Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, il presidente delle Aree Interne del Cilento e vicesindaco di Roccadaspide, Girolamo Auricchio, lancia un allarme sul futuro dei piccoli comuni montani della provincia. In un dossier dettagliato, Auricchio denuncia quella che definisce una gestione «scellerata» da parte dello Stato, capace di lasciare le comunità del Sud in condizioni di marginalità economica e sociale, mentre il Nord continua a ricevere vantaggi e finanziamenti sostanziosi.
Aree interne del Cilento, allarme rosso
Al centro della critica c’è il Piano strategico nazionale delle aree interne, approvato ad aprile, che prevede interventi giudicati inadeguati per fronteggiare lo spopolamento dei piccoli borghi.
Secondo Auricchio, per l’Area Cilento Interno i 15 milioni di euro stanziati per il periodo 2021-2027 si traducono in appena 860 euro annui per ciascuno dei 29 comuni interessati. «Con queste cifre è impossibile migliorare i servizi o incentivare lo sviluppo», denuncia il presidente, evidenziando la totale assenza di reazioni da parte dei parlamentari del Sud.
La disuguaglianza emerge anche dalla n
uova Legge sulla Montagna del 2025: i criteri altimetrici favoriscono le vette alpine, mentre circa 120 comuni campani perderanno lo status di "ente montano". Allo stesso tempo, località ricche e in crescita demografica come Livigno o Cortina d’Ampezzo continueranno a beneficiare di agevolazioni fiscali e finanziamenti pubblici, pensati teoricamente per le aree svantaggiate. Auricchio evidenzia anche i divari burocratici: mentre lo Stato può destinare oltre 4 miliardi di euro per le Olimpiadi Milano-Cortina derogando a vincoli ambientali, nei borghi cilentani anche piccoli interventi strutturali richiedono lunghi iter autorizzativi.
La proposta avanzata dalle Aree Interne è chiara: introdurre una fiscalità di vantaggio per imprese e pensionati, attrarre investimenti e invertire il fenomeno di emigrazione giovanile, considerato da Auricchio responsabile dell’arricchimento del Nord a scapito del Sud. «La montagna non può essere definita solo in base all’altitudine – conclude Auricchio – ma va valutata come condizione sociale e territoriale. È ora di fermare questo scempio e riconoscere le Aree Interne come una risorsa preziosa per il Paese».