Un episodio che poteva trasformarsi in tragedia si è verificato al McDonald's di Napoli dove una bambina di un anno aveva smesso di respirare: tempestivo l'intervento del 118 che l'ha salvata tra gli applausi dei presenti.
Un intervento rapidissimo da parte di una squadra preparata, dunque, con quei pochi minuti che si sono rivelati determinanti. Oltre all’infermiera Regina Esposito, che ha effettuato la manovra salvavita, nell’equipaggio c’era anche Luciano Di Pasqua, autista soccorritore. Una famiglia di Scampia può così vivere quello che appare come un nuovo inizio: pochi minuti, o forse anche soltanto alcuni secondi in più senza ossigeno, avrebbero potuto provocare conseguenze irreversibili a livello cerebrale.
Può bastare un pezzo di salsiccia, della pizza, una monetina o qualsiasi piccolo oggetto. Una distrazione durante un picnic, una gita o un pranzo sulla spiaggia può trasformarsi in un’emergenza. Con l’arrivo dell’estate cresce il pericolo di soffocamento da corpo estraneo e, durante le vacanze, aumenta anche il numero di adulti che possono trovarsi soli a dover intervenire in pochi istanti.
Il soffocamento rappresenta una delle principali cause di morte accidentale in età pediatrica e spesso l’incidente avviene tra le mura domestiche. Durante l’estate, però, il rischio si trasferisce anche al mare, in montagna, nei campeggi e nei centri estivi.
I bambini più piccoli sono quelli maggiormente esposti, soprattutto nella fascia tra 0 e 4 anni. In questa fase la bocca rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui esplorano ciò che li circonda. I piccoli tendono quindi a portare alla bocca praticamente qualsiasi cosa, mentre la dentizione non è ancora completa e il controllo della deglutizione non è pienamente sviluppato.
Gli alimenti consumati durante merende e pasti veloci estivi possono quindi rappresentare un pericolo, soprattutto quando i bambini non sono adeguatamente sorvegliati. L’ostruzione può verificarsi in maniera improvvisa: un bambino che fino a pochi istanti prima sta bene può smettere di respirare, non riuscire più a parlare e assumere una colorazione prima rossastra e poi bluastra.
In queste situazioni il tempo è fondamentale. Chi interviene deve sapere come comportarsi e agire immediatamente. Ogni minuto trascorso senza un intervento riduce del 10% le probabilità di sopravvivenza.
Per i bambini sotto l’anno di età, invece, sono previste cinque pacche sulla schiena seguite da cinque compressioni toraciche. Sono tecniche che possono essere apprese, ma che non possono essere improvvisate durante un’emergenza. Eppure la conoscenza di queste procedure tra chi si occupa dei bambini resta insufficiente.
Una ricerca effettuata su 250 operatori scolastici di scuole dell’infanzia e primarie appartenenti a nove regioni italiane, tra cui Campania, Lazio e Sicilia, ha evidenziato negli anni scorsi una situazione preoccupante. Solo il 7% degli intervistati aveva partecipato a più di un corso di Primo Soccorso Pediatrico. Soltanto 20 persone su 250 avrebbero saputo eseguire la manovra di Heimlich su un bambino e appena il 23% sarebbe stato in grado di distinguere un’ostruzione parziale da una totale. Anche tra i genitori la preparazione risulta spesso insufficiente.
Il problema è che il 66% non saprebbe neppure indicare chi abbia ricevuto una formazione adeguata. Servirebbero quindi corsi più frequenti, aggiornati, estesi e obbligatori. Durante l’estate, infatti, aumentano i rischi mentre diminuiscono le occasioni di controllo. Con la chiusura delle scuole, la responsabilità passa maggiormente a genitori, nonni, animatori e istruttori, figure che spesso non hanno ricevuto una formazione specifica sul primo soccorso pediatrico.
Gli studi dimostrano però che l’esito di un episodio di soffocamento non dipende soltanto dalla gravità dell’ostruzione, ma anche dalla persona che interviene nei primi 3-4 minuti. Una gestione corretta e tempestiva delle fasi iniziali può determinare la differenza tra la vita e la morte, così come tra un recupero veloce e un danno neurologico permanente.
