«Potevo salvare Moro, fui fermato». Sono queste le parole del boss della camorra fondatore della Nuova Camorra Organizzata, Raffaele Cutolo.
Le dichiarazioni del boss Raffaele Cutolo
"Potevo salvare
Moro, fui fermato". Così il super boss della camorra, fondatore e boss della
Nuova Camorra Organizzata,
Raffaele Cutolo, in carcere da tempo, in un verbale inedito di un interrogatorio del 2016 di cui riferisce oggi in esclusiva Il Mattino.
"Aiutai - spiega
Cutolo - l'assessore
Cirillo (rapito e successivamente rilasciato dalle Br, ndr), potevo fare lo stesso con lo statista. Ma i politici mi dissero di non intromettermi".
Nel '78
Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, sostiene lui, di salvare
Moro. "Per Ciro Cirillo si mossero tutti, per
Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessava". Le dichiarazioni di Cutolo risalgono al 25 ottobre del 2016, come risposte alle domande del pm Ida Teresi e del capo della
Dda,
Giuseppe Borrelli.
"E' malato, merita rispetto", dichiara Immacolata Iacone, in una lunga intervista a Fanpage.it, la donna che per amore ha legato la sua vita a quella di Raffaele Cutolo. Nel 1983 Immacolata ha 17 anni e sposa un uomo più grande di 20 e che in quel momento si trova in carcere.
La loro relazione è costruita su pochi contatti, qualche bacio e tantissime lettere. I loro colloqui in carcere non sono mai privati. Oggi che di anni ne sono trascorsi 36, quella donna gli è ancora fedele. Immacolata Iacone parla delle "delicate condizioni" del marito, condannato e recluso in carcere al
41bis a Parma.
Del loro
matrimonio e di trattative ancora oscure. Come il rilascio del consigliere della
Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, in cui Cutolo pare aver avuto una parte importante e del mancato rilascio di Aldo Moro. Misteri a cui solo il boss di NCO può rispondere.