Sono 21 i casi di omicidio in un solo anno e 101 quelli di tentato omicidio in Campania: alla luce di questi allarmanti dati è scattato l'allarme del Garante sulla criminalità minorile.
Di fronte a questa situazione, Ciambriello evidenzia la necessità di intervenire con soluzioni strutturali, superando gli interventi palliativi. Secondo il Garante, bisogna spostare l'attenzione dalla sola detenzione verso percorsi di autentica rieducazione.
Numeri di un problema radicato
In Campania, la situazione attuale delle carceri parla chiaro: 7.708 detenuti, a fronte di una capacità regolamentare superata di circa 2.000 persone. A gravare ulteriormente sul sistema sono le fragilità interne, con 2.113 detenuti che combattono dipendenze e 482 che richiedono assistenza psichiatrica.
Per affrontare questa realtà, Ciambriello propone interventi prioritari volti a stabilizzare il personale socio-sanitario e a rafforzare la prevenzione. Inoltre, chiede alla Regione di incrementare i corsi di formazione professionale per i detenuti. Perché, sottolinea il Garante, «un detenuto non può trascorrere 20 ore al giorno chiuso in una cella affollata, ma necessita di progetti mirati alla sua inclusione sociale».
La piaga della criminalità minorile
Uno dei punti più critici della relazione riguarda i minori coinvolti in gravi reati. In Campania, nell'ultimo anno, si contano ben 21 adolescenti accusati di omicidio e 101 di tentato omicidio. Questo dato si inserisce in un contesto più ampio di marginalità sociale, dove circa 6.000 minori vengono fermati, denunciati o affidati ai servizi sociali ogni anno.
Questa emergenza rivela problemi più profondi legati alla prevenzione. Come sottolinea il Garante: «Il motto 'prevenire è meglio che curare' è particolarmente importante per loro». Investire in politiche preventive e in una rete di inclusione sociale è essenziale per evitare che questi giovani cadano in un ciclo infinito di criminalità e detenzione. Ciambriello critica l’approccio politico attuale, spesso orientato verso soluzioni punitive e afferma la necessità di offrire alternative formative che possano rappresentare un'opportunità concreta per un nuovo inizio.
Verso un approccio diverso: meno carcere e più reintegrazione
Una parte fondamentale della relazione mette in discussione l'approccio "carcerocentrico" della giustizia penale italiana. Ciambriello invita a cambiare prospettiva e a considerare la reclusione solo come ultima risorsa per affrontare questioni complesse legate alla sicurezza e al disagio sociale: «Il carcere non può essere la risposta unica».
Le proiezioni per l'anno in corso mostrano come i problemi strutturali delle carceri continuino a richiedere attenzione costante, dalla tutela della salute fisica e mentale dei detenuti alla gestione delle situazioni di maggiore vulnerabilità.
La chiave, secondo il Garante, sta nella revisione delle modalità di esecuzione delle pene. Un uso potenziato delle misure alternative alla detenzione potrebbe contribuire a ridurre la pressione sulle strutture penitenziarie, soprattutto tenendo conto che molti dei detenuti scontano pene brevi o residui inferiori ai tre anni.
Infine, Ciambriello avverte che senza investimenti significativi su queste misure, sul rafforzamento delle figure professionali socio-sanitarie e sulla creazione di reti territoriali solide, il carcere continuerà a essere uno strumento emergenziale incapace di assolvere il suo compito costituzionale: offrire una reale opportunità di recupero e reinserimento sociale.
Campania, 21 casi di omicidio in un anno: scatta l'allarme del Garante sulla criminalità minorile
I dati presentati nella relazione annuale dipingono un quadro preoccupante: 21 minorenni accusati di omicidio e 101 di tentato omicidio. Ogni anno, circa 6.000 giovani entrano in contatto con i servizi sociali. Il Garante regionale Samuele Ciambriello invoca un cambio di strategia.La presentazione della relazione
A Napoli, durante la presentazione della sua relazione annuale, Samuele Ciambriello, Garante regionale delle persone private della libertà, ha iniziato segnalando una scomoda realtà: il sovraffollamento delle carceri in Italia non è una novità, bensì un problema cronico che persiste ormai da oltre due decenni.Di fronte a questa situazione, Ciambriello evidenzia la necessità di intervenire con soluzioni strutturali, superando gli interventi palliativi. Secondo il Garante, bisogna spostare l'attenzione dalla sola detenzione verso percorsi di autentica rieducazione.
Numeri di un problema radicato
In Campania, la situazione attuale delle carceri parla chiaro: 7.708 detenuti, a fronte di una capacità regolamentare superata di circa 2.000 persone. A gravare ulteriormente sul sistema sono le fragilità interne, con 2.113 detenuti che combattono dipendenze e 482 che richiedono assistenza psichiatrica.
Per affrontare questa realtà, Ciambriello propone interventi prioritari volti a stabilizzare il personale socio-sanitario e a rafforzare la prevenzione. Inoltre, chiede alla Regione di incrementare i corsi di formazione professionale per i detenuti. Perché, sottolinea il Garante, «un detenuto non può trascorrere 20 ore al giorno chiuso in una cella affollata, ma necessita di progetti mirati alla sua inclusione sociale».
La piaga della criminalità minorile
Uno dei punti più critici della relazione riguarda i minori coinvolti in gravi reati. In Campania, nell'ultimo anno, si contano ben 21 adolescenti accusati di omicidio e 101 di tentato omicidio. Questo dato si inserisce in un contesto più ampio di marginalità sociale, dove circa 6.000 minori vengono fermati, denunciati o affidati ai servizi sociali ogni anno.
Questa emergenza rivela problemi più profondi legati alla prevenzione. Come sottolinea il Garante: «Il motto 'prevenire è meglio che curare' è particolarmente importante per loro». Investire in politiche preventive e in una rete di inclusione sociale è essenziale per evitare che questi giovani cadano in un ciclo infinito di criminalità e detenzione. Ciambriello critica l’approccio politico attuale, spesso orientato verso soluzioni punitive e afferma la necessità di offrire alternative formative che possano rappresentare un'opportunità concreta per un nuovo inizio.
Verso un approccio diverso: meno carcere e più reintegrazione
Una parte fondamentale della relazione mette in discussione l'approccio "carcerocentrico" della giustizia penale italiana. Ciambriello invita a cambiare prospettiva e a considerare la reclusione solo come ultima risorsa per affrontare questioni complesse legate alla sicurezza e al disagio sociale: «Il carcere non può essere la risposta unica».
Le proiezioni per l'anno in corso mostrano come i problemi strutturali delle carceri continuino a richiedere attenzione costante, dalla tutela della salute fisica e mentale dei detenuti alla gestione delle situazioni di maggiore vulnerabilità.
La chiave, secondo il Garante, sta nella revisione delle modalità di esecuzione delle pene. Un uso potenziato delle misure alternative alla detenzione potrebbe contribuire a ridurre la pressione sulle strutture penitenziarie, soprattutto tenendo conto che molti dei detenuti scontano pene brevi o residui inferiori ai tre anni.
Infine, Ciambriello avverte che senza investimenti significativi su queste misure, sul rafforzamento delle figure professionali socio-sanitarie e sulla creazione di reti territoriali solide, il carcere continuerà a essere uno strumento emergenziale incapace di assolvere il suo compito costituzionale: offrire una reale opportunità di recupero e reinserimento sociale.