«Ogni anno organizziamo corsi per genitori, nonni, insegnanti, caregivers e tanti cittadini che si sono avvicinati per imparare le manovre salvavita in caso di inalazione di un corpo estraneo. Se questo tragico evento accade non abbiamo tempo di raggiungere un ospedale ma dobbiamo intervenire subito».
Dopo due minuti di ipossia il cervello inizia a soffrire, mentre dopo dieci minuti i danni possono diventare irreversibili. «Se dopo queste iniziative un solo bambino riuscirà ad essere aiutato abbiamo vinto».
Paura al McDonald’s di Napoli, bambina di un anno smette di respirare: salvata dal 118 tra gli applausi
Una tragedia che poteva avere conseguenze drammatiche è stata evitata grazie a un tempestivo intervento di disostruzione delle vie aeree effettuato su una bambina di appena un anno. Alle 13:18 la centrale del 118 ha ricevuto una richiesta di soccorso per una piccola con un’ostruzione delle vie respiratorie all’interno del McDonald’s della Galleria Umberto di Napoli. L’equipaggio è arrivato dopo soli tre minuti, alle 13:21, trovando la bambina incosciente e priva di respirazione. L’infermiera Regina Esposito l’ha presa immediatamente tra le braccia, l’ha sistemata sulle proprie gambe e ha iniziato le manovre per liberare le vie respiratorie.Il salvataggio davanti alla folla
Dopo due cicli di manovre è arrivato il momento decisivo: la bambina ha ripreso a tossire e a respirare. Sul posto sono giunte anche la moto sanitaria e l’automedica San Gennaro. Dopo essere stata stabilizzata, la piccola è stata trasferita all’ospedale Santobono, dove è arrivata in condizioni emodinamicamente stabili.Gli applausi
«E poi arriva la scena più bella – racconta Manuel Ruggiero, medico ex 118 e curatore della pagina Facebook Nessuno Tocchi Ippocrate - quando la bambina ricomincia a respirare, tra i presenti scatta spontaneamente un applauso liberatorio».Un intervento rapidissimo da parte di una squadra preparata, dunque, con quei pochi minuti che si sono rivelati determinanti. Oltre all’infermiera Regina Esposito, che ha effettuato la manovra salvavita, nell’equipaggio c’era anche Luciano Di Pasqua, autista soccorritore. Una famiglia di Scampia può così vivere quello che appare come un nuovo inizio: pochi minuti, o forse anche soltanto alcuni secondi in più senza ossigeno, avrebbero potuto provocare conseguenze irreversibili a livello cerebrale.
La manovra che può salvare una vita
Proprio per questo sarebbe importante che nei luoghi pubblici e all’interno delle famiglie si conoscessero le tecniche di disostruzione. In Italia, ogni settimana, un bambino muore a causa dell’inalazione di cibo o piccoli oggetti. Durante l’estate il rischio aumenta. Anche nei centri estivi, soltanto un insegnante su quattro sarebbe in grado di eseguire la manovra di Heimlich.Può bastare un pezzo di salsiccia, della pizza, una monetina o qualsiasi piccolo oggetto. Una distrazione durante un picnic, una gita o un pranzo sulla spiaggia può trasformarsi in un’emergenza. Con l’arrivo dell’estate cresce il pericolo di soffocamento da corpo estraneo e, durante le vacanze, aumenta anche il numero di adulti che possono trovarsi soli a dover intervenire in pochi istanti.
Quanti sono i decessi per soffocamento
I dati restituiscono un quadro preoccupante: ogni anno in Europa 500 bambini muoiono per soffocamento, mentre in Italia i decessi sono circa 50, vale a dire uno alla settimana. A questi si aggiungono circa mille ricoveri ogni anno. Considerando anche gli episodi risolti senza ricorrere all’ospedale, in Italia si arriverebbe a circa 80mila casi annuali.Il soffocamento rappresenta una delle principali cause di morte accidentale in età pediatrica e spesso l’incidente avviene tra le mura domestiche. Durante l’estate, però, il rischio si trasferisce anche al mare, in montagna, nei campeggi e nei centri estivi.
I bambini più piccoli sono quelli maggiormente esposti, soprattutto nella fascia tra 0 e 4 anni. In questa fase la bocca rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui esplorano ciò che li circonda. I piccoli tendono quindi a portare alla bocca praticamente qualsiasi cosa, mentre la dentizione non è ancora completa e il controllo della deglutizione non è pienamente sviluppato.
