La sentenza in Appello per il crac Ifil è stata nuovamente rinviata, questa volta al 15 giugno, a causa del sovraccarico del ruolo. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Dopo la requisitoria del Procuratore generale risalente a febbraio e numerosi rinvii, si dovrà attendere ancora per l'esito del processo. Proprio nel giorno dell'elezione di Vincenzo De Luca a nuovo sindaco, permane l'incertezza per il figlio Piero, deputato e segretario regionale del Pd. Per lui la Procura Generale ha richiesto una condanna a due anni di reclusione, riformando la sentenza di primo grado che lo aveva assolto dall'accusa di bancarotta fraudolenta.
Finora, l'unico condannato era stato Giuseppe Amato junior, mentre per gli altri imputati le responsabilità penali erano state escluse. La Procura, invece, ha richiesto una modifica della sentenza anche per gli altri amministratori coinvolti: due anni e sei mesi per Luigi Avino ed Emilio Ferraro; un anno e quattro mesi per Valentina Lamberti, moglie di Del Mese. È stato invece confermato il verdetto di primo grado di due mesi per Giuseppe Amato Jr., mentre Marianna Gatto rimane l’unica tra gli imputati per la quale non è stato presentato appello né richiesta alcuna condanna.
Secondo l'accusa, il dissesto finanziario della Ifil sarebbe stato aggravato da operazioni giudicate estranee agli interessi della società. Tra queste figurerebbe il pagamento di biglietti aerei per il Lussemburgo, dove Piero De Luca lavorava come avvocato tra il 2009 e il 2011. La Procura ritiene che tali spese non fossero giustificate dall'attività aziendale e configurassero una distrazione di fondi a danno dei creditori. Di contro, la difesa, rappresentata dagli avvocati Andrea Castaldo, Mariano Salvio, Luigi Gargiulo e Michele Tedesco, sostiene la piena legittimità delle trasferte e nega qualsiasi irregolarità o vantaggi illeciti.
Crac Ifil: rinviata al 15 giugno la sentenza d'Appello a causa del sovraccarico del ruolo
La sentenza in Appello per il crac Ifil è stata nuovamente rinviata, questa volta al 15 giugno, a causa del sovraccarico del ruolo. L'inchiesta della Procura aveva acceso i riflettori sulla gestione della società immobiliare che, durante l'apogeo urbanistico salernitano, si occupava della trasformazione dell'ex Pastificio Amato di Mariconda in un complesso residenziale.Dopo la requisitoria del Procuratore generale risalente a febbraio e numerosi rinvii, si dovrà attendere ancora per l'esito del processo. Proprio nel giorno dell'elezione di Vincenzo De Luca a nuovo sindaco, permane l'incertezza per il figlio Piero, deputato e segretario regionale del Pd. Per lui la Procura Generale ha richiesto una condanna a due anni di reclusione, riformando la sentenza di primo grado che lo aveva assolto dall'accusa di bancarotta fraudolenta.
Finora, l'unico condannato era stato Giuseppe Amato junior, mentre per gli altri imputati le responsabilità penali erano state escluse. La Procura, invece, ha richiesto una modifica della sentenza anche per gli altri amministratori coinvolti: due anni e sei mesi per Luigi Avino ed Emilio Ferraro; un anno e quattro mesi per Valentina Lamberti, moglie di Del Mese. È stato invece confermato il verdetto di primo grado di due mesi per Giuseppe Amato Jr., mentre Marianna Gatto rimane l’unica tra gli imputati per la quale non è stato presentato appello né richiesta alcuna condanna.
Secondo l'accusa, il dissesto finanziario della Ifil sarebbe stato aggravato da operazioni giudicate estranee agli interessi della società. Tra queste figurerebbe il pagamento di biglietti aerei per il Lussemburgo, dove Piero De Luca lavorava come avvocato tra il 2009 e il 2011. La Procura ritiene che tali spese non fossero giustificate dall'attività aziendale e configurassero una distrazione di fondi a danno dei creditori. Di contro, la difesa, rappresentata dagli avvocati Andrea Castaldo, Mariano Salvio, Luigi Gargiulo e Michele Tedesco, sostiene la piena legittimità delle trasferte e nega qualsiasi irregolarità o vantaggi illeciti.

