Sorpresa sotto il mare di Punta Licosa: trovato il cacciabombardiere della Seconda guerra mondiale, incubo dei piloti tedeschi. La scoperta documentata dal sub Andrea Bada. Il relitto sarebbe un Lockheed P-38 Lightning, velivolo utilizzato dalle forze britanniche e statunitensi. Lo riporta Il Mattino.
A rendere più chiara la natura del ritrovamento è stato, pochi giorni dopo, il subacqueo e documentarista Andrea Bada, che durante un’immersione nell’area ha raggiunto il relitto, osservandolo e riprendendolo da vicino. Dalle prime valutazioni, potrebbe trattarsi di un caccia-bombardiere di produzione americana utilizzato dalla Royal Air Force britannica e dalle forze armate statunitensi.
Del velivolo rimane una struttura ancora chiaramente riconoscibile, con le tre mitragliatrici collocate nella parte anteriore. L’ipotesi principale porta al Lockheed P-38 Lightning, caccia bimotore statunitense impiegato durante la Seconda guerra mondiale, facilmente riconoscibile per la caratteristica fusoliera bitrave e i due motori Allison. Era un aereo veloce e in grado di raggiungere quote elevate, caratteristiche che contribuirono alla sua fama tra i piloti tedeschi, che lo soprannominarono «diavolo a due code» per la difficoltà nel contrastarlo.
La scoperta assume particolare rilievo perché riguarda un’area marina ricca di testimonianze della storia militare della Seconda guerra mondiale. Il Golfo di Salerno e il litorale cilentano furono infatti interessati dallo sbarco alleato e da alcune delle fasi decisive del conflitto. Negli anni, il tratto di costa compreso tra Capaccio Paestum e Castellabate ha restituito numerose testimonianze di quel periodo, soprattutto carri armati e mezzi da sbarco.
Le immagini e i filmati realizzati durante l’immersione sono stati consegnati all’Istituto Idrografico della Marina Militare, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e alla Guardia Costiera dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Agropoli. La documentazione servirà agli approfondimenti necessari per identificare con certezza l’aereo e, attraverso i registri delle missioni della Raf, risalire eventualmente anche al pilota.
Non è ancora possibile stabilire se nel relitto o nelle sue immediate vicinanze siano presenti resti umani. In attesa degli accertamenti e dell’identificazione definitiva del mezzo, nell’area interessata è stata vietata qualsiasi attività.
Due anni prima, nel 2019, al largo di Acciaroli, il sub e ricercatore di relitti aveva raggiunto a 184 metri di profondità la nave americana William W. Gerhard, affondata dopo essere stata colpita da un siluro lanciato da un sommergibile tedesco. L’esplorazione, durata circa otto ore, resta una delle immersioni più complesse affrontate da Bada.
Bada ha partecipato anche all’esplorazione della SS Umaria, individuata a circa 170 metri di profondità nei fondali di Casal Velino. Si tratta di un piroscafo britannico affondato nel 1917. Un insieme di spedizioni che nel tempo ha permesso di riportare alla luce numerose testimonianze della storia custodita sotto il mare del Cilento. Il ritrovamento del caccia nelle acque di Punta Licosa aggiunge ora un ulteriore tassello a questo patrimonio sommerso.
Sorpresa sotto il mare di Punta Licosa: trovato il cacciabombardiere della Seconda guerra mondiale, incubo dei piloti tedeschi
Un pescatore, ormai scomparso, aveva raccontato tempo fa di aver individuato qualcosa di «importante» sul fondale al largo di Punta Licosa, nel territorio di Castellabate. Una segnalazione che ha trovato nuovi riscontri all’inizio di luglio, quando la nave idrografica M/V Artic, impegnata in un’attività di mappatura, ha rilevato la presenza di un’anomalia durante una ricognizione condotta dal 2° Nucleo Operatori Subacquei di Napoli.A rendere più chiara la natura del ritrovamento è stato, pochi giorni dopo, il subacqueo e documentarista Andrea Bada, che durante un’immersione nell’area ha raggiunto il relitto, osservandolo e riprendendolo da vicino. Dalle prime valutazioni, potrebbe trattarsi di un caccia-bombardiere di produzione americana utilizzato dalla Royal Air Force britannica e dalle forze armate statunitensi.
