Dopo quasi quattro decenni si chiude un capitolo importante per il complesso monumentale di San Pietro a Corte, nel cuore del centro storico di Salerno. I volontari del Gruppo Archeologico Salernitano (GAS) hanno lasciato gli spazi che hanno gestito sin dagli anni ’90, tra polemiche e accuse reciproche. Da una parte il presidente Felice Pastore parla apertamente di “sfratto”; dall’altra la Curia arcivescovile respinge le contestazioni, sostenendo che si tratta di una riorganizzazione necessaria per una gestione più strutturata del sito.
Dalla gestione volontaria al passaggio a “Salerno Sacra”
Per anni il GAS ha curato accoglienza, visite guidate gratuite e valorizzazione della chiesa simbolo della Salerno longobarda, in convenzione prima con la Soprintendenza e poi con la Confraternita di Santo Stefano.
Secondo quanto previsto dagli accordi, i volontari garantivano l’apertura nei fine settimana e in altri giorni concordati, offrendo supporto ai visitatori senza richiedere alcun biglietto. Inoltre, il gruppo avrebbe contribuito con risorse proprie a interventi strutturali, tra cui la pulizia e illuminazione del campanile e il restauro della campana del 1456.
La svolta arriva tra il 2024 e il 2025: con decisione dell’arcivescovo Andrea Bellandi, la gestione passa direttamente a Salerno Sacra, circuito ecclesiastico che promuove un itinerario integrato tra arte e fede. Contestualmente viene introdotto un biglietto d’ingresso da 9 euro, valido anche per la visita ad altri siti religiosi cittadini come il Duomo, la Chiesa di San Giorgio e il Museo Diocesano.
Le accuse del GAS
Felice Pastore non nasconde l’amarezza. Secondo il presidente del Gruppo Archeologico, la decisione avrebbe interrotto un’esperienza di volontariato che per decenni ha garantito accesso gratuito e tutela del monumento.
"L’etica religiosa è superiore all’economia", sostiene Pastore, ricordando le condizioni di degrado in cui il complesso versava negli anni ’90 e rivendicando il lavoro svolto dai volontari per riportarlo allo splendore attuale. Il nodo centrale della contestazione è l’introduzione del ticket, percepito come una trasformazione del luogo di culto in sito a pagamento.
La replica della Curia: “Servono risorse e professionalità”
Di tutt’altro avviso don Felice Moliterno, responsabile dell’Unità Pastorale Centro Storico. Per la Curia la polemica sarebbe “pretestuosa”. La gestione affidata a Salerno Sacra – spiegano dagli ambienti ecclesiastici – consentirebbe un’apertura continuativa, superando i limiti dei soli fine settimana. Inoltre, gli introiti del biglietto servirebbero a garantire la manutenzione dei beni ecclesiastici e a creare nuove opportunità lavorative.
Viene inoltre contestato l’utilizzo degli spazi, definiti in alcuni passaggi come una sorta di “bazar”, accusa che i volontari respingono. La vicenda non sembra destinata a chiudersi rapidamente. Pastore sta raccogliendo documentazione storica per sostenere la tesi secondo cui la proprietà del complesso sarebbe riconducibile alla Confraternita di Santo Stefano e non direttamente alla Curia.
Intanto, San Pietro a Corte entra ufficialmente nel circuito a pagamento di Salerno Sacra, segnando una nuova fase per uno dei simboli della Salerno medievale.
Resta aperto il dibattito: tra esigenze di sostenibilità economica e principio di accesso libero ai luoghi di culto, la città si interroga su quale debba essere il futuro dei propri beni ecclesiastici e culturali.

