Ad Agropoli prende forma l’Ambulatorio Virtuale di Comunità, iniziativa di telemedicina nata da un protocollo d’intesa tra il Comune e l’ASL Salerno. Il progetto punta a offrire consulenze specialistiche a distanza attraverso una postazione attrezzata con strumenti informatici e connessione stabile, in uno spazio di circa venti metri quadrati messo a disposizione dall’ente locale come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
All’azienda sanitaria spetterà invece l’organizzazione delle prestazioni mediche da remoto. I professionisti opereranno attraverso una piattaforma digitale conforme alle normative sulla protezione dei dati personali. L’Asl curerà inoltre la formazione degli operatori comunali coinvolti e monitorerà l’andamento del servizio, con l’intento di verificare efficacia e qualità delle consulenze erogate.
L’attivazione dell’ambulatorio virtuale, tuttavia, ha innescato un acceso confronto politico. Le critiche non riguardano la telemedicina in sé, ma il contesto in cui l’iniziativa si inserisce: da anni il territorio rivendica il potenziamento del presidio ospedaliero locale e la riapertura del Pronto soccorso. In questo scenario, parte dell’opposizione ritiene che la nuova postazione digitale non possa sostituire interventi strutturali più incisivi.
Il consigliere comunale di minoranza Massimo La Porta ha espresso perplessità sulla scelta, sostenendo che strumenti tecnologici di questo tipo dovrebbero integrare una rete sanitaria solida e non rappresentare una risposta alternativa alla carenza di servizi in presenza. Secondo la sua posizione, la creazione di una postazione esterna al presidio ospedaliero rischierebbe di frammentare ulteriormente l’offerta sanitaria senza incidere sulle criticità legate alla carenza di personale medico.
Toni ancora più netti arrivano dal comitato civico impegnato nella difesa dell’ospedale cittadino. La portavoce Gisella Botticchio ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso, definendo insufficiente la misura rispetto alle esigenze della comunità locale.
Agropoli, via all’ambulatorio virtuale ma esplode la protesta
L’obiettivo dichiarato rientra in un piano più ampio di assistenza sanitaria destinato alle aree periferiche: ridurre le difficoltà di accesso ai servizi per anziani, persone con fragilità e cittadini residenti lontano dai presidi ospedalieri o dai distretti sanitari. Il Comune garantirà un locale idoneo, completo di arredi e dotazioni tecnologiche, oltre alla presenza di personale di supporto incaricato di assistere gli utenti durante le televisite, in particolare coloro che hanno minore dimestichezza con gli strumenti digitali.All’azienda sanitaria spetterà invece l’organizzazione delle prestazioni mediche da remoto. I professionisti opereranno attraverso una piattaforma digitale conforme alle normative sulla protezione dei dati personali. L’Asl curerà inoltre la formazione degli operatori comunali coinvolti e monitorerà l’andamento del servizio, con l’intento di verificare efficacia e qualità delle consulenze erogate.
L’attivazione dell’ambulatorio virtuale, tuttavia, ha innescato un acceso confronto politico. Le critiche non riguardano la telemedicina in sé, ma il contesto in cui l’iniziativa si inserisce: da anni il territorio rivendica il potenziamento del presidio ospedaliero locale e la riapertura del Pronto soccorso. In questo scenario, parte dell’opposizione ritiene che la nuova postazione digitale non possa sostituire interventi strutturali più incisivi.
Il consigliere comunale di minoranza Massimo La Porta ha espresso perplessità sulla scelta, sostenendo che strumenti tecnologici di questo tipo dovrebbero integrare una rete sanitaria solida e non rappresentare una risposta alternativa alla carenza di servizi in presenza. Secondo la sua posizione, la creazione di una postazione esterna al presidio ospedaliero rischierebbe di frammentare ulteriormente l’offerta sanitaria senza incidere sulle criticità legate alla carenza di personale medico.
Toni ancora più netti arrivano dal comitato civico impegnato nella difesa dell’ospedale cittadino. La portavoce Gisella Botticchio ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso, definendo insufficiente la misura rispetto alle esigenze della comunità locale.