Del velivolo rimane una struttura ancora chiaramente riconoscibile, con le tre mitragliatrici collocate nella parte anteriore. L’ipotesi principale porta al Lockheed P-38 Lightning, caccia bimotore statunitense impiegato durante la Seconda guerra mondiale, facilmente riconoscibile per la caratteristica fusoliera bitrave e i due motori Allison. Era un aereo veloce e in grado di raggiungere quote elevate, caratteristiche che contribuirono alla sua fama tra i piloti tedeschi, che lo soprannominarono «diavolo a due code» per la difficoltà nel contrastarlo.
La testimonianza
«È completamente integro», racconta Bada, esploratore subacqueo e documentarista, ricordando anche la forte emozione vissuta dal gruppo durante l’immersione: «C’erano i ragazzi che gridavano dall’emozione».La scoperta assume particolare rilievo perché riguarda un’area marina ricca di testimonianze della storia militare della Seconda guerra mondiale. Il Golfo di Salerno e il litorale cilentano furono infatti interessati dallo sbarco alleato e da alcune delle fasi decisive del conflitto. Negli anni, il tratto di costa compreso tra Capaccio Paestum e Castellabate ha restituito numerose testimonianze di quel periodo, soprattutto carri armati e mezzi da sbarco.
Le ipotesi
Resta da chiarire come il caccia sia arrivato sul fondale di Punta Licosa. L’aereo potrebbe essere stato impegnato in una missione contro le postazioni tedesche a terra oppure in un’operazione di scorta, quando sarebbe stato raggiunto dal fuoco della contraerea. Il velivolo sarebbe quindi precipitato in mare, finendo sui fondali situati al largo di Punta Licosa, all’interno della zona C dell’Area Marina Protetta di Santa Maria di Castellabate.Le immagini e i filmati realizzati durante l’immersione sono stati consegnati all’Istituto Idrografico della Marina Militare, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e alla Guardia Costiera dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Agropoli. La documentazione servirà agli approfondimenti necessari per identificare con certezza l’aereo e, attraverso i registri delle missioni della Raf, risalire eventualmente anche al pilota.
Non è ancora possibile stabilire se nel relitto o nelle sue immediate vicinanze siano presenti resti umani. In attesa degli accertamenti e dell’identificazione definitiva del mezzo, nell’area interessata è stata vietata qualsiasi attività.
Gli altri ritrovamenti
Il ritrovamento del caccia non rappresenta la prima esplorazione di Andrea Bada dedicata ai relitti custoditi dai fondali del Cilento. Nel 2022, il suo gruppo era tornato a immergersi sul sommergibile Velella, affondato nel 1943 nelle acque di Punta Licosa, poco prima dell’Armistizio, per realizzare una nuova spedizione documentaria e riprendere le parti ancora visibili del relitto.Due anni prima, nel 2019, al largo di Acciaroli, il sub e ricercatore di relitti aveva raggiunto a 184 metri di profondità la nave americana William W. Gerhard, affondata dopo essere stata colpita da un siluro lanciato da un sommergibile tedesco. L’esplorazione, durata circa otto ore, resta una delle immersioni più complesse affrontate da Bada.
Bada ha partecipato anche all’esplorazione della SS Umaria, individuata a circa 170 metri di profondità nei fondali di Casal Velino. Si tratta di un piroscafo britannico affondato nel 1917. Un insieme di spedizioni che nel tempo ha permesso di riportare alla luce numerose testimonianze della storia custodita sotto il mare del Cilento. Il ritrovamento del caccia nelle acque di Punta Licosa aggiunge ora un ulteriore tassello a questo patrimonio sommerso.

