Alessia Elefante ha ripercorso i momenti drammatici vissuti durante la rapina nella casa parigina insieme a Donnarumma. In aula il fratello di uno degli imputati ha perso il controllo, rivolgendosi con insulti e minacce alle forze dell’ordine.
La corte ha inoltre valutato la richiesta avanzata dalla difesa di svolgere il dibattimento senza pubblico. Di fronte alla decisione contraria dei giudici, il 21enne imputato ha mantenuto un atteggiamento sprezzante, nonostante gli inviti a mantenere la calma, dichiarando di non voler prendere parte al procedimento e di non essere interessato alle conseguenze.
Nel corso dell’udienza sono emersi nuovi dettagli sull’assalto nel quale alla coppia erano stati sottratti beni per un valore superiore ai 500mila euro, tra orologi di pregio, borse firmate, denaro, gioielli e persino le chiavi di due automobili di lusso, una Mercedes e una Lamborghini. Alessia Elefante, oggi moglie del portiere del Manchester City, ha raccontato gli episodi più drammatici di quella notte tra il 21 e il 22 luglio 2023. All’epoca era incinta e, pochi giorni dopo l’aggressione, perse il bambino che portava in grembo. Si trattava di una gravidanza precedente a quella successiva, conclusasi con la nascita di Leo, primo figlio della coppia, venuto alla luce il 13 settembre 2024.
La donna raccontò agli investigatori di aver spiegato ai criminali la propria gravidanza, ma che questi non si erano fermati: l’avevano afferrata per i capelli e percossa ripetutamente, continuando a pretendere denaro e orologi. Quando aveva spiegato di non conoscere la combinazione della cassaforte, i rapinatori avevano reagito con ulteriore aggressività, convinti che stesse nascondendo la verità. L’esperienza ha provocato alla coppia conseguenze psicologiche profonde, riemerse anche durante la recente udienza.
Nel procedimento è coinvolto anche il 24enne Moktar Diop, che davanti ai giudici ha riconosciuto di aver partecipato alla rapina, negando però di aver aggredito fisicamente le vittime. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, anche gli altri partecipanti al colpo sarebbero stati sottoposti a violenze e costretti a prendere parte all’azione. Uno di loro si sarebbe tolto la vita durante la detenzione, nel timore di possibili ritorsioni. Gli altri due componenti del gruppo erano minorenni al momento dei fatti e sono già stati giudicati dalla magistratura francese, con condanne rispettivamente a tre e quattro anni di reclusione.
Rapina a Donnarumma, udienza segnata dalla tensione. Alessia Elefante racconta: «Aggredita mentre aspettavo un figlio»
Il procedimento contro i presunti autori della rapina ai danni del portiere della Nazionale Gianluigi Donnarumma e della sua compagna dell’epoca, Alessia Elefante, nella loro abitazione situata nella zona di Avenue Montaigne a Parigi, è stato sospeso poco dopo l’apertura della prima udienza. La coppia, oggi sposata e genitori di un bambino, ha scelto di non essere presente personalmente al processo, affidando la propria tutela ai legali.Momenti di tensione durante l’udienza
All’interno del sedicesimo tribunale penale di Parigi si sono verificati episodi particolarmente concitati. Ilyas «Ganito» Kherbouch, indicato come uno dei presunti organizzatori della rapina, ha avuto una reazione violenta, arrivando a rivolgere minacce agli agenti e ai magistrati. L’uomo, mentre si trovava sotto custodia, ha iniziato a inveire contro i poliziotti. Poco prima, gli stessi agenti avevano intimato al fratello dell’imputato di interrompere la conversazione con lui e successivamente gli avevano ordinato di uscire dall’aula.Il parente dell’imputato allontanato dalla polizia
La situazione è rapidamente degenerata. Kherbouch ha iniziato a rivolgere pesanti insulti alle guardie e a minacciarle, mentre gli operatori intervenuti per accompagnare fuori dall’aula il fratello dell’indagato venivano bersagliati da nuove provocazioni. Il familiare è stato infine condotto via con la forza, nonostante la resistenza opposta, in un clima diventato sempre più acceso.La corte ha inoltre valutato la richiesta avanzata dalla difesa di svolgere il dibattimento senza pubblico. Di fronte alla decisione contraria dei giudici, il 21enne imputato ha mantenuto un atteggiamento sprezzante, nonostante gli inviti a mantenere la calma, dichiarando di non voler prendere parte al procedimento e di non essere interessato alle conseguenze.
Nel corso dell’udienza sono emersi nuovi dettagli sull’assalto nel quale alla coppia erano stati sottratti beni per un valore superiore ai 500mila euro, tra orologi di pregio, borse firmate, denaro, gioielli e persino le chiavi di due automobili di lusso, una Mercedes e una Lamborghini. Alessia Elefante, oggi moglie del portiere del Manchester City, ha raccontato gli episodi più drammatici di quella notte tra il 21 e il 22 luglio 2023. All’epoca era incinta e, pochi giorni dopo l’aggressione, perse il bambino che portava in grembo. Si trattava di una gravidanza precedente a quella successiva, conclusasi con la nascita di Leo, primo figlio della coppia, venuto alla luce il 13 settembre 2024.
Il racconto di Alessia Elefante
I due stavano dormendo quando quattro malviventi riuscirono a entrare nell’abitazione passando da una finestra, dopo aver raggiunto il tetto utilizzando una scala. Donnarumma venne aggredito al volto con un tirapugni, minacciato con un’arma da taglio e successivamente immobilizzato. Elefante fu invece costretta a condurre i rapinatori fino alla cassaforte e, nonostante avesse comunicato di essere incinta, continuò a subire violenze.La donna raccontò agli investigatori di aver spiegato ai criminali la propria gravidanza, ma che questi non si erano fermati: l’avevano afferrata per i capelli e percossa ripetutamente, continuando a pretendere denaro e orologi. Quando aveva spiegato di non conoscere la combinazione della cassaforte, i rapinatori avevano reagito con ulteriore aggressività, convinti che stesse nascondendo la verità. L’esperienza ha provocato alla coppia conseguenze psicologiche profonde, riemerse anche durante la recente udienza.
Il calendario del procedimento
Il processo proseguirà nei prossimi giorni con l’audizione di altri testimoni e l’esame di ulteriori elementi probatori. Tra gli imputati figurano Kherbouch e il 22enne Khyan Mamouni, considerati tra i principali sospettati e già gravati da diversi precedenti. Secondo l’accusa, i due avrebbero organizzato l’azione criminale mentre erano detenuti.Nel procedimento è coinvolto anche il 24enne Moktar Diop, che davanti ai giudici ha riconosciuto di aver partecipato alla rapina, negando però di aver aggredito fisicamente le vittime. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, anche gli altri partecipanti al colpo sarebbero stati sottoposti a violenze e costretti a prendere parte all’azione. Uno di loro si sarebbe tolto la vita durante la detenzione, nel timore di possibili ritorsioni. Gli altri due componenti del gruppo erano minorenni al momento dei fatti e sono già stati giudicati dalla magistratura francese, con condanne rispettivamente a tre e quattro anni di reclusione.

