La parola fine sulla celeberrima saga della "Sonrisa" rischia di essere stata scritta definitivamente a Roma. I giudici della Quarta Sezione della Corte di Cassazione hanno infatti respinto l'istanza di revisione processuale avanzata dai legali della famiglia Polese. Si infrangono così le residue aspettative di riapertura per il sontuoso complesso alberghiero di Sant’Antonio Abate, ascesa alla ribalta internazionale e diventato una vera e propria icona pop grazie al docu-reality televisivo «Il Castello delle Cerimonie».
Il collegio di difesa – composto dagli avvocati Dario Vannetiello, Veronica Paturzo, Andrea Castaldo e Stefano Montone – non nasconde la forte delusione, sottolineando come la stessa Procura Generale della Cassazione avesse espresso parere favorevole all'annullamento della precedente sentenza della Corte d’Appello di Roma. I legali puntavano su un pacchetto di sette nuove perizie tecniche, urbanistiche e geologiche per dimostrare l'assenza di danni al territorio e far valere l'avvenuta prescrizione del reato prima del rinvio a giudizio.
Nonostante la pesante battuta d'arresto, la battaglia legale non si ferma del tutto: si attende a breve un ulteriore responso della Cassazione su un ricorso incentrato sulla presunta falsità di un elemento probatorio, mentre è già in discussione un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Sul piano locale la situazione resta esplosiva. La serrata della struttura ha azzerato oltre cento posti di lavoro diretti, piegando l'intero indotto economico composto da musicisti, fotografi, cuochi e ditte di fornitura. Nel frattempo, per arginare l'emergenza occupazionale e sociale e gestire il ricollocamento dei banchetti già prenotati, il Prefetto di Napoli Michele di Bari ha istituito un apposito tavolo di crisi istituzionale.
Sonrisa, verdetto tombale della Cassazione
L'attività dell'hotel era già ferma dallo scorso 15 giugno, a seguito del pronunciamento del Consiglio di Stato che aveva confermato l'annullamento delle autorizzazioni commerciali da parte del Comune. L'ente locale è infatti l'attuale proprietario della struttura ricettiva in virtù del provvedimento di confisca per lottizzazione abusiva diventato irrevocabile nel 2024, epilogo di un'indagine giudiziaria avviata oltre quindici anni fa.Il collegio di difesa – composto dagli avvocati Dario Vannetiello, Veronica Paturzo, Andrea Castaldo e Stefano Montone – non nasconde la forte delusione, sottolineando come la stessa Procura Generale della Cassazione avesse espresso parere favorevole all'annullamento della precedente sentenza della Corte d’Appello di Roma. I legali puntavano su un pacchetto di sette nuove perizie tecniche, urbanistiche e geologiche per dimostrare l'assenza di danni al territorio e far valere l'avvenuta prescrizione del reato prima del rinvio a giudizio.
Nonostante la pesante battuta d'arresto, la battaglia legale non si ferma del tutto: si attende a breve un ulteriore responso della Cassazione su un ricorso incentrato sulla presunta falsità di un elemento probatorio, mentre è già in discussione un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Sul piano locale la situazione resta esplosiva. La serrata della struttura ha azzerato oltre cento posti di lavoro diretti, piegando l'intero indotto economico composto da musicisti, fotografi, cuochi e ditte di fornitura. Nel frattempo, per arginare l'emergenza occupazionale e sociale e gestire il ricollocamento dei banchetti già prenotati, il Prefetto di Napoli Michele di Bari ha istituito un apposito tavolo di crisi istituzionale.

