L'accoglienza dei migranti, sebbene tra difficoltà logistiche e un quadro nazionale preoccupante, rimane una risorsa per i piccoli comuni specialmente in provincia di Salerno. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Tuttavia, uno degli aspetti più interessanti rilevati dal report è il contributo essenziale delle aree interne alla rete di accoglienza. In questi piccoli comuni periferici della provincia salernitana, il numero di accoglimenti nei progetti Sai è salito a 731 dai precedenti 633 del 2023. Questo incremento dimostra come i piccoli borghi rappresentino un pilastro fondamentale per l’inclusione organizzata e contribuiscano in modo significativo al contrasto dello spopolamento.
Un altro elemento di rilievo è la distribuzione decentralizzata dell’accoglienza nell’area: la città capoluogo, Salerno, concentra appena lo 0,3% della capienza provinciale rispetto al 20,5% di Napoli e del 44,6% di Catania.
Sul piano nazionale però il quadro non è rassicurante. I Cas continuano a rappresentare il 71,9% del territorio contro il 24,7% dei Sai. ActionAid e Openpolis denunciano il caso: «Meno visibili le conseguenze concrete delle scelte amministrative sulla vita delle persone (soprattutto le più esposte) e sottrae al controllo parlamentare e della società civile le responsabilità e la stessa possibilità di verificare una politica pubblica».
Migranti, l’accoglienza come risorsa per i piccoli comuni della provincia di Salerno
Nella provincia di Salerno il sistema di accoglienza dei migranti continua a reggere, sebbene tra difficoltà logistiche legate alla riduzione della capacità complessiva e un quadro nazionale definito da alcuni esperti come un "non sistema". Questa è l'immagine che emerge dal rapporto «Centri d'Italia - La frontiera, ovunque», realizzato da ActionAid e Openpolis. Il documento evidenzia una gestione improntata sull’emergenza, che è ormai diventata una modalità operativa ordinaria.I numeri dell'accoglienza
L’area salernitana ospita 186 strutture dedicate, un incremento del 7,5% rispetto al 2023. Cresce in particolare il Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai), che passa da 145 a 158 centri, mentre i Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas) si mantengono stabili a 28 unità. Le persone accolte sono in tutto 2.603, con una leggera diminuzione rispetto alle 2.620 registrate nel 2023: 1.671 sono nei Cas (-1,94%), mentre 932 si trovano nei Sai (+1,75%). Complessivamente, i posti disponibili sono 2.925 (-0,81%), suddivisi tra i 1.820 dei Cas e i 1.105 dei Sai. Questi dati collocano la provincia di Salerno tra le prime dieci a livello nazionale per capienza totale, rappresentando il 2% della disponibilità complessiva in Italia; un valore comparabile con città come Firenze e Genova, e superiore a quello di Catania.Le strutture principali
Il buon funzionamento dei Cas in provincia di Salerno è sostenuto principalmente da grandi centri, tra cui spiccano il RoDoPa di Battipaglia con 324 ospiti su 342 posti disponibili, il Residence L’Oasi di Centola con 143 presenze, e il centro di Eboli che ospita 137 persone su 142 posti disponibili. Seguono il Villaggio El Pueblo a Capaccio Paestum con 131 ospiti e il Park Hotel di Sicignano degli Alburni con 119 presenze. Inoltre, il comune di Campagna da solo accoglie oltre 320 migranti distribuiti in cinque strutture diverse, mentre il Magyc di Eboli ospita altre 97 persone. Il modello salernitano si basa su un numero limitato di Cas, ma di grandi dimensioni, un aspetto che può sollevare criticità nella qualità dei servizi e nella tutela dei diritti degli ospiti. Non a caso, la media provinciale supera i 65 posti per struttura, ben al di sopra dei 38,8 registrati nel Mezzogiorno e dei soli 11,4 del Nord-Est.Tuttavia, uno degli aspetti più interessanti rilevati dal report è il contributo essenziale delle aree interne alla rete di accoglienza. In questi piccoli comuni periferici della provincia salernitana, il numero di accoglimenti nei progetti Sai è salito a 731 dai precedenti 633 del 2023. Questo incremento dimostra come i piccoli borghi rappresentino un pilastro fondamentale per l’inclusione organizzata e contribuiscano in modo significativo al contrasto dello spopolamento.
Mappa della solidarietà locale
A guidare questa rete diffusa di accoglienza ci sono località come Roscigno (29 presenze su 30 posti nei Sai), Sacco (19 su 21) e Bellosguardo (29 su 31). A questi si aggiungono realtà solide come Baronissi (50 presenze su 60 posti), Polla (44 su 51) e Roccadaspide (35 su 35), per non parlare delle numerose iniziative distribuite in comuni più piccoli come Felitto, Sant’Angelo a Fasanella, Ottati, Magliano Vetere, Castelnuovo Cilento e altri centri del territorio salernitano. Questi borghi, grazie alla scelta consapevole di ospitare progetti Sai, non solo combattono lo spopolamento ma dimostrano anche che un’integrazione ben pianificata può davvero funzionare.Un altro elemento di rilievo è la distribuzione decentralizzata dell’accoglienza nell’area: la città capoluogo, Salerno, concentra appena lo 0,3% della capienza provinciale rispetto al 20,5% di Napoli e del 44,6% di Catania.
Sul piano nazionale però il quadro non è rassicurante. I Cas continuano a rappresentare il 71,9% del territorio contro il 24,7% dei Sai. ActionAid e Openpolis denunciano il caso: «Meno visibili le conseguenze concrete delle scelte amministrative sulla vita delle persone (soprattutto le più esposte) e sottrae al controllo parlamentare e della società civile le responsabilità e la stessa possibilità di verificare una politica pubblica».