Il cibo è il principale pericolo
Tra il 60 e l’80% degli episodi di soffocamento è legato al cibo. Tra gli alimenti maggiormente coinvolti figurano pezzi di hot dog, uva, caramelle dure, popcorn, frutta tagliata in pezzi troppo grandi e anche il pane.Gli alimenti consumati durante merende e pasti veloci estivi possono quindi rappresentare un pericolo, soprattutto quando i bambini non sono adeguatamente sorvegliati. L’ostruzione può verificarsi in maniera improvvisa: un bambino che fino a pochi istanti prima sta bene può smettere di respirare, non riuscire più a parlare e assumere una colorazione prima rossastra e poi bluastra.
In queste situazioni il tempo è fondamentale. Chi interviene deve sapere come comportarsi e agire immediatamente. Ogni minuto trascorso senza un intervento riduce del 10% le probabilità di sopravvivenza.
Come intervenire
La procedura prende il nome di disostruzione delle vie aeree. Nei bambini con più di un anno si utilizza la manovra di Heimlich, che consiste in una compressione addominale effettuata sotto lo sterno, con l’obiettivo di sfruttare l’aria presente nei polmoni per espellere il corpo estraneo.Per i bambini sotto l’anno di età, invece, sono previste cinque pacche sulla schiena seguite da cinque compressioni toraciche. Sono tecniche che possono essere apprese, ma che non possono essere improvvisate durante un’emergenza. Eppure la conoscenza di queste procedure tra chi si occupa dei bambini resta insufficiente.
Una ricerca effettuata su 250 operatori scolastici di scuole dell’infanzia e primarie appartenenti a nove regioni italiane, tra cui Campania, Lazio e Sicilia, ha evidenziato negli anni scorsi una situazione preoccupante. Solo il 7% degli intervistati aveva partecipato a più di un corso di Primo Soccorso Pediatrico. Soltanto 20 persone su 250 avrebbero saputo eseguire la manovra di Heimlich su un bambino e appena il 23% sarebbe stato in grado di distinguere un’ostruzione parziale da una totale. Anche tra i genitori la preparazione risulta spesso insufficiente.
Le risposte in caso di emergenza
Alla domanda su come si comporterebbero durante un’emergenza, il 13% degli intervistati avrebbe dichiarato che chiamerebbe il 118 iniziando contemporaneamente le manovre. Il 39% attenderebbe l’arrivo dei soccorsi, mentre il 48% cercherebbe una persona formata.Il problema è che il 66% non saprebbe neppure indicare chi abbia ricevuto una formazione adeguata. Servirebbero quindi corsi più frequenti, aggiornati, estesi e obbligatori. Durante l’estate, infatti, aumentano i rischi mentre diminuiscono le occasioni di controllo. Con la chiusura delle scuole, la responsabilità passa maggiormente a genitori, nonni, animatori e istruttori, figure che spesso non hanno ricevuto una formazione specifica sul primo soccorso pediatrico.
Gli studi dimostrano però che l’esito di un episodio di soffocamento non dipende soltanto dalla gravità dell’ostruzione, ma anche dalla persona che interviene nei primi 3-4 minuti. Una gestione corretta e tempestiva delle fasi iniziali può determinare la differenza tra la vita e la morte, così come tra un recupero veloce e un danno neurologico permanente.
I pediatri
La società scientifica italiana di pediatria, guidata da Vincenzo Tipo, primario del pronto soccorso del Santobono di Napoli, è impegnata nella formazione di genitori, assistenti e insegnanti per prevenire gli episodi di soffocamento.Si tratta di tragedie che ogni anno coinvolgono numerose famiglie e che, in molti casi, potrebbero essere evitate.«Ogni anno organizziamo corsi per genitori, nonni, insegnanti, caregivers e tanti cittadini che si sono avvicinati per imparare le manovre salvavita in caso di inalazione di un corpo estraneo. Se questo tragico evento accade non abbiamo tempo di raggiungere un ospedale ma dobbiamo intervenire subito».
Dopo due minuti di ipossia il cervello inizia a soffrire, mentre dopo dieci minuti i danni possono diventare irreversibili. «Se dopo queste iniziative un solo bambino riuscirà ad essere aiutato abbiamo vinto».

