Una segnalazione anonima arrivata alla nostra redazione solleva dubbi e preoccupazioni sul servizio di trasporto utilizzato da una bambina con disabilità residente a Baronissi per raggiungere quotidianamente un centro specializzato di Eboli. La madre racconta di essere stata informata di una modifica nell’organizzazione del viaggio che, secondo quanto riferito, comporterebbe per la figlia la partenza da casa alle 6.40 del mattino e il rientro soltanto tra le 17.40 e le 18. La donna chiede ora l’intervento del Comune e dei Servizi Sociali affinché venga individuata una soluzione che tenga conto delle esigenze della minore.
Baronissi, la segnalazione di una madre sul trasporto verso Eboli
La donna, residente a Baronissi, racconta che la figlia frequenta quotidianamente un centro specializzato a Eboli e utilizza per gli spostamenti un mezzo della Pubblica Assistenza Il Punto ODV Baronissi SA.
Secondo quanto riferito dalla madre, fino ad ora il pulmino avrebbe seguito un percorso che prevedeva la partenza da Baronissi, una tappa a Cava de’ Tirreni per prelevare un altro giovane con disabilità, il successivo passaggio a Salerno per altri utenti e infine il ritorno a Baronissi per prendere sua figlia prima di imboccare l’autostrada ad Antessano e raggiungere Eboli. Nel viaggio di ritorno, sempre secondo la ricostruzione fornita alla redazione, la bambina sarebbe stata l’ultima a scendere dal mezzo.
La situazione sarebbe cambiata dopo una telefonata ricevuta dalla madre. «Mi è stato comunicato che la bambina non potrà più essere prelevata con queste modalità, a meno che io non accetti di farla salire sul mezzo alle 6.40 del mattino», racconta.
Per la donna questo significherebbe svegliare la figlia almeno alle 6 per prepararla e vederla rientrare a casa soltanto nel tardo pomeriggio. «Vorrebbe dire costringerla a stare fuori casa per circa dodici ore al giorno», denuncia.
La questione del percorso e dei costi del carburante
Secondo la testimonianza, la motivazione comunicata sarebbe legata all’aumento dei costi del carburante e alla difficoltà di continuare a effettuare più spostamenti lungo il percorso. La madre ritiene invece che una delle principali criticità sia rappresentata dalla deviazione verso Cava de’ Tirreni, che renderebbe il tragitto più lungo rispetto a un percorso diretto. Si tratta, al momento, della versione fornita dalla famiglia e non di una ricostruzione verificata con il gestore del servizio.
«Il trasporto viene pagato dalle famiglie»
La donna sottolinea inoltre che il servizio avrebbe un costo sostenuto direttamente dai nuclei familiari. «Prosciuga quasi interamente la pensione di invalidità percepita», afferma, spiegando che le altre spese legate alla cura e all’assistenza della figlia restano a carico della famiglia.
Da qui la protesta per un’organizzazione che, a suo giudizio, rischierebbe di incidere pesantemente sul benessere quotidiano della bambina. «Trattare mia figlia come un pacco postale da far viaggiare all’alba per ottimizzare i costi del carburante è una cosa che non posso accettare», sostiene.
L’appello al Comune e ai Servizi Sociali
Nella segnalazione la madre richiama più in generale le difficoltà affrontate quotidianamente dalle famiglie che assistono persone con disabilità e il rischio che problemi organizzativi e costi crescenti possano tradursi in un ulteriore peso per chi è già impegnato in percorsi complessi.
«Non intendo tacere né accettare che mia figlia venga privata del suo diritto a una vita dignitosa e a un percorso terapeutico sereno», scrive. La richiesta è rivolta direttamente alle istituzioni locali: «Chiedo un intervento immediato delle autorità competenti, del Comune e dei Servizi Sociali per ripristinare un orario di trasporto civile e umano».
La segnalazione pone dunque al centro la necessità di comprendere quali siano le modalità attuali di organizzazione del servizio, le ragioni dell’eventuale modifica degli orari e se possano essere individuate soluzioni alternative che tutelino le esigenze della minore e della famiglia.

