La recente revisione dei Comuni montani approvata dal Governo ha ridisegnato la geografia della montanità in Italia, con impatti significativi per la provincia di Salerno. Dal nuovo elenco, ratificato in Conferenza Stato-Città e confermato dal Consiglio dei Ministri, i Comuni montani scendono da 4.065 a 3.715 in tutta Italia. A pagare il prezzo più alto è la Campania, con 63 Comuni declassati, di cui 38 nel Salernitano, tra cui realtà costiere e collinari come Pollica, Ascea, Maiori, Minori, Capaccio Paestum e Sapri.
Resistono invece alcuni centri simbolo della Costiera Amalfitana come Amalfi, Ravello e Positano, che mantengono lo status di Comune montano e continuano a beneficiare di esenzioni Imu sui terreni agricoli, crediti d’imposta per la casa, flat tax al 15% per nuove microimprese e contributi destinati a chi decide di vivere e lavorare in quota.
A livello regionale, la Campania risulta la seconda più colpita dopo la Sardegna. L’impatto sulle altre province appare più contenuto: Caserta perde 15 Comuni, Napoli 6 e Benevento 4, mentre l’Irpinia registra conferme e nuovi ingressi, tra cui Mirabella Eclano e Avellino, garantendo una maggiore continuità dei benefici.
La riforma solleva un doppio nodo politico e sociale: se la ridefinizione altimetrica risponde all’esigenza di uniformità e oggettività, sul territorio salernitano cresce il timore che a pagare siano soprattutto i Comuni più fragili, già segnati da spopolamento e difficoltà economiche. La nuova geografia della montagna in Campania rischia così di accentuare le disparità tra aree interne e costiere, riducendo strumenti di sostegno strategici per lo sviluppo locale.
Campania, la revisione dei Comuni montani penalizza Salerno
Il criterio adottato prevede parametri più stringenti legati a altitudine minima e pendenza, determinando così l’esclusione di Comuni che, pur collocati in aree interne o collinari, non rientrano nei nuovi limiti. Le conseguenze immediate riguardano la perdita di agevolazioni fiscali, sgravi contributivi e bonus destinati a famiglie, imprese e nuove iniziative imprenditoriali, con un impatto diretto sul tessuto economico locale.Resistono invece alcuni centri simbolo della Costiera Amalfitana come Amalfi, Ravello e Positano, che mantengono lo status di Comune montano e continuano a beneficiare di esenzioni Imu sui terreni agricoli, crediti d’imposta per la casa, flat tax al 15% per nuove microimprese e contributi destinati a chi decide di vivere e lavorare in quota.
A livello regionale, la Campania risulta la seconda più colpita dopo la Sardegna. L’impatto sulle altre province appare più contenuto: Caserta perde 15 Comuni, Napoli 6 e Benevento 4, mentre l’Irpinia registra conferme e nuovi ingressi, tra cui Mirabella Eclano e Avellino, garantendo una maggiore continuità dei benefici.
La riforma solleva un doppio nodo politico e sociale: se la ridefinizione altimetrica risponde all’esigenza di uniformità e oggettività, sul territorio salernitano cresce il timore che a pagare siano soprattutto i Comuni più fragili, già segnati da spopolamento e difficoltà economiche. La nuova geografia della montagna in Campania rischia così di accentuare le disparità tra aree interne e costiere, riducendo strumenti di sostegno strategici per lo sviluppo locale.

