Arriva la svolta per il caso Villa Franca di Positano, la Cassazione mette un punto fermo alla guerra tra i nipoti del patron Russo: "Il testamento è falso". Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Il procedere intrecciato di indagini penali e cause civili si avvia ora verso una conclusione. Spetterà infatti alla Corte d'Appello civile di Salerno emettere un ulteriore giudizio nei prossimi mesi, confermando quanto stabilito dalla Suprema Corte: la nullità del testamento olografo lasciato da Mario Russo. Sullo sfondo emerge anche l'accusa di circonvenzione di incapace, accrescendo i sospetti. Di conseguenza, il destino del patrimonio conteso — stimato in circa cinquanta milioni di euro — è ancora tutto da definire tra i vari eredi coinvolti nella disputa.
Da una parte, si schierano i figli dei fratelli di Russo e una delle sue vedove (Giuseppe, Angela e Gabriella Russo, insieme ad Anna Maria Mandara), rappresentati dall'avvocato Caterina Biafora. Dall'altra, a rivendicare i loro diritti sono la sorella del defunto e sua figlia, rappresentate dai legali Giovanni e Valeria Verde.
Nel periodo successivo, complici il peggioramento della salute di Russo e la decisione di vivere con la sorella e la famiglia di quest'ultima, l'imprenditore nominò Francesca sua procuratrice attraverso un atto notarile nel maggio 2013. Alla sua morte riemerse però un nuovo testamento che designava come uniche eredi proprio la sorella e sua figlia.
Fu allora che esplose il contenzioso legale, portato avanti sia in sede civile che penale. La denuncia del nipote Giuseppe e degli altri eredi esclusi dal lascito scatenò un'inchiesta basata sull'ipotesi che Mario Russo fosse stato manipolato in favore dei due beneficiari designati nel secondo testamento. Sebbene il reato contestuale sia poi caduto in prescrizione, al termine del lungo iter giudiziario si è giunti alla conclusione della falsificazione del documento testamentario contestato. Ora gli eredi esclusi potranno giocare le loro carte per far valere i propri diritti patrimoniali.
Il punto fondamentale espresso dalla Cassazione è che l'autenticità della scrittura andava valutata direttamente sui documenti oggetto di contestazione, considerando la perizia grafologica come uno strumento accessorio e non determinante. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il giudizio sull'autenticità non può fondarsi su una semplice probabilità tecnica o sulla presunzione del "più probabile che non", ma deve trovare solide evidenze documentali.
Villa Franca, svolta sulla diatriba ereditaria a Positano: "Il testamento è stato falsificato"
La controversia che ruota attorno a un supposto testamento falso sembra uscita da un intrigo cinematografico, ma come spesso accade, la realtà riesce a superare ogni finzione. Al centro del caso c'è il patrimonio di Mario Russo, imprenditore e storico proprietario dell'ex Villa Franca di Positano, oggi conosciuta come HVF Villa Franca. Secondo una recente sentenza della Cassazione, il testamento che ha designato gli attuali eredi dell'imprenditore è stato riconosciuto come falso. Questa decisione arriva al culmine di un lungo percorso legale iniziato nel giugno 2017, dopo la morte di Russo e la lettura del suo presunto testamento.Il procedere intrecciato di indagini penali e cause civili si avvia ora verso una conclusione. Spetterà infatti alla Corte d'Appello civile di Salerno emettere un ulteriore giudizio nei prossimi mesi, confermando quanto stabilito dalla Suprema Corte: la nullità del testamento olografo lasciato da Mario Russo. Sullo sfondo emerge anche l'accusa di circonvenzione di incapace, accrescendo i sospetti. Di conseguenza, il destino del patrimonio conteso — stimato in circa cinquanta milioni di euro — è ancora tutto da definire tra i vari eredi coinvolti nella disputa.
Da una parte, si schierano i figli dei fratelli di Russo e una delle sue vedove (Giuseppe, Angela e Gabriella Russo, insieme ad Anna Maria Mandara), rappresentati dall'avvocato Caterina Biafora. Dall'altra, a rivendicare i loro diritti sono la sorella del defunto e sua figlia, rappresentate dai legali Giovanni e Valeria Verde.
La vicenda
Ripercorrendo i fatti, emerge che inizialmente, nel 2007, Mario Russo aveva redatto un testamento in cui nominava eredi i suoi fratelli Salvatore, Carlo e Francesca, suddividendo equamente tra loro la sua quota dell’hotel e le relative proprietà annesse, inclusi giardini e parcheggi. Tuttavia, secondo quanto denunciato in seguito dal nipote Giuseppe Russo, questo scenario mutò drasticamente con una successiva revoca del testamento originario.Nel periodo successivo, complici il peggioramento della salute di Russo e la decisione di vivere con la sorella e la famiglia di quest'ultima, l'imprenditore nominò Francesca sua procuratrice attraverso un atto notarile nel maggio 2013. Alla sua morte riemerse però un nuovo testamento che designava come uniche eredi proprio la sorella e sua figlia.
Fu allora che esplose il contenzioso legale, portato avanti sia in sede civile che penale. La denuncia del nipote Giuseppe e degli altri eredi esclusi dal lascito scatenò un'inchiesta basata sull'ipotesi che Mario Russo fosse stato manipolato in favore dei due beneficiari designati nel secondo testamento. Sebbene il reato contestuale sia poi caduto in prescrizione, al termine del lungo iter giudiziario si è giunti alla conclusione della falsificazione del documento testamentario contestato. Ora gli eredi esclusi potranno giocare le loro carte per far valere i propri diritti patrimoniali.
Le ragioni della sentenza della Cassazione
La Corte di Cassazione (Seconda sezione civile; Presidente Giuseppe Tedesco, Relatore Dario Cavallari) ha stabilito che la Corte d’Appello di Salerno aveva commesso un errore valutativo procedurale. In particolare, aveva basato la propria decisione quasi esclusivamente sulle conclusioni della perizia grafologica senza tenere pienamente conto della complessità della querela di falso.Il punto fondamentale espresso dalla Cassazione è che l'autenticità della scrittura andava valutata direttamente sui documenti oggetto di contestazione, considerando la perizia grafologica come uno strumento accessorio e non determinante. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il giudizio sull'autenticità non può fondarsi su una semplice probabilità tecnica o sulla presunzione del "più probabile che non", ma deve trovare solide evidenze documentali.

