Nei primi mesi di questo 2026, il Mezzogiorno registra un record relativo alle imprese: a trainare il risultato positivo la Regione Campania. Lo riporta Il Mattino.
I dati resi noti dall’analisi Movimprese, condotta da Unioncamere e InfoCamere, evidenziano che nei primi tre mesi del 2026 ci sono state 105.051 nuove imprese iscritte a fronte di 104.361 chiusure, per un saldo positivo di 690 attività. È principalmente il Mezzogiorno a guidare questa ripresa, con un incremento di 1.673 imprese (+0,08%), trainato dalla Campania (+1.193) e dalla Sicilia (+638). Risultati significativi considerando che il primo trimestre solitamente registra un rallentamento dovuto alle chiusure di fine anno. L’unico precedente simile risale al 2021, in un contesto straordinario legato agli effetti della pandemia.
Unioncamere sottolinea che questa crescita è attribuibile a un calo delle cessazioni e alla stabilità delle nuove iscrizioni rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. A fine marzo 2026, il totale delle imprese registrate in Italia ha raggiunto quota 5.811.877 unità, confermando il ruolo trainante del Sud Italia.
A livello settoriale, si osserva una continua crescita delle società di capitali, che hanno registrato un aumento di 15.739 unità (+0,80%), compensando il calo delle imprese individuali (-9.669 unità, -0,33%) e delle società di persone (-4.879, -0,61%). Il fenomeno riflette la tendenza dell’imprenditoria italiana verso forme giuridiche più strutturate e solide.
Al Centro Italia si registra la crescita percentuale più alta (+0,12%, pari a +1.506 imprese), trascinata in gran parte dal Lazio (+2.477 unità), dove il saldo di Roma (+2.391 imprese) ha rappresentato il principale contributo positivo a livello nazionale con un tasso di crescita dello 0,55%.
Tuttavia, entrambe le ripartizioni settentrionali chiudono in negativo: il Nord-Est vede una contrazione dello 0,15% (-1.694 unità), mentre il Nord-Ovest limita le perdite allo 0,05% (-795 attività), grazie soprattutto alla Lombardia (+722 imprese), unica regione della macroarea che ha registrato una crescita.
Questo scenario riflette la prudenza imprenditoriale in un contesto economico ancora segnato dall’incertezza. Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha evidenziato l’importanza dei segnali positivi provenienti dal Mezzogiorno, supportati anche dall’analisi di Srm: il Sud ospita il 25,3% delle imprese manifatturiere italiane, genera un valore aggiunto di 41,5 miliardi (pari al 12,5% a livello nazionale) e si conferma competitivo in settori come alimentare (22,4% del totale italiano), automotive (19,4%) e aerospazio (32%). In aggiunta, il 43% delle aziende dell'area è attivamente coinvolto nell'export. Il bilancio complessivo sembra indicare una resilienza del sistema imprenditoriale italiano e una crescente vitalità dell’economia meridionale nonostante le sfide affrontate negli ultimi anni.
Più imprese nei primi mesi del 2026: a trainare i risultati positivi è la Campania
Nei primi mesi del 2026, le imprese nel Mezzogiorno registrano un risultato record, sostenute soprattutto dalla spinta della Campania. Secondo il dossier Unioncamere, tra gennaio e marzo si è osservato un saldo positivo delle attività imprenditoriali, in controtendenza rispetto agli anni precedenti. Il Pil del Sud, cresciuto dell'8,6% tra il 2019 e il 2025, supera la media nazionale del 6,5%, mentre il valore aggiunto della sua manifattura ha segnato un incremento del 5,1%, ben oltre l'1,9% registrato a livello nazionale.I dati resi noti dall’analisi Movimprese, condotta da Unioncamere e InfoCamere, evidenziano che nei primi tre mesi del 2026 ci sono state 105.051 nuove imprese iscritte a fronte di 104.361 chiusure, per un saldo positivo di 690 attività. È principalmente il Mezzogiorno a guidare questa ripresa, con un incremento di 1.673 imprese (+0,08%), trainato dalla Campania (+1.193) e dalla Sicilia (+638). Risultati significativi considerando che il primo trimestre solitamente registra un rallentamento dovuto alle chiusure di fine anno. L’unico precedente simile risale al 2021, in un contesto straordinario legato agli effetti della pandemia.
Unioncamere sottolinea che questa crescita è attribuibile a un calo delle cessazioni e alla stabilità delle nuove iscrizioni rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. A fine marzo 2026, il totale delle imprese registrate in Italia ha raggiunto quota 5.811.877 unità, confermando il ruolo trainante del Sud Italia.
A livello settoriale, si osserva una continua crescita delle società di capitali, che hanno registrato un aumento di 15.739 unità (+0,80%), compensando il calo delle imprese individuali (-9.669 unità, -0,33%) e delle società di persone (-4.879, -0,61%). Il fenomeno riflette la tendenza dell’imprenditoria italiana verso forme giuridiche più strutturate e solide.
Al Centro Italia si registra la crescita percentuale più alta (+0,12%, pari a +1.506 imprese), trascinata in gran parte dal Lazio (+2.477 unità), dove il saldo di Roma (+2.391 imprese) ha rappresentato il principale contributo positivo a livello nazionale con un tasso di crescita dello 0,55%.
Tuttavia, entrambe le ripartizioni settentrionali chiudono in negativo: il Nord-Est vede una contrazione dello 0,15% (-1.694 unità), mentre il Nord-Ovest limita le perdite allo 0,05% (-795 attività), grazie soprattutto alla Lombardia (+722 imprese), unica regione della macroarea che ha registrato una crescita.
Questo scenario riflette la prudenza imprenditoriale in un contesto economico ancora segnato dall’incertezza. Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha evidenziato l’importanza dei segnali positivi provenienti dal Mezzogiorno, supportati anche dall’analisi di Srm: il Sud ospita il 25,3% delle imprese manifatturiere italiane, genera un valore aggiunto di 41,5 miliardi (pari al 12,5% a livello nazionale) e si conferma competitivo in settori come alimentare (22,4% del totale italiano), automotive (19,4%) e aerospazio (32%). In aggiunta, il 43% delle aziende dell'area è attivamente coinvolto nell'export. Il bilancio complessivo sembra indicare una resilienza del sistema imprenditoriale italiano e una crescente vitalità dell’economia meridionale nonostante le sfide affrontate negli ultimi anni.

