Si è concluso con un verdetto di colpevolezza il processo di primo grado sulla gestione del sistema fognario nel comune di Camerota, finito al centro di una pesante indagine per sversamenti illeciti di reflui non depurati nel mare e nei corsi d'acqua cilentani.
Il Tribunale di Vallo della Lucania ha inflitto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per omissione di atti d'ufficio all'attuale sindaco in carica, Mario Salvatore Scarpitta, assistito in aula dall'avvocato Marco Sansone come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
L'attività investigativa della Procura, supportata dai rilievi tecnici dell'Arpac che avevano registrato il sistematico sforamento dei limiti di legge per i batteri, ha fatto luce su anni di mancate manutenzioni e carenze autorizzative degli impianti di Marina di Camerota, Lentiscosa e Licusati.
Secondo i magistrati, i liquidi fognari finivano senza il dovuto trattamento nei letti del Vallone delle Fornaci e del Vallone Marabisi, per poi riversarsi direttamente nelle acque della rinomata baia di Cala Bianca, un ecosistema protetto e di altissimo pregio turistico. Nel procedimento giudiziario figurano come parti offese sia il Ministero dell'Ambiente che lo stesso ente municipale.
Il Tribunale di Vallo della Lucania ha inflitto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per omissione di atti d'ufficio all'attuale sindaco in carica, Mario Salvatore Scarpitta, assistito in aula dall'avvocato Marco Sansone come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Camerota, caso depuratori: condannati Scarpitta e Romano
La mannaia dei giudici si è abbattuta anche sulla precedente amministrazione: l'ex sindaco Antonio Romano, difeso dal legale Marco Fimiani, ha incassato una condanna a un anno e sei mesi. Medesima pena (un anno e sei mesi) è stata comminata ad Alessandro Di Rosario, responsabile dell'ufficio tecnico comunale, tutelato dagli avvocati Enrico Giovine e Donato Mennella. È uscita invece totalmente indenne dal processo la tecnica municipale Antonietta Coraggio, difesa dall'avvocato Franco Maldonato, che è stata assolta con formula piena «per non aver commesso il fatto» dalle accuse di inquinamento ambientale e alterazione di beni protetti. Per una parte dei reati di natura ambientale contestati agli imputati è scattata invece la prescrizione.L'attività investigativa della Procura, supportata dai rilievi tecnici dell'Arpac che avevano registrato il sistematico sforamento dei limiti di legge per i batteri, ha fatto luce su anni di mancate manutenzioni e carenze autorizzative degli impianti di Marina di Camerota, Lentiscosa e Licusati.
Secondo i magistrati, i liquidi fognari finivano senza il dovuto trattamento nei letti del Vallone delle Fornaci e del Vallone Marabisi, per poi riversarsi direttamente nelle acque della rinomata baia di Cala Bianca, un ecosistema protetto e di altissimo pregio turistico. Nel procedimento giudiziario figurano come parti offese sia il Ministero dell'Ambiente che lo stesso ente municipale.

