Violenza sessuale prima dei 16 anni per 1,7 milioni di donne: il quadro allarmante che evidenzia l'Istat tramite il rapporto “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta - Anno 2025”. Nella maggior parte dei casi gli autori sono familiari, conoscenti o amici di famiglia.
Nel complesso, sono circa tre milioni le donne italiane, pari al 15,3%, e più di 244mila quelle straniere, l’11,4%, che almeno una volta prima dei 16 anni hanno subito una forma di violenza fisica o sessuale. È quanto emerge dal rapporto Istat “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta - Anno 2025”.
Circa il 9% delle donne ha inoltre riferito di essere stata vittima di violenze fisiche prima dei 16 anni. Tra gli episodi vengono indicati comportamenti come spinte, strattoni e schiaffi, ma anche aggressioni più gravi, tra cui calci, percosse con oggetti, ustioni e ferite provocate con armi.
Il rapporto evidenzia inoltre una forte correlazione tra le violenze subite durante l’infanzia e quelle vissute in età adulta. La quota di donne che hanno sperimentato violenze fisiche o sessuali da adulte è pari al 31,9% tra le italiane e al 27,4% tra le straniere. Questa percentuale aumenta quasi del doppio tra coloro che avevano già subito violenze fisiche o sessuali da bambine, raggiungendo il 57,2% per le italiane e il 56,8% per le straniere. Un andamento analogo emerge anche a livello europeo.
Anche la senatrice Michela Biancofiore, presidente del Gruppo Civici d’Italia-Udc-Noi Moderati-Maie-Centro Popolare al Senato, ha giudicato “allarmanti” le statistiche dell’Istat, affermando che dietro ai dati ci sono infanzie segnate dalla violenza e una responsabilità dalla quale nessuna istituzione dovrebbe sottrarsi.
La senatrice del Partito democratico Valeria Valente ha invece richiamato l’attenzione sul fatto che gli autori delle violenze non siano necessariamente sconosciuti o stranieri, sostenendo che in molti casi il responsabile si trovi all’interno dell’ambiente familiare.
La deputata di Fratelli d’Italia Cristina Almici ha infine osservato che, pur registrando un miglioramento rispetto ai dati del 2014, i numeri del rapporto non possono essere considerati rassicuranti.
Violenza sessuale prima dei 16 anni per 1,7 milioni di donne: il quadro allarmante che evidenzia l'Istat
Il 7,8% delle donne residenti in Italia ha dichiarato, nel 2025, di essere stata vittima di una violenza sessuale prima del compimento dei 16 anni. L’esperienza ha interessato poco meno di 1 milione e 650mila cittadine italiane, pari all’8,2%, e circa 73mila donne straniere, corrispondenti al 3,4%. Il dato risulta comunque in diminuzione rispetto al 2014, quando la percentuale si attestava al 10,6%.La fascia più colpita è quella tra gli 11 e i 16 anni
Gli episodi di violenza sessuale si concentrano soprattutto nella fascia compresa tra gli 11 e i 16 anni. Tra le donne italiane che hanno subito abusi, l’8,2% ricorda però di aver vissuto il primo episodio prima dei 6 anni. La percentuale arriva al 14,9% quando, oltre agli abusi sessuali, vengono considerate anche le violenze fisiche.Nel complesso, sono circa tre milioni le donne italiane, pari al 15,3%, e più di 244mila quelle straniere, l’11,4%, che almeno una volta prima dei 16 anni hanno subito una forma di violenza fisica o sessuale. È quanto emerge dal rapporto Istat “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta - Anno 2025”.
Tra gli autori soprattutto familiari, amici e conoscenti
I responsabili degli episodi di violenza sono nella maggior parte dei casi parenti, amici e amici della famiglia, quasi sempre uomini. Gli abusi sessuali commessi da componenti della famiglia risultano meno frequenti, ma tendono a ripetersi più volte quando si verificano. Oltre il 58% delle vittime, durante l’infanzia, non ha raccontato a nessuno quanto aveva subito.Circa il 9% delle donne ha inoltre riferito di essere stata vittima di violenze fisiche prima dei 16 anni. Tra gli episodi vengono indicati comportamenti come spinte, strattoni e schiaffi, ma anche aggressioni più gravi, tra cui calci, percosse con oggetti, ustioni e ferite provocate con armi.
La violenza più grave attribuita soprattutto ai genitori
Secondo l’Istat, gli episodi più gravi di violenza fisica durante l’infanzia sono riconducibili soprattutto ai genitori. Tra le donne straniere vittime delle forme più gravi, il 47,5% riferisce di essere stata colpita, picchiata o ferita dal padre, mentre nel 43,5% dei casi l’autrice è stata la madre. Per le donne italiane, invece, il padre risulta responsabile in circa il 40% degli episodi e la madre nel 28%.Il rapporto evidenzia inoltre una forte correlazione tra le violenze subite durante l’infanzia e quelle vissute in età adulta. La quota di donne che hanno sperimentato violenze fisiche o sessuali da adulte è pari al 31,9% tra le italiane e al 27,4% tra le straniere. Questa percentuale aumenta quasi del doppio tra coloro che avevano già subito violenze fisiche o sessuali da bambine, raggiungendo il 57,2% per le italiane e il 56,8% per le straniere. Un andamento analogo emerge anche a livello europeo.
Le reazioni
Le parlamentari del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Anna Bilotti, Alessandra Maiorino e Daniela Morfino hanno definito “impressionanti” i numeri diffusi dall’Istat, sottolineando come rappresentino una realtà che “troppo spesso inizia tra le mura di casa”. Proprio per questo, hanno ribadito la necessità dell’educazione sessuale e affettiva all’interno delle scuole.Anche la senatrice Michela Biancofiore, presidente del Gruppo Civici d’Italia-Udc-Noi Moderati-Maie-Centro Popolare al Senato, ha giudicato “allarmanti” le statistiche dell’Istat, affermando che dietro ai dati ci sono infanzie segnate dalla violenza e una responsabilità dalla quale nessuna istituzione dovrebbe sottrarsi.
La senatrice del Partito democratico Valeria Valente ha invece richiamato l’attenzione sul fatto che gli autori delle violenze non siano necessariamente sconosciuti o stranieri, sostenendo che in molti casi il responsabile si trovi all’interno dell’ambiente familiare.
La deputata di Fratelli d’Italia Cristina Almici ha infine osservato che, pur registrando un miglioramento rispetto ai dati del 2014, i numeri del rapporto non possono essere considerati rassicuranti.

