della zona di alimentazione magmatica profonda dei Campi Flegrei, spingendo l’indagine fino a una profondità di circa 50 chilometri.
Fino a oggi, la ricerca sui Campi Flegrei si era principalmente concentrata sulla parte più superficiale del sistema vulcanico. Questo nuovo studio, invece, rappresenta un significativo progresso, estendendo l'analisi anche alla struttura più profonda, grazie all’esame dei sismogrammi generati da telesismi, ovvero terremoti lontani, raccolti dalla rete sismica permanente dell’INGV nell’area.
Gli scienziati hanno utilizzato la tecnica delle "funzioni ricevitore", che permette di decifrare le onde sismiche riflesse e convertite all’interno della Terra. Grazie all’analisi di più di 5000 eventi sismici, sono riusciti a identificare importanti caratteristiche del sottosuolo. Secondo Víctor Ortega-Ramos dell’INVOLCAN, autore principale dello studio, quando un terremoto avviene a distanza, le onde sismiche attraversano le profondità della Terra e rivelano informazioni fondamentali interagendo con variazioni nelle proprietà delle rocce. Questo processo consente di determinare la profondità e le caratteristiche delle discontinuità geologiche nel sottosuolo.
Un risultato particolarmente significativo riguarda l'individuazione di uno strato situato a più di 16-20 chilometri di profondità, in cui le onde sismiche viaggiano a velocità insolitamente basse. Questa anomalia suggerisce che fino al 30% delle rocce in quel livello sia in uno stato fuso, delineando una possibile area di accumulo magmatico. Secondo gli studiosi, questa regione potrebbe costituire la sorgente dei magmi primitivi dei Campi Flegrei. Durante il loro percorso verso la superficie, questi magmi subiscono un progressivo raffreddamento e un'evoluzione chimica che li rende più ricchi in silicio.
Luca D’Auria, direttore dell'area di vigilanza vulcanica dell’INVOLCAN, ha inoltre evidenziato che lo studio rivela la presenza di altre aree sismicamente distinte tra 8 e 10 chilometri di profondità. Queste zone suggeriscono possibili sacche con quantità limitate di magma, in linea con precedenti osservazioni.
Secondo Lucia Pappalardo, direttrice dell'Osservatorio Vesuviano dell’INGV, questi nuovi risultati rappresentano un notevole passo avanti nella comprensione del complesso sistema magmatico dei Campi Flegrei, della sua recente evoluzione e dei processi che guidano l’attività vulcanica nella regione. Il prossimo obiettivo sarà approfondire il modo in cui le diverse parti del sistema magmatico interagiscono e come avviene il trasferimento del magma dalle profondità fino alla superficie, integrando approcci e metodologie sempre più avanzate.
Campi Flegrei: studio rivela la struttura profonda (di circa 50 chilometri) del sistema vulcanico
Una ricerca internazionale ha offerto la prima rappresentazione dettagliata della zona di alimentazione magmatica profonda dei Campi Flegrei, spingendo l’indagine fino a una profondità di circa 50 chilometri. Lo studio, intitolato Magma storage depths and crustal-upper mantle structure of Campi Flegrei caldera (Southern Italy) unveiled through receiver functions analysis, è il risultato congiunto dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Instituto Volcanológico de Canarias (INVOLCAN), dell’Universidad Complutense de Madrid e dell’Université de Genève, ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports (Nature).Fino a oggi, la ricerca sui Campi Flegrei si era principalmente concentrata sulla parte più superficiale del sistema vulcanico. Questo nuovo studio, invece, rappresenta un significativo progresso, estendendo l'analisi anche alla struttura più profonda, grazie all’esame dei sismogrammi generati da telesismi, ovvero terremoti lontani, raccolti dalla rete sismica permanente dell’INGV nell’area.
Gli scienziati hanno utilizzato la tecnica delle "funzioni ricevitore", che permette di decifrare le onde sismiche riflesse e convertite all’interno della Terra. Grazie all’analisi di più di 5000 eventi sismici, sono riusciti a identificare importanti caratteristiche del sottosuolo. Secondo Víctor Ortega-Ramos dell’INVOLCAN, autore principale dello studio, quando un terremoto avviene a distanza, le onde sismiche attraversano le profondità della Terra e rivelano informazioni fondamentali interagendo con variazioni nelle proprietà delle rocce. Questo processo consente di determinare la profondità e le caratteristiche delle discontinuità geologiche nel sottosuolo.
Un risultato particolarmente significativo riguarda l'individuazione di uno strato situato a più di 16-20 chilometri di profondità, in cui le onde sismiche viaggiano a velocità insolitamente basse. Questa anomalia suggerisce che fino al 30% delle rocce in quel livello sia in uno stato fuso, delineando una possibile area di accumulo magmatico. Secondo gli studiosi, questa regione potrebbe costituire la sorgente dei magmi primitivi dei Campi Flegrei. Durante il loro percorso verso la superficie, questi magmi subiscono un progressivo raffreddamento e un'evoluzione chimica che li rende più ricchi in silicio.
Luca D’Auria, direttore dell'area di vigilanza vulcanica dell’INVOLCAN, ha inoltre evidenziato che lo studio rivela la presenza di altre aree sismicamente distinte tra 8 e 10 chilometri di profondità. Queste zone suggeriscono possibili sacche con quantità limitate di magma, in linea con precedenti osservazioni.
Secondo Lucia Pappalardo, direttrice dell'Osservatorio Vesuviano dell’INGV, questi nuovi risultati rappresentano un notevole passo avanti nella comprensione del complesso sistema magmatico dei Campi Flegrei, della sua recente evoluzione e dei processi che guidano l’attività vulcanica nella regione. Il prossimo obiettivo sarà approfondire il modo in cui le diverse parti del sistema magmatico interagiscono e come avviene il trasferimento del magma dalle profondità fino alla superficie, integrando approcci e metodologie sempre più avanzate.

