Crescono le contestazioni contro la costruzione di un impianto di biometano in via Gaiarda a Capaccio Paestum. Residenti e imprenditori del posto esprimono dubbi legati a possibili criticità tecniche e urbanistiche. Lo riporta InfoCilento.
Secondo le realtà locali, descrivere questa zona come un’area scarsamente abitata sarebbe fuorviante. In realtà, si tratta di un ambiente dove convivono aziende agricole, principalmente casearie, e residenze, che rischierebbero di subire pesanti ripercussioni sul piano economico e ambientale. La vicinanza di luoghi simbolo del patrimonio mondiale come l’area archeologica di Paestum, a 2,3 chilometri, o il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, a solo un chilometro, rende il progetto ancora più controverso, date le possibili minacce che questo comporterebbe per queste aree tutelate.
Un’altra questione cruciale riguarda le emissioni odorigene: l’impianto prevedrebbe l’utilizzo della pollina, una tra le biomasse con maggiore impatto in termini di odori sgradevoli. Inoltre, preoccupano le potenziali conseguenze sanitarie legate alla produzione di bioaerosol, con dati progettuali ritenuti poco specifici rispetto alla realtà locale.
I cittadini dichiarano infatti di essere pronti a dialogare, ma ribadiscono la necessità di una valutazione rigorosa e rispettosa delle normative esistenti. Sollecitano le istituzioni ad avviare un confronto pubblico sulle potenziali conseguenze dell’impianto e chiedono accertamenti tecnici per scongiurare errori o danni irreversibili al territorio.
Una conclusione comune viene espressa dai comitati locali: decisioni strategiche di questo calibro non possono essere prese senza informazione trasparente e una reale partecipazione collettiva. Per loro, il territorio va preservato con coscienza e responsabilità.
Biometano a Capaccio Paestum: dubbi e preoccupazioni di CittadinanzAttiva
Crescono le contestazioni contro la costruzione di un impianto di biometano in località Via Gaiarda, a Capaccio Paestum. Residenti e imprenditori del posto esprimono preoccupazioni legate a possibili criticità di tipo tecnico e urbanistico, oltre a rischi per il turismo in un territorio vicino a siti riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Il progetto, al centro delle polemiche, alimenta il dibattito sul futuro ambientale e paesaggistico dell’area.Il caso nel cuore di un contesto agricolo e turistico
Via Gaiarda non è una semplice area rurale, ma un territorio che negli ultimi anni ha conosciuto lo sviluppo di importanti investimenti legati al turismo di alta qualità e alla residenzialità. Con alberghi e bed & breakfast frequentati da una clientela internazionale, l’area ha costruito la propria identità intorno alla valorizzazione del paesaggio e delle sue risorse naturali.Secondo le realtà locali, descrivere questa zona come un’area scarsamente abitata sarebbe fuorviante. In realtà, si tratta di un ambiente dove convivono aziende agricole, principalmente casearie, e residenze, che rischierebbero di subire pesanti ripercussioni sul piano economico e ambientale. La vicinanza di luoghi simbolo del patrimonio mondiale come l’area archeologica di Paestum, a 2,3 chilometri, o il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, a solo un chilometro, rende il progetto ancora più controverso, date le possibili minacce che questo comporterebbe per queste aree tutelate.
I nodi delle criticità tecniche e ambientali
CittadinanzAttiva ha sollevato preoccupazioni rilevanti rispetto a carenze tecniche nel progetto. Tra i problemi indicati spiccano l’assenza di studi completi sul dimensionamento degli impianti e la mancanza di schemi chiari per il corretto smaltimento delle acque meteoriche. Si teme il rischio di contaminazione derivante dallo sversamento incontrollato delle acque nei canali consortili della zona.Un’altra questione cruciale riguarda le emissioni odorigene: l’impianto prevedrebbe l’utilizzo della pollina, una tra le biomasse con maggiore impatto in termini di odori sgradevoli. Inoltre, preoccupano le potenziali conseguenze sanitarie legate alla produzione di bioaerosol, con dati progettuali ritenuti poco specifici rispetto alla realtà locale.
Violazioni urbanistiche e parametri non rispettati
Secondo quanto indicato dai cittadini, il progetto non rispetterebbe il Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale (RUEC) del 2018: norme che stabiliscono distanze minime per gli impianti industriali, come 30 metri dai confini e 100 metri dalle abitazioni. Alcuni edifici previsti nel progetto sarebbero stati inoltre classificati impropriamente come “volumi tecnici”, una definizione che sembra inadatta considerando la loro autonomia funzionale.La richiesta del territorio: chiarezza e dialogo
Le proteste promosse dai residenti e dalle associazioni locali non si oppongono alle energie rinnovabili in quanto tali. Piuttosto, rivendicano maggiore trasparenza e un’attenzione reale verso le specificità ambientali, paesaggistiche e sociali della località. È forte il timore per ciò che potrebbe accadere: uno stravolgimento di uno stile di vita basato sulla salubrità ambientale e la bellezza naturale dei luoghi.I cittadini dichiarano infatti di essere pronti a dialogare, ma ribadiscono la necessità di una valutazione rigorosa e rispettosa delle normative esistenti. Sollecitano le istituzioni ad avviare un confronto pubblico sulle potenziali conseguenze dell’impianto e chiedono accertamenti tecnici per scongiurare errori o danni irreversibili al territorio.
Una conclusione comune viene espressa dai comitati locali: decisioni strategiche di questo calibro non possono essere prese senza informazione trasparente e una reale partecipazione collettiva. Per loro, il territorio va preservato con coscienza e responsabilità.

