Al Referendum istituzionale del lontano 1946 i cittadini salernitani scelsero di sostenere la monarchia, in linea con molte altree aree dell'Italia meridionale. Quell'evento vide una campagna elettorale intensa e combattuta. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Nel corso della campagna referendaria, i repubblicani tennero comizi e incontri in molti comuni della provincia. Tuttavia, l'opposizione fu spesso ostile: a Teggiano, ad esempio, Pietro Amendola del Partito Comunista fu bloccato da contadini armati di zappe e coltelli, istigati dalle autorità religiose locali. Nonostante questi ostacoli, ci furono momenti significativi come il corteo a Salerno dopo un comizio di Pietro Nenni, che vide scendere in strada una folla gremita di operai, contadini del Cilento e professionisti.
Il risultato delle urne confermò però l'enorme difficoltà per i sostenitori della Repubblica. In tutta la provincia di Salerno, la monarchia prevalse con più del 75% dei voti (264.721 contro 87.453 per la Repubblica). Lo stesso schema si ripeté nei singoli comuni, con poche eccezioni. Solo otto comuni si distinsero per una maggioranza repubblicana: nel Cilento, Pisciotta registrò il risultato più straordinario con l'88% dei voti a favore della Repubblica. Altri esempi furono San Gregorio Magno (72%), Controne (67%) e altri centri come Rutino, Colliano e Torchiara. A Valle dell'Angelo il margine fu minimo: con appena due voti di differenza (204 contro 202), la Repubblica risultò vincente.
Nei comuni dove la Repubblica ottenne la maggioranza, i voti per l'Assemblea Costituente andarono principalmente a partiti repubblicani e di sinistra. A Pisciotta, per esempio, il primo partito fu l'Unione Democratica Nazionale seguita dalla Democrazia Cristiana e dall'Uomo Qualunque. A San Gregorio Magno prevalsero il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e il Partito d’Azione. Anche negli altri comuni repubblicani come Controne, Rutino e Torchiara emerse un sostegno significativo per i movimenti repubblicani e socialisti.
Nonostante l'impegno dei repubblicani nella provincia di Salerno, i risultati sancirono chiaramente la vittoria della monarchia nella regione. Tuttavia, in alcune realtà locali si intravide uno spirito di rinnovamento che avrebbe contribuito alla costruzione del nuovo assetto democratico dell'Italia postbellica.
Festa della Repubblica, al referendum istituzionale del 1946 i salernitani scelsero di sostenere la monarchia
Nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, la popolazione della provincia di Salerno manifestò un sostegno schiacciante per la monarchia, in linea con molte altre aree dell'Italia meridionale. Quell'evento, che rappresentò un momento storico cruciale per il Paese, vide una campagna elettorale intensa e combattuta, segnata peraltro dalla prima partecipazione delle donne al voto. Antonio Petillo, avvocato e sostenitore della Repubblica e del socialismo, ricorda come le voci dei repubblicani a Salerno fossero poche, ma determinate, e la loro campagna carica di speranza per un futuro migliore.Nel corso della campagna referendaria, i repubblicani tennero comizi e incontri in molti comuni della provincia. Tuttavia, l'opposizione fu spesso ostile: a Teggiano, ad esempio, Pietro Amendola del Partito Comunista fu bloccato da contadini armati di zappe e coltelli, istigati dalle autorità religiose locali. Nonostante questi ostacoli, ci furono momenti significativi come il corteo a Salerno dopo un comizio di Pietro Nenni, che vide scendere in strada una folla gremita di operai, contadini del Cilento e professionisti.
Il risultato delle urne confermò però l'enorme difficoltà per i sostenitori della Repubblica. In tutta la provincia di Salerno, la monarchia prevalse con più del 75% dei voti (264.721 contro 87.453 per la Repubblica). Lo stesso schema si ripeté nei singoli comuni, con poche eccezioni. Solo otto comuni si distinsero per una maggioranza repubblicana: nel Cilento, Pisciotta registrò il risultato più straordinario con l'88% dei voti a favore della Repubblica. Altri esempi furono San Gregorio Magno (72%), Controne (67%) e altri centri come Rutino, Colliano e Torchiara. A Valle dell'Angelo il margine fu minimo: con appena due voti di differenza (204 contro 202), la Repubblica risultò vincente.
Nei comuni dove la Repubblica ottenne la maggioranza, i voti per l'Assemblea Costituente andarono principalmente a partiti repubblicani e di sinistra. A Pisciotta, per esempio, il primo partito fu l'Unione Democratica Nazionale seguita dalla Democrazia Cristiana e dall'Uomo Qualunque. A San Gregorio Magno prevalsero il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e il Partito d’Azione. Anche negli altri comuni repubblicani come Controne, Rutino e Torchiara emerse un sostegno significativo per i movimenti repubblicani e socialisti.
Nonostante l'impegno dei repubblicani nella provincia di Salerno, i risultati sancirono chiaramente la vittoria della monarchia nella regione. Tuttavia, in alcune realtà locali si intravide uno spirito di rinnovamento che avrebbe contribuito alla costruzione del nuovo assetto democratico dell'Italia postbellica.

