Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, la Cgil e la Filt Cgil di Salerno tornano a intervenire con forza nel dibattito sul futuro del trasporto pubblico locale, rilanciando una linea che il sindacato definisce consolidata e non negoziabile: stessi diritti, stesse tutele e stessi salari per tutti i lavoratori, attraverso l’individuazione di un unico grande vettore cui affidare i servizi minimi.
Una presa di posizione che arriva in una fase delicata, segnata da tensioni sindacali, ritardi amministrativi e profonde differenze di trattamento tra addetti che svolgono le medesime mansioni.
Trasporto pubblico, altolà della Cgil
In una nota congiunta firmata dai segretari generali Antonio Apadula e Gerardo Arpino, Cgil e Filt Cgil Salerno rivendicano la coerenza di un percorso avviato da anni. Già nel 2018, viene ricordato, la federazione dei trasporti indicò come obiettivo strategico il superamento della frammentazione del
sistema provinciale del trasporto pubblico, puntando su una governance unitaria, sul contrasto al subappalto e alle gare al massimo ribasso, e sulla costruzione di un modello industriale fondato su un unico soggetto in grado di garantire condizioni omogenee a tutto il personale. Una linea ribadita nel 2022 e confermata definitivamente nel 2023, senza arretramenti.
Secondo il sindacato, l’attuale assetto del settore nella provincia di Salerno continua a produrre effetti distorsivi. La presenza di più imprese, con differenti capacità economiche e organizzative, ha generato nel tempo una dispersione di risorse, una carenza di investimenti strutturali e, soprattutto, disuguaglianze marcate tra lavoratori che, a parità di funzioni, si trovano a operare con contratti, salari e tutele differenti. Una situazione che, per Cgil e Filt Cgil, non è più sostenibile e incide negativamente anche sulla qualità del servizio offerto all’utenza.
Nel mirino finiscono anche le responsabilità politiche e amministrative. I segretari parlano di una fase caratterizzata da dichiarazioni definite strumentali e prive di effetti concreti da parte di altre sigle sindacali, rivendicando invece una posizione assunta “senza ambiguità”. Particolarmente critica viene giudicata la mancata firma e convalida del Piano economico finanziario del Lotto 1, un passaggio ritenuto essenziale per garantire certezza, stabilità e prospettive future al sistema. Senza il Pef, sottolinea il sindacato, viene meno qualsiasi base solida per la programmazione e la tutela occupazionale.
Centrale, infine, il richiamo alla clausola sociale,
considerata un vincolo inderogabile e non una semplice formula formale. La continuità occupazionale del personale, in caso di affidamento dei servizi, deve avvenire senza interruzioni e senza differenze di trattamento economico o normativo. Qualsiasi ipotesi che introduca lavoratori con diritti differenziati viene definita inaccettabile e destinata a incontrare una opposizione netta.
Per Cgil e Filt Cgil Salerno, gli investimenti messi in campo dalla Regione dimostrano che un’alternativa è possibile, ma rischiano di essere vanificati in assenza di una scelta chiara: una governance unitaria e un unico grande vettore per i servizi minimi, capace di coniugare efficienza industriale e piena tutela del lavoro.