Continua il caso dei rifiuti italo-tunisini partiti da Polla, arrivati a Sousse, rimpatriati e bruciati a Persano: scattano controlli rigorosi al porto di Salerno. «Occorre una normativa più omogenea per evitare altri casi come quelli del Diano», spiegato Morrone. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
La Commissione è partita proprio dal caso Sra: i rifiuti partiti da Polla per essere smaltiti in Tunisia ma per varie illegalità tornati in Italia e bruciati nell'area militare di Persano. Sul caso del traffico, a Salerno, è in corso ancora il processo con 10 imputati mentre le indagini sono ancora in corso sui rifiuti bruciati. Da questa situazioni sono partiti i controlli che hanno inquadrato altri episodi simili nel Trentino.
In conclusione, la Commissione ha evidenziato come da un lato l'Italia è il Paese dove si effettuano maggiori controlli ma allo stesso tempo esista ancora la necessità di investire per aumentare e specializzare sempre di più il personale. Ci sarebbero falle nelle verifiche, documenti falsi e norme non omogenee tra gli Stati sia europei che extra europei che diventano punti evidenti e sui quali bisogna intervenire come emerge dalla relazione di 199 pagine.
Fra le maggiori criticità emerge il cosiddetto 'giro-bolla': attraverso la falsificazione di documenti di accompagnamento e dei registri di carico e scarico, i rifiuti vengono declassati a non pericolosi anche se in realtà lo sono. In alcuni casi, i materiali vengono illegalmente fatti passare per materia prima seconda in modo da eludere i rigidi controlli doganali e viaggiare con semplici documenti di trasporto. Questo è il caso degli 82 container carichi di quasi 10mila tonnellate di rifiuti partiti dal porto di Salerno con la scusa del recupero e finiti invece stoccati o incendiati in capannone in Tunisia.
«Il quadro che emerge - ha spiegato Morrone - evidenzia innanzitutto un miglioramento nei controlli: nel porto di Salerno, ad esempio, è ora operativo uno scanner che prima non c'era. Abbiamo evidenziato l'urgenza di una normativa omogenea a livello internazionale». Fra i presenti anche il senatore di Fratelli d'Italia, Antonio Iannone: «Non si può chiudere la vicenda come fosse stata una disgrazia, visto che ci sarà certamente un esborso di denaro pubblico per pagare l'occupazione della banchina a Sousse durante il sequestro, il viaggio della nave di rientro a Salerno, la bonifica del rogo a Persano e lo smaltimento della bomba ecologica che il fallimento della Sra ha lasciato a Polla».
Rifiuti italo-tunisini a Persano, scattano i controlli al porto di Salerno
Il caso dei rifiuti italo-tunisini partiti da Polla, arrivati a Sousse, rimpatriati e bruciati a Persano è ormai diventato un caso emblematico a livello nazionale. Così come il porto di Salerno e lo scanner di ultima generazione che serve ad esaminare i carichi. La relazione della commissione è stata presentata nella mattinata di mercoledì 8 aprile in Prefettura. A presiedere la Commissione Parlamentare d'inchiesta sui traffici transnazionali di rifiuti è Jacopo Morrone insieme ai relatori di maggioranza e minoranza ovvero la senatrice Simona Petrucci e il senatore Pietro Lorefice. Presenti anche il prefetto di Salerno Francesco Esposito e il sottosegretario Antonio Iannone.La Commissione è partita proprio dal caso Sra: i rifiuti partiti da Polla per essere smaltiti in Tunisia ma per varie illegalità tornati in Italia e bruciati nell'area militare di Persano. Sul caso del traffico, a Salerno, è in corso ancora il processo con 10 imputati mentre le indagini sono ancora in corso sui rifiuti bruciati. Da questa situazioni sono partiti i controlli che hanno inquadrato altri episodi simili nel Trentino.
In conclusione, la Commissione ha evidenziato come da un lato l'Italia è il Paese dove si effettuano maggiori controlli ma allo stesso tempo esista ancora la necessità di investire per aumentare e specializzare sempre di più il personale. Ci sarebbero falle nelle verifiche, documenti falsi e norme non omogenee tra gli Stati sia europei che extra europei che diventano punti evidenti e sui quali bisogna intervenire come emerge dalla relazione di 199 pagine.
La scelta
La scelta della presentazione a Salerno nasce dalla insistenza di Antonio Iannone, anche in riferimento all'attenzione che si deve porre sui fatti di Persano e del porto di Salerno dotato di un sistema di scansione Hcvm di ultima generazione gestito dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.Fra le maggiori criticità emerge il cosiddetto 'giro-bolla': attraverso la falsificazione di documenti di accompagnamento e dei registri di carico e scarico, i rifiuti vengono declassati a non pericolosi anche se in realtà lo sono. In alcuni casi, i materiali vengono illegalmente fatti passare per materia prima seconda in modo da eludere i rigidi controlli doganali e viaggiare con semplici documenti di trasporto. Questo è il caso degli 82 container carichi di quasi 10mila tonnellate di rifiuti partiti dal porto di Salerno con la scusa del recupero e finiti invece stoccati o incendiati in capannone in Tunisia.
«Il quadro che emerge - ha spiegato Morrone - evidenzia innanzitutto un miglioramento nei controlli: nel porto di Salerno, ad esempio, è ora operativo uno scanner che prima non c'era. Abbiamo evidenziato l'urgenza di una normativa omogenea a livello internazionale». Fra i presenti anche il senatore di Fratelli d'Italia, Antonio Iannone: «Non si può chiudere la vicenda come fosse stata una disgrazia, visto che ci sarà certamente un esborso di denaro pubblico per pagare l'occupazione della banchina a Sousse durante il sequestro, il viaggio della nave di rientro a Salerno, la bonifica del rogo a Persano e lo smaltimento della bomba ecologica che il fallimento della Sra ha lasciato a Polla».

