Cronaca

Vicenza, papà dimesso dall'ospedale muore in poche ore a 33 anni: per i medici aveva solo un po' d'ansia

Annalisa Barra
Vicenza, papà dimesso dall'ospedale muore in poche ore a 33 anni: per i medici aveva solo un po' d'ansia
Papà dimesso dall'ospedale muore in poche ore a 33 anni. La tragedia si è consumata a Vicenza. Il tribunale di Vicenza ha accordato alla famiglia un risarcimento da 650mila euro che l'ospedale non ha ancora versato

Vicenza, dimesso dall'ospedale muore poco dopo

La mattina si era recato all'ospedale accusando dolori e battito accellerato ma lo avevano dimesso in poco tempo per "sindrome ansiosa". La sera, quando è tornato al pronto soccorso i medici lo hanno visto "trascinarsi" fino all'accettazione e 40 minuti dopo ne hanno costatato il decesso per problemi cardiaci. È morto così un 33enne di Isola Vicentina, giovane papà di una bimba di 2 anni.

I fatti

Per i fatti risalenti al 25 maggio del 2014 il giudice ha del Tribunale di Vicenza ha riconosciuto alla famiglia un risarcimento di oltre 650mila euro che però l'Azienda Aulss 8 Berica ad oggi non ha ancora versato. Una dimenticanza inspiegabile, anche perchè la sentenza è passata in giudicato dallo scorso settembre in quanto l'Aulss 8 non avrebbe fatto ricorso in Appello.

Dimesso dall'ospedale, muore in poche ore

Il 33enne residente a Isola Vicentina era arrivato all'ospedale San Bortolo di Vicenza alle 11 del mattino del 25 maggio 2014 lamentando dolori, battito accelerato, sensazione di irrigidimento al collo e alle braccia. Gli viene effettuato un elettrocardiaogramma, che risulta anomalo, ma alle 13 viene dimesso con la diagnosi di "sindrome ansiosa". Tuttavia quella sera stessa torna al pronto soccorso, dove gli infermieri riferiscono di averlo visto trascinarsi" fino all'accettazione. Questa volta non c'è niente da fare: soccorso alle 20:12, muore 40 minuti dopo per problemi cardiaci.

L'ospedale non ha ancora pagato il risarcimento

Il caso arriva in tribunale, dove i periti incaricati delle indagini evidenziano «una perdita di chance di sopravvivenza del paziente, a causa delle condotte dei sanitari, del 50 %» e accordano alla famiglia un risarcimento di 650mila euro, come evidenzia l'avvocato Paolo Salandin che assiste i familiari. Secondo la ricostruzione del legale, il decesso sarebbe stato determinato anche da mancati approfondimenti diagnostici e da una mancata osservazione di linee-guida: l'elettrocardiogramma "anormale" avrebbe infatti dovuto essere interpretato da un medico qualificato e richiedeva accertamenti 3 ore dopo in ospedale. Secondo quanto riporta l'avvocato, nonostante siano passati sette anni l’Azienda Sanitaria non ha ancora versato il risarcimento indicato dai giudici e non ha neanche risposto ai tentativi di conciliazione. «Confido - conclude il legale - che il pagamento sia effettuato entro brevissimo tempo per evitare ulteriori oneri ed azioni giudiziarie alla sanità vicentina e ulteriori dispendi inutili ai poveri congiunti della vittima».
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