A Sala Consilina, 46 anni dopo il sisma del 1980, prende finalmente il via la ristrutturazione di un edificio danneggiato, tra lungaggini burocratiche e attese interminabili. Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, i lavori riguardano una casa nel centro storico di via Diego Gatta, parzialmente crollata il 27 dicembre 2012 senza provocare feriti, ma costringendo la famiglia residente al piano terra a lasciare l’immobile.
Il percorso amministrativo è stato complesso: il Comune aveva emesso un’ordinanza per la messa in sicurezza del fabbricato il 28 dicembre e approvato la perizia di stima il 23 gennaio 2017, completando gli interventi di sicurezza nel 2019. Solo il 5 febbraio di quest’anno è stato rilasciato il “Buon contributo” relativo ai fondi pubblici del 1992, sbloccando l’iter per l’avvio dei lavori.
Il ritardo è legato alla gestione della graduatoria comunale stilata nel 1992: la pratica della famiglia, numero 1073, è stata esaminata solo dopo aver definito le 1.072 richieste precedenti, rispettando l’ordine cronologico e i requisiti di priorità previsti dalla legge 32/92. L’assegnazione dei fondi ministeriali è avvenuta in diverse annualità, subordinata alle disponibilità finanziarie, e il Comune ha costantemente monitorato la pratica dimostrando interesse nel garantire il completamento dell’iter.
Il via ai lavori segna dunque la conclusione di un lungo percorso burocratico e rappresenta un importante passo per restituire sicurezza e vivibilità a un immobile rimasto per decenni in attesa di intervento
Lavori per casa terremotata partono dopo 46 anni
La vicenda affonda le radici nel 1984, quando i proprietari del piano superiore presentarono la richiesta di ristrutturazione post sisma. Il progetto esecutivo, redatto dall’architetto Gianfranco Petrocelli e dall’ingegnere Carmine Petti, è stato approvato solo recentemente, con il via libera ufficiale del Comune di Sala Consilina basato sulla delibera Cipe del 13 luglio 1993, che destinava quattro milioni di euro al recupero degli edifici colpiti dagli eventi sismici del 1980-1981.Il percorso amministrativo è stato complesso: il Comune aveva emesso un’ordinanza per la messa in sicurezza del fabbricato il 28 dicembre e approvato la perizia di stima il 23 gennaio 2017, completando gli interventi di sicurezza nel 2019. Solo il 5 febbraio di quest’anno è stato rilasciato il “Buon contributo” relativo ai fondi pubblici del 1992, sbloccando l’iter per l’avvio dei lavori.
Il ritardo è legato alla gestione della graduatoria comunale stilata nel 1992: la pratica della famiglia, numero 1073, è stata esaminata solo dopo aver definito le 1.072 richieste precedenti, rispettando l’ordine cronologico e i requisiti di priorità previsti dalla legge 32/92. L’assegnazione dei fondi ministeriali è avvenuta in diverse annualità, subordinata alle disponibilità finanziarie, e il Comune ha costantemente monitorato la pratica dimostrando interesse nel garantire il completamento dell’iter.
Il via ai lavori segna dunque la conclusione di un lungo percorso burocratico e rappresenta un importante passo per restituire sicurezza e vivibilità a un immobile rimasto per decenni in attesa di intervento

