Cronaca

Paziente deceduto in sala operatoria, arriva la condanna per l’Asl di Salerno: risarcimento da un milione di euro ai familiari

Alessia Benincasa
Paziente deceduto in sala operatoria, arriva la condanna per l’Asl di Salerno: risarcimento da un milione di euro ai familiari
Il Tribunale di Salerno ha riconosciuto la responsabilità contrattuale dell’Asl Salerno per la morte di un uomo avvenuto nel 2018 durante un’operazione chirurgica programmata presso una struttura sanitaria dell’azienda. Lo riporta SalernoToday.

Paziente deceduto in sala operatoria, arriva la condanna per l’Asl di Salerno: risarcimento da un milione di euro ai familiari

Il Tribunale di Salerno ha riconosciuto la responsabilità contrattuale dell’Asl Salerno per il decesso di un uomo avvenuto nel 2018 durante un’operazione chirurgica programmata presso una struttura sanitaria dell’azienda. La Seconda Sezione Civile, con la giudice Simona D’Ambrosio, ha disposto il pagamento di un risarcimento complessivo vicino al milione di euro in favore dei congiunti, a cui si aggiungono gli interessi, la rivalutazione monetaria e gli oneri legali. La notizia è stata diffusa dall’avvocato Luciano Trofa, che ha assistito la famiglia dall’accertamento tecnico preventivo sino alla pronuncia conclusiva.

L’operazione finita in tragedia

La vicenda riguarda un intervento finalizzato alla rimozione di una grossa formazione tumorale, eseguito mediante tecnica laparoscopica, caratterizzata da un approccio mininvasivo. Dalla relazione dei consulenti tecnici nominati dal Tribunale, recepita integralmente nella sentenza, è emerso che, per una lesione di quelle dimensioni, le indicazioni delle linee guida prevedevano il ricorso alla chirurgia tradizionale a cielo aperto.

Durante l’operazione sarebbero state inoltre riscontrate estese aderenze tra la massa tumorale e la vena cava inferiore, un importante vaso sanguigno. Secondo le valutazioni dei periti, in presenza di tale situazione l’équipe avrebbe dovuto interrompere tempestivamente la procedura laparoscopica per passare a un intervento a cielo aperto oppure fermarsi e richiedere l’intervento consultivo di uno specialista in chirurgia vascolare.

La scelta di proseguire con la tecnica mininvasiva avrebbe invece causato una lesione della vena cava inferiore, provocando una grave emorragia che ha portato alla morte del paziente. Nel corso del giudizio, l’Asl aveva sostenuto che si fosse trattato di un evento imprevedibile e impossibile da evitare. Il Tribunale ha respinto questa ricostruzione, riconoscendo la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria.

Ai familiari un indennizzo vicino al milione di euro

Il provvedimento giudiziario stabilisce il pagamento delle somme spettanti al coniuge e ai due figli della vittima per il pregiudizio subito a causa della perdita del legame familiare. È stato disposto anche il rimborso dei costi sostenuti per il funerale. Al risarcimento si aggiungono gli adeguamenti monetari, gli interessi e le spese relative al processo e agli accertamenti tecnici.

Il giudice ha inoltre accolto la richiesta di manleva rivolta alla compagnia assicurativa, che dovrà rimborsare l’azienda sanitaria nel rispetto dei massimali e delle condizioni stabilite dal contratto assicurativo.

L’avvocato Trofa: «Una verità attesa per anni»

L’avvocato Luciano Trofa ha espresso soddisfazione per l’esito della vicenda giudiziaria, sottolineando il valore della decisione per i familiari del paziente. «È una decisione che restituisce fiducia nella giustizia e riconosce alla famiglia una verità attesa da anni», ha dichiarato il legale.

Trofa ha inoltre evidenziato come il risultato sia arrivato al termine di un’attività tecnica e processuale lunga e accurata, aggiungendo che la difesa dei diritti richiede un’istruttoria rigorosa e la capacità di portare avanti le proprie ragioni con determinazione.
Condividi

Leggi anche