L'Università degli Studi di Salerno ha creato CHeCloud, il Cultural Heritage Linked Open Data Cloud, una piattaforma cloud globale progettata per raccogliere, connettere e facilitare il riutilizzo dei metadati del patrimonio culturale mondiale pubblicati come open data, rendendoli accessibili a tutti.
Per affrontare questa sfida, l'Università degli Studi di Salerno ha creato CHeCloud, il Cultural Heritage Linked Open Data Cloud, una piattaforma cloud globale progettata per raccogliere, connettere e facilitare il riutilizzo dei metadati del patrimonio culturale mondiale pubblicati come open data, rendendoli accessibili a tutti.
Questo progetto è stato recentemente illustrato sulla rivista "Semantic Web", un punto di riferimento scientifico per le tecnologie del web intelligente, i Linked Data e i grafi di conoscenza. Realizzato da Antonio Lieto, Maria Angela Pellegrino e Gabriele Tuozzo in collaborazione con il CIIT Lab e l’ISIS Lab del Dipartimento di Informatica, il progetto integra intelligenza artificiale e tecnologie semantiche.
CHeCloud mira a trasformare i dati culturali frammentati in un sistema aperto e interconnesso, esplorabile da utenti umani e software intelligenti. Seguendo il principio dei Linked Open Data, permette che ogni informazione sia identificabile e collegabile ad altre: ad esempio, la scheda di un dipinto può essere connessa al suo autore, alle opere simili, agli istituzioni che lo custodiscono e ai periodi storici di riferimento.
Antonio Lieto spiega che iniziative come Europeana hanno già costruito strutture per aggregare dati culturali, ma a livello globale mancava un'organizzazione dei metadati. CHeCloud crea una "nuvola" di dati aperti e interconnessi che collega le informazioni di istituzioni globali legate al patrimonio culturale. Questa infrastruttura rende i dati più visibili, collegabili e riutilizzabili attraverso strumenti automatici.
Una delle caratteristiche distintive di CHeCloud è la diagnosi di FAIRness - acronimo che indica qualità fondamentali dei dati: Findable (facili da trovare), Accessible (accessibili), Interoperable (interoperabili) e Reusable (riutilizzabili). Con il supporto dell'intelligenza artificiale, la piattaforma assiste gestori di musei e dataset a individuare e superare criticità rispetto a questi principi. Maria Angela Pellegrino precisa che la piattaforma aiuta non solo a raccogliere dati ma anche a verificarne l'effettiva utilizzabilità. Può evidenziare se le risorse sono ben descritte, se i collegamenti funzionano, se i dati sono accessibili online e se seguono standard condivisi.
Una "nuvola" globale per il patrimonio culturale: inaugurata CHeCloud all'Università di Salerno
Il patrimonio culturale si è evoluto oltre la presenza fisica nei musei, archivi o monumenti. Oggi risiede anche nei dati digitali: cataloghi, schede descrittive, fotografie, mappe e collezioni online, una risorsa vasta ma spesso dispersa in sistemi che non dialogano facilmente tra loro.Per affrontare questa sfida, l'Università degli Studi di Salerno ha creato CHeCloud, il Cultural Heritage Linked Open Data Cloud, una piattaforma cloud globale progettata per raccogliere, connettere e facilitare il riutilizzo dei metadati del patrimonio culturale mondiale pubblicati come open data, rendendoli accessibili a tutti.
Questo progetto è stato recentemente illustrato sulla rivista "Semantic Web", un punto di riferimento scientifico per le tecnologie del web intelligente, i Linked Data e i grafi di conoscenza. Realizzato da Antonio Lieto, Maria Angela Pellegrino e Gabriele Tuozzo in collaborazione con il CIIT Lab e l’ISIS Lab del Dipartimento di Informatica, il progetto integra intelligenza artificiale e tecnologie semantiche.
CHeCloud mira a trasformare i dati culturali frammentati in un sistema aperto e interconnesso, esplorabile da utenti umani e software intelligenti. Seguendo il principio dei Linked Open Data, permette che ogni informazione sia identificabile e collegabile ad altre: ad esempio, la scheda di un dipinto può essere connessa al suo autore, alle opere simili, agli istituzioni che lo custodiscono e ai periodi storici di riferimento.
Antonio Lieto spiega che iniziative come Europeana hanno già costruito strutture per aggregare dati culturali, ma a livello globale mancava un'organizzazione dei metadati. CHeCloud crea una "nuvola" di dati aperti e interconnessi che collega le informazioni di istituzioni globali legate al patrimonio culturale. Questa infrastruttura rende i dati più visibili, collegabili e riutilizzabili attraverso strumenti automatici.
Una delle caratteristiche distintive di CHeCloud è la diagnosi di FAIRness - acronimo che indica qualità fondamentali dei dati: Findable (facili da trovare), Accessible (accessibili), Interoperable (interoperabili) e Reusable (riutilizzabili). Con il supporto dell'intelligenza artificiale, la piattaforma assiste gestori di musei e dataset a individuare e superare criticità rispetto a questi principi. Maria Angela Pellegrino precisa che la piattaforma aiuta non solo a raccogliere dati ma anche a verificarne l'effettiva utilizzabilità. Può evidenziare se le risorse sono ben descritte, se i collegamenti funzionano, se i dati sono accessibili online e se seguono standard condivisi.

