La mutilazione subita nel sonno, le conseguenze permanenti e ora una valutazione di invalidità che non raggiunge la soglia necessaria per ottenere l’assegno mensile di assistenza. Mizanur Rahman, cittadino bengalese di 41 anni evirato dalla moglie ad Angri, è stato riconosciuto invalido civile solo al 67% dall’Inps. Il suo avvocato, Angelo Pisani, ha annunciato un ricorso.
Angri, evirato dalla moglie nel sonno: l’Inps riconosce un’invalidità del 67%, annunciato ricorso
La vicenda risale al mese di maggio. Secondo l’accusa, il quarantunenne sarebbe stato sedato con farmaci e successivamenteevirato mentre dormiva dalla seconda moglie, 35enne. La donna, attualmente detenuta in attesa del processo, avrebbe confessato, spiegando che era contraria alla decisione del marito di accogliere nella stessa abitazione anche la prima consorte.
Il decreto di giudizio immediato emesso il 22 giugno 2026 dal Gip del Tribunale di Nocera Inferiore contesta alla trentacinquenne il reato di lesioni personali gravissime. Nell’imputazione si fa riferimento alla perdita irreversibile dell’organo genitale e della capacità procreativa, conseguenze che dovranno essere accertate nel corso del procedimento.
Il riconoscimento dell’invalidità al 67%
Dopo quanto accaduto, Mizanur Rahman ha presentato all’Inps la richiesta per il riconoscimento dell’invalidità civile. L’Istituto gli ha attribuito una percentuale del 67%. Il valore riconosciuto, tuttavia, non consente di accedere all’assegno mensile di assistenza, previsto dalla normativa a partire da un’invalidità pari al 74%.
Il legale Angelo Pisani ha preannunciato un’azione per chiedere il riesame della valutazione medico-legale. «È una vicenda che lascia sgomenti. Un uomo mutilato per sempre, vittima di una violenza di inaudita ferocia, viene oggi valutato al 67%», afferma l’avvocato.
La difesa chiede che siano esaminate nel loro complesso le conseguenze fisiche, funzionali, psicologiche, sessuali e relazionali della mutilazione, oltre a una piena spiegazione dei criteri utilizzati per determinare la percentuale.
Pisani richiama anche il principio della parità di trattamento tra le vittime di violenza, sostenendo che il genere non debba incidere sull’attenzione istituzionale e sulle tutele riconosciute.
«Non vogliamo privilegi per gli uomini né minori tutele per le donne: vogliamo gli stessi diritti», sottolinea il legale, domandandosi se una vittima di sesso femminile avrebbe ricevuto la stessa valutazione e la medesima attenzione.
Le conseguenze per la famiglia
Secondo i legali, gli effetti della vicenda non riguardano esclusivamente il quarantunenne. Vengono inoltre richiamate le conseguenze traumatiche sui figli. Potere ai Diritti–1523.it e LUUV, attraverso gli avvocati Rita Ronchi, Antonella Esposito e Sergio Pisani, hanno annunciato la possibile costituzione di parte civile, qualora ne ricorrano i presupposti. «Il 67% non può chiudere questa storia e archiviare tanto dolore. Pretendiamo spiegazioni, parità di trattamento e giustizia», conclude Pisani.

