Il porto di Salerno non è solo un hub logistico fondamentale per l'economia del Mezzogiorno, ma si conferma uno dei nodi nevralgici nelle rotte della criminalità organizzata nazionale e transnazionale. È quanto emerge dalla terza edizione di "Diario di Bordo", il dossier di Libera presentato oggi a Firenze, che mappa le proiezioni delle mafie negli scali italiani nell'ultimo quadriennio (2022-2025).
L’analisi del 2025 evidenzia inoltre una preoccupante "metastasizzazione" del fenomeno verso la provincia. Per la prima volta, infatti, i radar delle forze dell'ordine hanno intercettato reati anche in porti minori e a vocazione turistica come Agropoli (colpito da furti di imbarcazioni) e Acciaroli, dove è emerso il fenomeno dell'occupazione abusiva del demanio marittimo.
Il dossier ricostruisce trent'anni di inchieste (1994-2024), svelando come il porto di Salerno sia un terreno di scontro e, talvolta, di cooperazione tra matrici mafiose diverse. Se storicamente l'ombra della camorra è stata rappresentata dai clan Annunziata-Aquino e Tamarisco, oggi è la 'ndrangheta a giocare un ruolo da protagonista.
In particolare, il clan Alvaro viene indicato come uno dei gruppi più attivi nell'utilizzo dello scalo salernitano come alternativa ai porti calabresi, ormai troppo monitorati. Il porto diventa così una "lavatrice" finanziaria e uno snodo per il narcotraffico, dove la cocaina e la marijuana vengono occultate in carichi legali pronti per essere distribuiti nel mercato europeo.
Il documento di Libera accende un faro sulle criticità strutturali che rendono Salerno così "appetibile". La natura multipurpose dello scalo — capace di gestire dai container alle merci deperibili fino ai veicoli — moltiplica le possibilità di occultamento.
Ma il rischio più grande resta l'infiltrazione silente nell'economia legale. Il rapporto lancia un monito chiaro: le mafie non puntano solo ai traffici, ma a condizionare l'indotto, i servizi e la logistica attraverso la pressione finanziaria e il rischio corruttivo.
"I porti non sono solo banchine, ma spazi dove si decidono le strategie dei clan per l'intero territorio," si legge nel dossier.
Per Salerno, la sfida del 2026 sarà quella di alzare il livello di vigilanza, integrando intelligence e tracciamento elettronico per evitare che il "diario di bordo" della legalità continui a essere scritto sotto dettatura delle consorterie criminali.
Salerno crocevia dei traffici: cosa emerge dal rapporto "Diario di Bordo"
Secondo i dati raccolti dall'associazione fondata da Don Luigi Ciotti, lo scalo cittadino si piazza stabilmente nella "top 10" nazionale dell'illegalità. Con 21 episodi criminali registrati negli ultimi quattro anni, Salerno condivide il decimo posto con Napoli, delineando un asse campano particolarmente sensibile alle infiltrazioni.L’analisi del 2025 evidenzia inoltre una preoccupante "metastasizzazione" del fenomeno verso la provincia. Per la prima volta, infatti, i radar delle forze dell'ordine hanno intercettato reati anche in porti minori e a vocazione turistica come Agropoli (colpito da furti di imbarcazioni) e Acciaroli, dove è emerso il fenomeno dell'occupazione abusiva del demanio marittimo.
Il dossier ricostruisce trent'anni di inchieste (1994-2024), svelando come il porto di Salerno sia un terreno di scontro e, talvolta, di cooperazione tra matrici mafiose diverse. Se storicamente l'ombra della camorra è stata rappresentata dai clan Annunziata-Aquino e Tamarisco, oggi è la 'ndrangheta a giocare un ruolo da protagonista.
In particolare, il clan Alvaro viene indicato come uno dei gruppi più attivi nell'utilizzo dello scalo salernitano come alternativa ai porti calabresi, ormai troppo monitorati. Il porto diventa così una "lavatrice" finanziaria e uno snodo per il narcotraffico, dove la cocaina e la marijuana vengono occultate in carichi legali pronti per essere distribuiti nel mercato europeo.
Auto di lusso e ricettazione globale
Non solo droga. Salerno si distingue per essere un terminale della ricettazione internazionale. Il rapporto cita il caso emblematico del sequestro di dieci auto di lusso (prevalentemente Honda e Toyota) stipate in 11 container provenienti dal Canada e diretti in Guinea. Un giro d'affari da oltre mezzo milione di euro che dimostra come lo scalo salernitano sia perfettamente integrato nelle rotte della criminalità globale.Il documento di Libera accende un faro sulle criticità strutturali che rendono Salerno così "appetibile". La natura multipurpose dello scalo — capace di gestire dai container alle merci deperibili fino ai veicoli — moltiplica le possibilità di occultamento.
Ma il rischio più grande resta l'infiltrazione silente nell'economia legale. Il rapporto lancia un monito chiaro: le mafie non puntano solo ai traffici, ma a condizionare l'indotto, i servizi e la logistica attraverso la pressione finanziaria e il rischio corruttivo.
"I porti non sono solo banchine, ma spazi dove si decidono le strategie dei clan per l'intero territorio," si legge nel dossier.
Per Salerno, la sfida del 2026 sarà quella di alzare il livello di vigilanza, integrando intelligence e tracciamento elettronico per evitare che il "diario di bordo" della legalità continui a essere scritto sotto dettatura delle consorterie criminali.

